Dare anima di poesia alla cucina

Scritto da Giuseppe Capano il 25 maggio 2012 – 21:04 -

Cipolla rossa aperta a metà” La cucina come la poesia è un mestiere di tutti, tutti sono poeti e cuochi, pochi i veri maestri”.
Faccio un appendice agli ultimi 2 post continuando a parlare di cipolle, ma scegliendo un altro terreno (giusto per rimanere in sintonia di termini), in apparenza slegato dal mondo della cucina.
Siamo nel campo della poesia e dei grandi maestri di questa arte, Neruda volle celebrare questo umile ortaggio nascosto dalla terra un po’ come nascosti dalle apparenze sono le emozioni e l’anima degli uomini.

Che la poesia entri in cucina, la imperni della sua fluidità discorsiva, ne detti la prosa e il ritmo umile e vicino alle persone è un mio forte desiderio.
Malgrado la mia sia una disciplina meno nobile trovo che come la poesia abbia a che fare con l’essenza intima dell’essere, i sensi che ne vengono coinvolti sono fortemente intrappolati nel suo intercedere come avviene con la lettura di strofe, parole, ricordi.
I profumi poi mi sembrano i rimandi della poesia, portano lontano e vicino a una velocità impressionante, trasportano i pensieri in vortici incredibili, svelano luci insospettate e come la poesia aprono porte mai volute aprire.
Ho bisogno di poesia per me, nel mio lavoro, quando guardo un ortaggio riconosco un libro aperto che aspetta solo che ne legga i versi nascosti dentro, così come un frutto e i suoi succhi ricchi di leggende, un cereale e la sua millenaria storia, un legume con tutta il suo immenso patrimonio di vita paesana quotidiana, quella che fa colare saggezza in ogni singolo gesto banale del giorno.
Mi vesto di presunzione, ma mi piace credere che la mia missione sia un po’ anche questa, dare anima di poesia alla cucina, non è detto che arrivi alla meta compiutamente, ma è bello pensare a questo, contribuisce ad aumentare la costanza che combatte la rassegnazione di fronte a direzioni e venti opposti.
E forse la poesia potrebbe giovarsi del contributo di questo umile mestiere, dirottare sensi destinati solo al cibo anche verso i versi che meritano di essere letti, un merito che ognuno può dare secondo la propria sensibilità e percezione.
Ma ora vi lascio alcune strofe di questa suggestiva poesia di Neruda, molto lunga nel suo incedere, io ho preferito riportare i versi che a me hanno dato di più in termini di piacere, ma facendo una semplice ricerca su internet troverete facilmente il testo integrale.

Pablo Neruda
Ode alla cipolla

Cipolla, anfora luminosa,
petalo e petalo
si formò la tua bellezza,
squame di cristallo ti accrebbero
e nel segreto della terra oscura
si arrotondò il tuo ventre di rugiada.
……………..
…………….. nacquero
le tue foglie come spade nell’orto,
la terra accumulò il suo potere
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come in Afrodite il mar remoto
duplicò la magnolia
innalzando i suoi seni,
……………….
………………..
Generosa
disfi
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
fervente della pentola,
e la parete di cristallo
al calore acceso dell’oliosi trasforma in arricciata penna d’oro.
……………….
………………..
Anche ricorderò come feconda
la tua influenza l’amor dell’insalata,
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti fine forma di grandine
a celebrare la tua chiarità sminuzzata
sugli emisferi di un pomodoro.
Ma alla portata delle mani del popolo,
innaffiata di olio,
spolverata
con un po’ di sale,
uccidi la fame
dell’operaio nella dura strada.
……………….
………………..
e nel tagliarti
il coltello in cucina
sale l’unica lacrima
senza pena.
Ci hai fatto piangere senza affliggerci.
……………….

Cipolla rossa aperta a metà


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