Cucinare senza macchine? Si, è possibile

Scritto da Giuseppe Capano il 19 ottobre 2013 – 22:52 -

Utensili vecchi cucina 318In questi giorno sono in trasferta in Toscana per seguire un progetto di alcuni giorni, nella nostra spaziosa cucina ci siamo ritrovati a preparare un elevato numero di pasti e per ragioni lunghe qui da spiegare eravamo senza le abituali e comode macchine moderne.
Intendo impastatrici, frullatori e tutto il resto che ormai non mancano in una moderna struttura e facilitano di molto le fasi di preparazione.

Non è solo una questione di ottimizzare la forza lavoro, che poi magari rimane comunque la stessa, piuttosto si riescono così a ottimizzare le fasi di progettazione di tutta l’organizzazione complessiva stabilendo anche con più precisione tempi e metodi.
Allora nel preparare l’impasto di una torta di mele per 280 persone mi sono ritrovato a fare tutto a mano, come decenni fa si faceva in molte circostanze.
Così riflettendo con i miei collaboratori abbiamo ricordato come questo mestiere è stato (e per diverse cose lo è tuttora) un mestiere estremamente fisico e come questa fisicità abbia nel tempo piegato a se regole, metodi, rituali, visioni, prospettive.
Allo stesso tempo era però una fisicità che ti immergeva in maniera più diretta nel lavoro, toccavi con molta più frequenza l’oggetto delle tue trasformazioni, ne sentivi il peso, fisico e spirituale, portavi con te il ricordo della fraternità collaborativa di imprese nel loro piccolo “enormi”.
Magari sembra una riflessione da poco, ma ci ha colpito, soprattutto pensando alla falsa immagine che moltissimi hanno dei cucinieri vedendo la recita televisiva messa in atto in moltissime trasmissioni.
Veramente si pensa che in una cucina ciò che preoccupa sono le ridicole e false problematiche viste in video?
Temo che in tantissimi risponderebbero di si.
Ecco cari amici no così non è, la realtà è molto diversa, direi l’opposto di tutto quello che potete supporre dalle informazioni che vi girano intorno.
E la fisicità ritrovata in questi giorni è un segno molto chiaro di questo.
Senza macchine un vero cuciniere sa comunque cucinare, un predicatore può solo accampare le scuse più improbabili!

Mani al lavoro


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8 Commenti per “Cucinare senza macchine? Si, è possibile”

  1. Elena Scrive il ott 21, 2013 | Replica

    E l’energia trasmessa ai cibi è infinitamente superiore quando si lavora ‘a mano’…anche se è più lento e faticoso…la leggerissima imprecisione nel taglio di una verdura, finisce per essere un valore e non un difetto…certo che 280 persone sono moltissime!!!!

  2. Giuseppe Capano Scrive il ott 21, 2013 | Replica

    Ciao Elena,
    si hai ragione l’energia è superiore ed è anche vero che le reazioni chimiche, fisiche e strutturali sono anche esse diverse.
    Si pone poi il problema di sapere interpretare queste differenze, perchè sto notando che quando ci si abitua troppo al lavoro delle macchine si perdono molte capacità artigianali e manuali aquisite.
    Ora sembra un problema ridicolo, ma temo che un domani sarà un problema serio, e questo non solo nel mio mestiere.
    Si 280 persone erano un bel numero e naturalmente il problema non era solo il dolce!!!!
    A presto
    Giuseppe

  3. valentina Scrive il ott 22, 2013 | Replica

    Ciao Chef!.Affascinante lavorare tutto a mano, ma per quel numero altissimo di persone, che fatica!Chissà che mal di schiena.A me è capitato di fare la pizza per 15 persone (un mio amico ha la strafortuna di avere un forno a legna bello grande ), ed io avevo impastato a mano non ricordo quanta farina.Sò solo che il giorno dopo avevo male alle braccia, che non ho nemmeno dopo una lezione di arti marziali.Quindi complimenti!

  4. Giuseppe Capano Scrive il ott 22, 2013 | Replica

    Ciao Valentina,
    grazie dei complimenti.
    La cucina rimane come scrivevo un lavoro soprattutto fisico in cui volendo vedere il lato più positivo come minimo ti mantieni in forma senza andare in palestra!!
    Poi c’è anche tanto lavoro mentale e organizzativo soprattutto quando arrivi a proporzioni di centinaia di pasti e saltano tutte le regole di reazioni fisiche nell’assemblaggio dei piatti e le devi rielaborare o creare apposta.
    Li si vede l’abilità di un bravo cuoco, il mio disappunto era sulla falsa immagine che invece viene data dai media dove sembra tutto un mondo dorato e “facile”.
    Comunque siamo qui apposta anche per ricordarlo con questi interventi!!
    A presto
    Giuseppe

  5. Michele Tuveri Scrive il ott 22, 2013 | Replica

    ciao Giuseppe, quel mondo apparente, superficiale, in cui si millanta che il cucinare si riduca ad un paio di azioni definite per situazioni tipo, mi ricorda l’atteggiamento di chi si rimpinza di schifezze, convinto che basti una pasticca per rimettere a posto la pressione, il colesterolo, la glicemia. E così restano inconsapeoli di cucina, di nutrizione, di salute e di guarigione, e del resto. Un po’ come gli abitanti del film Pleasantville :-)
    a presto
    michele

  6. Giuseppe Capano Scrive il ott 22, 2013 | Replica

    Ciao Michele,
    si è un buon paragone, si vive di non consapevolezza per ovviare alla fatica di porsi domande profonde su quello che si vede.
    Poi quando d’improvviso si scoprono le cose ci si meraviglia dell’ovvio!
    Va così, ma si può provare a far andare le cose diversamente.
    Almeno provarci e non solo a parole.
    Qui qualcosina se non altro abbiamo fatto discutendone insieme!
    A presto
    Giuseppe

  7. cry68 Scrive il ott 26, 2013 | Replica

    ciaoooo leggendo questo bel post ho impresso l’immagine di una mia conoscente che cucina tutto, come dice lei, con il bimbi. la sua minestra di fagioli praticamente è un omogeinizzato . che dire , queste sono le donne moderne che dicono di non avere tempo per cucinare . io invece ritengo che basta un po’ di organizzazione e si possono fare cose genuine e sane. buon sabato cry68

  8. Giuseppe Capano Scrive il ott 26, 2013 | Replica

    Totalmente d’accordo cara Cry,
    ci sono anche intorno a me le fissate col bimby per il quale dipendono in tutto convinte di fare una ottima cucina, con risultati che come citi nel tuo esempio sono quello che sono!
    Non è lo strumento in se da condannare, ma la dipendenza che gli si fa avere e il trasmettere la falsa convinzione che senza di esso non ci può essere una cucina sana, gioisa, allegra, buona saporita, intrigante e veloce.
    Come dici tu è questione di organizzazione, ma aggiungo anche di organizzazione mentale nel dare priorità alle cose realmente importanti della vita che non sono risparmiare tempo a tutti i costi per poi ritrovarsi a non sapere cosa fare, come quasi sempre succede.
    Rimanere in cucina, spadellare, impastare, tagliare, conversare con il cibo e saperlo ascoltare sono momenti di grande aiuto se li si sanno interpretare nella maniera corretta.
    Un aiuto immenso che può tranquillamente sostituire molte terapie ufficiali all’apparenza indispensabili.
    A presto
    Giuseppe

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