Il buon Dragoncello

Scritto da Giuseppe Capano il 7 gennaio 2017 – 22:44 -

dragoncello-new-318-aNel preparare una ricetta con i paccheri che a breve penso di pubblicare sul blog ho ritrovato il piacere di riutilizzare in maniera più che soddisfacente un’erba aromatica preziosa e buona.
Per lunghi anni sono riuscito a coltivarla da me in vaso fino a quando un inverno particolarmente rigido, molto lontano da quello attuale, ha messo fine alla vitalità della mia amata piantina di dragoncello.

È proprio lui, infatti, il protagonista di cui parlo e anche se nel blog ho avuto modo di raccontare le sue virtù in cucina credo male non fa ripeterle anche qui ricordando i tanti pregi e le caratteristiche salienti.
Intanto un po’ di storia e parziale spiegazione del nome, il piccolo drago dalle belle foglie verdi e radici sinuose, profonde e contorte nel medioevo aveva fama di immunizzare dalla peste e essere un efficace antidoto contro il morso dei serpenti velenosi.
Il nome ha un po’ a che fare con questo e un po’ con varie leggende come quella di una fanciulla innamorata di un cavaliere straniero con un vessillo da drago che nell’allontanarsi per sempre da lei lasciò cadere alcuni semi che una volta sviluppati diedero forma a una piantina chiamata dalla fanciulla innamorata dragoncello.
Leggende a parte bisogna ricordare che ben prima di altri i saggi Greci avevano capito molto bene le virtù terapeutiche, digestive e stimolanti l’appetito del dragoncello e in questa ottica lo usavano in abbondanza ovunque sembrava opportuna la sua presenza.
Ma da erba esclusivamente medica il dragoncello è passato a partire dal XVI secolo a prezioso condimento della cucina francese e di quella del centro Italia, Toscana in testa, mentre in altre parti d’Europa non è così diffuso e  conosciuto.
Un vero peccato perché questa pianta cresce con facilità e garantisce abbondanti raccolti, si conserva bene  allo stato secco dove in realtà esprime il meglio di se, un raro esempio di come la versione secca di un erba aromatica riesce a surclassare quella fresca.
Si trova principalmente in due varietà, la russa contiene minori quantità di olio essenziale e di conseguenza il potere aromatico e terapeutico è più scarso rispetto a quella francese, più intensa, aromatica e profumata, da preferire in assoluto malgrado sia più difficile da trovare sul mercato.
Per passare al pratico in cucina il dragoncello è molto utile per insaporire al meglio diversi tipi di creme e minestre di verdura, marinate di ogni tipo in cui sia presente l’aceto, le salse a base di senape e mostarda.
Ma il massimo lo si ha forse nell’abbinamento con i legumi, un po’ tutti in generale con una grande predilezione però per i ceci che con il dragoncello esprimono il meglio di se.
Allo stesso modo consiglio l’utilizzo del dragoncello in molti piatti a base di pesce per chi consuma questo alimento perché ha la capacità, in particolare da secco, di saper valorizzarne al meglio il sapore.
Nella versione fresca il dragoncello è ottimo anche con i fritti di verdura e pesce in pastella, nelle frittate e nei piatti a base di uova, nelle creme da spalmare a base di formaggi morbidi oltre che nelle insalate estive.
Un ottima erba aromatica nel complesso che appena riesco rendo protagonista nella ricetta dei paccheri che accennavo all’inizio!

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