Guadagnare il nostro tempo futuro

Scritto da Giuseppe Capano il 4 giugno 2012 – 23:34 -

RavanelloMi ricollego al post scritto mercoledì per un ulteriore riflessione su quello che mangiamo e su come ci arriva in tavola, con parametri in apparenza logici ma che mi sembra abbiano perso la strada della sostenibilità sociale e culturale.
Pulivo l’altro giorno nell’intimo della cucina di casa mia lontano dagli ambiti professionali un bel cespo di insalata locale donatomi gentilmente dalla mia vicina coltivatrice e appassionata d’orto.

Secondo i parametri odierni mi sarei dovuto irritare, allarmare, forse un po’ scandalizzare, pensate che incredibilmente questa insalata era piena di terra, residui di foglie portate dal vento, per la precisione piccoli aghi di abete, qualche piccola lumachina che ancora pensava di essere nella sua reggia casa, un umile vermiciattolo che cercava la propria via di fuga.
Ammorbati come siamo dal pronto, pulito e facile, perché mettere fatica nel pulire come si dovrebbe ciò che si consuma è anacronistico, fa perdere tempo, non è igienico, così ammorbati non ci rendiamo conto di essere noi gli alieni e non chi si ritrova a coltivare, pulire e consumare l’alimento.
Ho trovato molta poesia, invece, nel dover più volte ripassare le mie foglie di insalata, lasciare andare per la loro via lumachine e vermi, controllare che terra e foglie fossero scomparsi, impiegare 100 volte il tempo che avrei impiegato aprendo una busta e gettando tutto nella ciotola.
È questo tempo sprecato? È uno svantaggio dell’usare un prodotto fresco e coltivato con amore?
Credo sinceramente che in moltissimi risponderebbero di si e che questo ci proietti nell’irrealtà odierna in cui siamo, quella dove siamo disposti a restare ore in macchine per cose spesso futili, mentre pensare di spendere 5 minuti in più per lavorare in cucina ci sembra innaturale, illogico e magari assurdo.
È vero l’igiene è importante, è una base della salute, quello che non è vero è che ci debba essere per forza qualcuno che al posto nostro ci faccia trovare tutto pronto, l’insalata nel suo sacchetto, le carotine tagliate a modo, la cipolla tritata e congelata indefinitamente, la patata precotta da ripassare 5 minuti al forno.
Questo ci da altro tempo, velocizziamo al massimo un rito che dovrebbe invece conservare la sua sacralità, ci toglie poesia, respiro, amore e consapevolezza di come i frutti arrivano dalla terra e non dalle alte mura di una fabbrica iper moderna, iper igienica, iper tecnologica.
Quando ripenso al presunto svantaggio di usare prodotti freschi e di stagione a cui accennavo mercoledì mi rendo conto del perché in molti credono di saper cucinare e in realtà non ne sono capaci.
Prima di cucinare bisogna dialogare con gli ingredienti, passare essenzialmente attraverso il rito della pulizia, capire attraverso esso i segreti intimi dell’alimento che abbiamo in mano, sentire che solo dopo ci ha concesso il suo benestare a essere consumato.
Anche questo è benessere, anche questa è una premessa per stare bene, non è una perdita di tempo, è guadagnare il nostro tempo futuro.

Insalata


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Postato in Cibo, cultura e società, Cucina etica | 6 Commenti »


6 Commenti per “Guadagnare il nostro tempo futuro”

  1. isa cipriani Scrive il Jun 5, 2012 | Replica

    Molto belle le tue parole, grazie.
    E’ quello che faccio ogni giorno anche io nella mia cucina, “perdo” un sacco di tempo a lavare verdure e preparare qualcosa di buono ma anche di sano perchè alla salute se non ci pensiamo adesso, prima o poi ci toccherà pensarci comunque. Buona giornata.

  2. Giuseppe Capano Scrive il Jun 5, 2012 | Replica

    Ciao Isa, grazie a te del commento. Condivido tutto quello che hai scritto e non è mai tempo perso il tuo in cucina, è tempo guadagnato.
    A presto
    Giuseppe

  3. Giuseppe M. Scrive il Jun 5, 2012 | Replica

    Concordo su tutto. Sò quanto lavoro ci vuole per coltivare un’insalata, un pomodoro o altre verdure e frutti. Sono fortunato poichè arrivo da una famiglia di agricoltori e per me se un pomodoro non profuma di terra, di orto, di pianta… io non lo compro. Qualcuno mi prenderà per pazzo prima o poi quando annuso i pomodori al mercato ma è il mio modo di capire se si sente l’odore del lavoro del contadino ed il mio segno di rispetto verso di esso.

  4. Giuseppe Capano Scrive il Jun 5, 2012 | Replica

    Be è un bellissimo modo per capire quello di usare l’olfatto e in generale i sensi, che invece in troppe persone sono chiusi in un’armadio e li tirano fuori solo in alcune occasioni.
    Annusare è per me un istinto naturale, annuso tutto quando sono in cucina e poi mi porto dietro il “difetto” in tutte le altre situazioni, anche perché amplifica enormemente la consapevolezza interiore.
    E devo dire che anche con me qualcuno a riso davanti alla scena di un alimento davanti al mio naso, ma poco importa, finché si fa ridere si fa comunque del bene.
    A presto e grazie del commento.

  5. Nadir Scrive il Jun 5, 2012 | Replica

    A parte la sensorialità che viene messa in gioco quando si ha a che fare con i prodotti freschi, voglio sottolineare che l’atteggiamento paranoico verso il terreno, e i residui presenti su frutta e verdura, porta all’utilizzo eccessivo di prodotti disinfettanti (che sono imputati di scatenare molte allergie) in quanto chi li usa poi li ingerisce, se proprio si vuole usare qualcosa nell’acqua in cui si lavano le verdure meglio il bicarbonato o l’argilla ventilata, che hanno un’azione sia meccanica che osmotica e ci aiutano nella pulizia delle nostre verdure fresche. In più da diverse parti ho letto che le famigerate insalate in busta tutto sono tranne che salutari (al di là del fatto che una verdura tagliata si ossida!) lasci un link a mò di esempio (ma non è l’unico)
    http://www.dissapore.com/salute/continuiamo-a-farci-del-male-continuiamo-a-mangiare-le-insalate-in-busta/

    Ciao e buonanotte

  6. Giuseppe Capano Scrive il Jun 5, 2012 | Replica

    Ciao Nadir, grazie del link (andrò a leggerlo, non mi pare di averlo visto prima pur conoscendo abbastanza la questione) e del commento.
    Concordo con il tuo pensiero e confermo l’aiuto che può dare sia il bicarbonato che l’argilla.
    Aggiungo un altro pensiero: teoricamente leggi sensate di un paese che non sia suddito del forte e potente produttore di turno dovrebbero portare a limitare a pochissimi casi gli alimenti preparati in busta; tu consumatore se non trovi quel tipo di insalata vuol dire che non è stagione, vuol dire che è deperita prima come dovrebbe e il venditore ha saggiamente deciso di non vendertela, vuol dire che devi pensare e magari scegliere un’altra insalata, un altro ortaggio o tante altre cose che comunque il mercato ricco di un paese come l’Italia (per nostra fortuna) sa sempre offrirti.
    In poche parole vuol dire che devi pensare e fare fatica, ma è una fatica infinitamente minore di doverti ingozzare dopo di velenose medicine tampone.
    Buona notte a te.
    Giuseppe

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