Assecondare i ritmi naturali

Scritto da Giuseppe Capano il 6 marzo 2014 – 19:29 -

Particolare Crostatine mele 318Come nella più recente ricetta che ho pubblicato, domani riaffronto il tema della collaborazione tra alimenti di stagione per la costruzione di bontà varie di cucina.
In questo caso un piccolo dolcetto dove ciò che è vincente è la sinergia tra due frutti ormai sulla via delle dismissioni di stagione, anche se non immediate.

Come ovvio questo non significa non trovarli più quando si va a fare la spesa, non è questo il punto, diciamo che se dovessimo seguire criteri di ragionevolezza e assecondamento (credo che il termine sia un po’ forzato!!!) dei ritmi naturali, dai nostri occhi malgrado presenti sul banco di frutta e verdura non dovremmo vederli più!
E assecondare i ritmi naturali (non quelli climatici oggi abbastanza sconvolti rispetto allo standard) serve in prima battuta al corpo e allo spirito, al primo per fare veramente in modo che il cibo sia aiuto concreto di salute, al secondo per riportare la mente a una dimensione di collegamento con la terra e le sue espressioni comunicative.
Penso che su questo ci sia una grande confusione nella testa delle persone, per molte non ci sono semplicemente parametri e comprano solo quello che stimola la salivazione giusto per rimanere in ambiti primordiali, per molte altre la stagionalità è un falso problema nel mondo globalizzato che viviamo.
Poi è anche vero che mancando un collegamento diretto con la terra in questa sorta di vita artificiale che molti subiscono chiusi in mura circondate da altre mura tutto diventa difficile.
Ma è anche per questo che tenere vivo il filo conduttore della stagionalità può portare a perdersi meno tra le mura della moderna società.
Un modo per ritrovare nel proprio piccolo il collegamento con la terra invidiando un po’ meno chi al contrario ascolta parole e pensieri della terra giornalmente.
Per necessità, apparente costrizione o scelta di vita.

Mela arancia 518


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2 Commenti per “Assecondare i ritmi naturali”

  1. Tiziana Scrive il Mar 7, 2014 | Replica

    Ciao Giuseppe, come sai sono estremamente d’accordo con te. Mi ha colpito la parola globalizzazione che mi ha scaturito il pensiero di mia madre che mi dice:’guarda che fortunati, andiamo al supermercato e troviamo tutta la frutta in tutte le stagioni’. Il fatto che io abbia acquisito consapevolezza, mi porta al pensiero esattamente inverso:’mio Dio, non esistono più i ritmi, tutto è falso, creato apposta per accrescere il tuo desiderio’… ecco perchè nel mondo non esistono più fanciulli (e non solo) che non sanno aspettare con sana curiosità, con interesse e stupore… questa globalizzazione ci ha portato a perderci tante meraviglie della natura e della vita. Sono convinta che il tutto e il subito non siano gli unici aspetti negativi della globalizzazione, purtroppo! Buon venerdì. Ciao, Tiziana.

  2. Giuseppe Capano Scrive il Mar 7, 2014 | Replica

    Ciao Tiziana,
    si è così, gli apparenti vantaggi del tutto e subito annebbiano la vista; da questo punto di vista la cucina, intendo la cucina vera non la plastica industriale comprata pronta da consumare, è terapeutica e può (o potrebbe) aiutare a riaprire gli occhi.
    La riuscita di una ricetta è fatta da pazienza, dedizione, amore e scelta oculata delle materie prime non buttate in un carrello alla rinfusa felice di mangiare qualsiasi cosa in qualsiasi momento.
    Il gusto e il piacere del piatto finito è strettamente dipendente dall’opposto della globalizzazione senza che per questo la globalizzazione di per se debba assumere totalmente un significato negativo.
    Il fatto che su 100 persone operanti in cucina solo a 1-2 riesce di cucinare bene, intendendo con questo termine un bene complessivo e non solo di apparenza, è una cartina tornasole che indica quanto elementi considerati inferiori come la pazienza, il tempo lungo, la consapevolezza stagionale, l’anima passata al cibo e non tenuta solo per se, siano il vero cardine di tutto.
    Ciò che realmente fa la differenza.
    Buon venerdì a te.
    Giuseppe

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