Il calo del consumo di pane, un bene o un male?

Scritto da Giuseppe Capano il 23 febbraio 2015 – 22:50 -

Pane-lievitazione-naturale 518Leggevo oggi di corsa un titolo in prima pagina di un quotidiano locale qui in Trentino, non sono riuscito a causa del poco tempo a guardarmi per intero l’articolo, ma già dal titolo mi sembrava interessante.
Incuriosito poi ho fatto una breve ricerca e scoperto che un titolo più o meno simile in questi ultimi due anni e comparso sulle testate giornalistiche locali o meno praticamente di tutta Italia.

Si parla del crollo del consumo di pane, qui in Trentino stimato intorno al 30% e molto simile stimato altrove, e lo si mette in relazione a tante ipotesi sociali che pendono in una direzione piuttosto che in un’altra.
In base a cosa?
Domandina leziosa, guardando bene oltre i titoli le tesi sono diverse però tutte un po’ catastrofiche perché questa direzione a molti sembra un dato negativo e peggiorativo, raramente è sembrato di cogliere una visione più lungimirante e meno assertiva.
Mi piacerebbe in realtà ascoltare i pareri dei bravi panificatori che conosco in merito anche se non ho dubbi sul fatto che loro questo calo difficilmente lo hanno sentito producendo qualità e non quantità speculativa.
Perché un punto dolente è chiaro, molto del pane in circolazione di questo cibo primordiale di base ha solo il nome, per il resto è un puro surrogato mal prodotto a cominciare dalle farine usate.
Per cui il calo può essere visto anche come elemento positivo da un lato, forse (e me lo auguro) la presa di coscienza che piuttosto che mangiare finto pane è meglio non mangiarlo e magari cominciare a produrlo da se con tutti i crismi dovuti a cominciare dall’uso di un buon lievito madre e di farine di base degne di questo nome.
Certo c’è poi chi specula anche in questa direzione e magari accusa il pane (buono!) di colpe che di per se non ha perché come accade per altri generi alimentari di cui con frequenza mi tocca parlare è un assurdità dichiarare veleni o simili i cibi e gli ingredienti, di velenoso ci può essere solo il non corretto uso non l’uso.
Una differenza non da poco che si vuole far dimenticare a tutti i costi per interessi francamente poco leciti.
Ma sul fenomeno pane di questi ultimi anni vorrei sentire il parere di chi vive la professione e sa molte più cose di me, chissà se l’amica Simona mi sta ascoltando!!!

Pane integrale


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4 Commenti per “Il calo del consumo di pane, un bene o un male?”

  1. Melania Scrive il feb 24, 2015 | Replica

    Buongiorno Giuseppe io nel mio piccolo che molti iniziano a produrselo a casa, infatti mi vengono chiesti consigli sulle farine la pasta madre cotture, è un bene sempre nella speranza che vengano usati ingredienti di buona qualità evitando miscele magiche e ancora più dannose se si acquista una filetta di pane

  2. Giuseppe Capano Scrive il feb 24, 2015 | Replica

    Buongiorno Melania,
    non posso che dirti che hai ragione, soprattutto nell’augurio che poi si usino scorciatoie peggiorative come le miscele “magiche”.
    Di cui francamente mi stupisco sempre, nel senso che dovrebbe essere spontaneo chiedersi come mai sono “magiche” e quale meccanismo esiste per renderle tali invece di illudersi che basta una scritta “naturale” sulla confezione per fugare ogni dubbio!!!
    Comunque è già ottimo che le persone chiedano consiglio sull’auto produzione, non dico che il pane debba essere tutto auto prodotto ma il fatto di lavorarlo da se anche in minima parte fa prendere grande coscienza su cosa deve essere un pane di qualità e quale il suo valore reale!!!
    A presto
    Giuseppe

  3. simona lauri Scrive il feb 24, 2015 | Replica

    Ciao Giuseppe.
    Condivido le tue osservazioni soprattutto quelle sui “veleni”. Per quanto riguarda il calo dei consumi,a mio parere, vi è una insieme di cause abbastanza difficili da riassumere: 1. Speculazioni di ogni genere e sorta (falso marketing pubblicitario, disinformazione scientifica, facile guadagni ecc.) 2 importazioni massima senza controlli adeguati dai paesi dell’est di pane e rivenduto a prezzi irrisori 3 mancanza di leggi nazionali adeguate (tracciabilità, ecc.)4 possibile e lecita additivazione delle farine 5 perdita di coscienza, da parte di qualche azienda artigianale, del fatto che il pane sia un’arte e non un mix e semilavorato. 6 strumentalizzazione politica sempre del prodotto pane al fine di una campagna denigratoria della categoria dei panificatori artigiani, 7 personaggi illustri che vanno in televisione, senza avere un minimo di coltura tecnica specifica del settore, che denigrano il pane e i panificatori artigiani a loro vantaggio mediatico, 8 consumatori che pensano che sia facile fare il pane in casa e poi utilizzano semilavorati e mix già pronti senza leggere le etichette,ritenedoli delle ottime “farine”. Appunto le miscele “magiche”!!! 9 Aziende artigianli con oneri fiscali e non solo che rasentano l’impossibile. 10, 11, 12 ecc. In ogni caso ritengo che fare il pane sia un’arte che richieda anni di lavoro cosi come sia un arte fare seriamente e con onestà il mugnaio. Va combattuta sempre e comunque la disinformazione,l’ipocrisia e la falsità poi…tutto il resto…viene da se. Ciao ciao

  4. Giuseppe Capano Scrive il feb 24, 2015 | Replica

    Ciao Simona,
    grazie molte per il tuo contributo sempre all’latezza, chiaro e preciso.
    Sono daccordo, ci sono molte cause e la disinformazione fa molti danni, non solo per il pane, ma in generale in tutto il campo alimentare!!!
    Penso anche la non unità di intenti tra tutti gli attori seri della professione, qualunque essa sia, una male tipicamente Italiano che ci penalizza in assoluto.
    Un grande abbraccio
    Giuseppe

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