Cibo da capire e cibo con cui dialogare

Scritto da Giuseppe Capano il 5 febbraio 2013 – 17:12 -

Copertina libro bimbiMi è capitato di leggere oggi la riflessione di un’insegnante sulla prossima generazione di adulti, ora bimbi, e la loro possibile mancanza di capacità elaborative in cucina.
L’espressione “generazione a fornelli spenti” mi ha colpito in particolare, non sono per nulla convinto che sarà così, ma certamente il grido di allarme si fonda su molte ragioni concrete e sulla verissima constatazione che ne la scuola come istituzione, ne i media stanno facendo abbastanza per educare in maniera corretta.

Ora sulla scuola ci sono per fortuna splendide eccezioni che dimostrano che le possibilità ci sono e senza dover impegnare chissà quale investimento economico, eppure in generale il quadro è poco esaltante.
Sui media invece la situazione è, almeno dal mio punto di vista, drammatica e disperata, la spettacolarizzazione dell’ovvietà è la parola d’ordine anche quando il paravento è quello di voler educare.
Esistono anche qui delle piccole eccezioni, ma bisogna cercarle con il lanternino e con grande fatica.
Quindi sui media ci conterei assai poco, la scuola, invece, può fare molto e come osservava giustamente l’insegnante con poco, in maniera pragmatica e mettendo come “obbiettivo importante” l’educazione al cibo.
Tanto però sembra dovuto a un assioma alquanto inquietante che ho già sentito altrove e in bocca a persone deputate (per paradosso) a dover dimostrare il contrario: “capire il cibo è diventato troppo difficile”.
Accidenti se questo è il pensiero reale di molti credo che il lavoro da fare sia ancora immenso.
Il cibo non va capito semplicemente perché è un nostro pari, semmai ci si dialoga e se non si conosce la lingua si cerca di impararla.
Questa apparente sottile differenza tra cibo da capire e cibo con cui dialogare è fondamentale e mi rendo conto che ancora è lontana come concezione di fondo.
Ne rifletterò ancora a lungo visto che di bimbi e cucina me ne occupo da diverso tempo tanto da aver scritto un libro che della cucina cerca di fare una possibile fonte di arricchimento culturale e alimentare.

Mani che impastano 518 bimbi


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2 Commenti per “Cibo da capire e cibo con cui dialogare”

  1. nicoletta Scrive il feb 16, 2013 | Replica

    gentile Giuseppe Capano,
    per partecipare ad un ostra ispirata al pane vorrei proporre un’installazione co in sospensione diversi tipi di pane di etnie differenti , pensando alle popolazioni povere dove il pane è lìalimento spesso unico : nel suo libro compailno alcune ricette in merito? Oppure dove potrei trovare esempi da far realizzare ? Sperando mi possa aiutare , rimango in attesa e ringrazio per la sua attenzione
    Cordialmente! Nicoletta Frigerio – Milano

  2. Giuseppe Capano Scrive il feb 17, 2013 | Replica

    Buongiorno Nicoletta,
    nel mio libro non compaiono ricette particolari di pane.
    Provo a estendere la sua richiesta a Simona Lauri che è un autorità in fatto di panificazione e sicuramente sa darle più consigli di me su questo tema specifico.
    Può eventualmente scriverle anche lei direttamente andando sul suo sito, nel mio blog trova il link.
    Giuseppe

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