Cucinare e dialogare verso un essenza di vita

Scritto da Giuseppe Capano il 17 novembre 2014 – 09:49 -

Salsa pomodoro pesto 318Preparavo con la mia piccola oggi un semplice piatto di pasta, ho lasciato a lei decidere a grandi linee abbinamenti e passaggi, ho suggerito da parte mia solo il come era importante farli.
Così ho guidato i suoi desideri e fatto da assistente in un crescendo di melodia come un concerto di musica classica dove alle note soffuse iniziali si passa poi di colpo all’enfasi di un’orchestra intera intenta a celebrare la musica riconoscendo in essa l’anima di chi la scritta.

Così i passaggi, pulire la cipolla rossa, capire il perché sbucciarla, vedere le mani colorarsi di rosso e chiedersi per quale magia stregata ciò avviene, ricorrere all’acqua salvatrice per mandare via ogni cosa, lavare la cipolla e sperare così di irritare il meno possibile gli occhi.
Poi arrivare alla grande impresa di tagliare l’ortaggio in piccoli cubetti, provare con grande cautela e attenzione ma lasciando e instaurando fiducia perché è ciò che un bimbo ha bisogno, sentirsi guidato e allo stesso tempo percepire l’autonomia concessa.
Scegliere poi l’olio buono e versarlo nelle giuste quantità selezionando prima la casseruola adatta, ne troppo piccola da ammassare la cipolla e non lasciargli lo spazio di liberare il suo vapore, ne troppo grande da lasciarla così isolata da bruciare e quindi capire quanto è importante la regolazione del calore, della fiamma.
Di quanto è importante il movimento di mescolare e le pause, cioè lasciare alla cipolla il tempo di cullarsi nel suo angolo di olio per poi ridistribuirla al momento giusto in un altro angolo per fargli vedere il suo piccolo mondo circostante prima che scompaia sotto la coltre del pomodoro sceso come una colata di lava rossa a coprire ogni cosa.
Quindi continuare la cottura pensando al tempo, quanto tempo, il perché di quel tempo misurato, quale motivo per cui non deve essere meno e non deve essere di più, quando aggiungere il sale e perché aggiungerlo.
Serve poi il coperchio oppure no, vedere che serve ma non a coprire tutto perché il vapore, cioè la parte più immateriale e esoterica, ha bisogno di liberarsi nell’aria, veicolare i profumi, diffondere le essenze e nell’aria tornare disponibile a viaggiare e far crescere nella sua essenza di spirito altre cipolle in un circolo continuo della vita vegetale.
Infine terminare la cottura della salsa aggiungendo alcuni cucchiai di pesto, l’ingrediente segreto scelto dalla bimba che vede il compimento della sua opera e nella mente di fantasia cerca un nome all’altezza della sua opera.
Poi passare alla cottura degli spaghetti, il divertimento di mescolarli e sceglierli in parte bianchi e in parte integrali mescolando colori, razze, popoli, genti perché poi nell’acqua se sono spaghetti di qualità sanno cuocere allo stesso modo e allo stesso modo essere buoni, una potente metafora della vita dell’uomo e di come dovrebbe essere in cui l’unica discriminante è questa, essere buoni o non esserlo.
Punto!
Capire infine il grado giusto di cottura, procedere a scolare la pasta, a fare tanta attenzione ancora a come farlo per impedire al vapore di diventare nemico invece di rimanere amico, quindi condire e gustare tutti insieme il capolavoro, perché questo per una bimba è.
E non ci può essere critico o super esperto magnificato dai media a poter affermare il contrario perché risulterebbe solo un patetico burocrate del gusto altrui che dell’anima della cucina nulla sa realmente.
Tutto questo è avvenuto dialogando spesso in silenzio, cioè lasciando alla cucina e alla sua enorme potenza educativa il compito di parlare, un  linguaggio immediato e enorme dove tutti i sensi sono coinvolti, si vede, si sente, si tocca, si odora, si assapora.
Un immersione nel rapporto diretto tra padre e figlia con tutta la magia che la cucina porta con se.
Da parte mia è stato un viaggio lunghissimo, un esplorare territori raggiungibili solo rimanendo fermi a dialogare con un’altra anima, compenetrandola nella sua essenza, sentendo i brividi nel momento in cui si percepiscono le emozioni altrui, toccando quel filo che è impossibile spezzare e che lega un padre e una madre alla propria creatura.
Continuo a pensare e essere via via sempre più convinto che la cucina ha enormi poteri e che i suoi compiti sono simili a questo episodio e lontani anni luce dai palcoscenici attuali.
Continuo a pensare che tutto questo sia un enorme privilegio per chi lo vive e sinceramente vi auguro e vi invito a viverlo ogni volta che potete, non lasciatevolo mai scappare, per nessuna ragione al mondo!

Spaghetti bicolore in cottura 518


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2 Commenti per “Cucinare e dialogare verso un essenza di vita”

  1. mara Scrive il nov 18, 2014 | Replica

    Caro Giuseppe,
    un racconto veramente toccante. Pura poesia!
    Complimenti.
    Mara

  2. Giuseppe Capano Scrive il nov 18, 2014 | Replica

    Buongiorno Mara,
    ti ringrazio per aver apprezzato e per i complimenti.
    A presto
    Giuseppe

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