Dell’olio ascoltare prima la madre e il padre

Scritto da Giuseppe Capano il 13 aprile 2014 – 08:40 -

Olio che cola 318Volevo dedicare la riflessione di oggi al mio amato olio da olive, ho ricevuto un ennesimo campionario di un produttore delle Marche e già dai primi assaggi sono rimasto nuovamente estasiato dalla qualità.
Peccato abbia sempre troppo poco tempo da dedicare a questo succo avvolgente della natura, insieme a questi ultimi oli ricevuti c’è ne sono una lunga fila in attesa e tutti meritano alla grande una dedica di cucina.

Una ricetta come poesia da dedicare a un’amata che si sa essere bella fuori, dentro, nei profumi che emana, nei colori che cambia in venature di luce brillante che parte dal giallo per arrivare al verde in tutte le infinite sfumature che ci possono essere.
Una bellezza infinita che faccio un estrema fatica a capire come possa essere così incompresa e come ci si affanni a denigrarla spesso pur nell’apparente nobile intento di preservarla dalle influenze negative e a volte cattive del mondo esterno.
Un paradosso questo frutto di un equivoco forte di fondo e di una sottovalutazione delle sfumature che l’oliva sa dare ai suoi figli che sono tutti legittimi e nobili, solo hanno scopi, funzioni e fruizioni diversi.
Così ritenere olio solo quello che può fregiarsi di un appellativo extravergine che ormai non garantisce più una sicurezza di qualità assoluta e allo stesso tempo rinnegare i fratelli di sangue prossimi perché ritenuti indegni significa mortificare una madre, l’oliva, che ai suoi figli vuole tutti bene.
E che è la prima a dirci che però sono tutti loro diversi e diversamente vanno usati e calibrati per le tante esigenze che in cucina e in alimentazione possono esserci.
Credo che in tutto questo manchi il senso matriarcale dell’oliva in un mondo al maschile che della saggezza delle madri se ne preoccupa assai poco.
Ma un figlio, l’olio, è sempre l’essenza di una madre, l’oliva e di un padre, l’olivo, e ancora prima di celebrare il figlio sono la madre e il padre che vanno ascoltati.
E domani io ascolterò nel profondo la madre e in un mio piatto unirò il figlio considerato più nobile con quello spesso più rinnegato (un semplice olio vergine o di oliva o ancora più in giù!) sapendo di entrambi apprezzare il contributo diverso.
Perché per chi come me è nato “mangiando” olio da olive “genuino” come raccontavo prima mia nonna e poi mio padre mentre onestamente era mediocre olio da olive vedendolo con gli occhi conoscitori di oggi, per uno come me tutto l’olio da olive ha un suo valore ed è degno di un suo rispetto.
La capacità è quello di capirlo, saperlo interpretare e non sprecare quello che è un bene in ogni caso!

Oli parata 518


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