Il valore del pane

Scritto da Giuseppe Capano il 16 febbraio 2016 – 23:19 -

Pane pasta madreContinuando la riflessione di ieri sul recupero degli alimenti in chiave antispreco mi è tornato utile dare un’occhiata oggi al sito di Cucina Naturale per trovare un bel intervento sul riuso del pane vecchio.
È impressionante sapere quanto pane viene giornalmente buttato e allo stesso tempo assistere all’omologazione di una preparazione che ha origini millenarie e un alone di prestigio infinito quante infinite sono state le soluzioni organolettiche di trasformazione delle farine in pani.

Oggi il pane acquistato è spesso una pallida imitazione del suo rappresentante “vero” quando invece per generazioni, salvo i periodi di carestia alimentare, il pane è stato un prodotto di perfezione manuale, cura, studio, accuratezza e realizzazione di un alimento finito il più buono, durevole, fragrante, energetico e conservabile possibile.
Che senso ha oggi comprare e consumare un non pane, un surrogato composto da farine di bassissima qualità, iper raffinate, un pane con una mollica ancora più bianca del più bianco latte in circolazione senza che alcuna sfumatura di altro colore si riesca a intravedere come era ed è normale in tutti i veri pani?
Anche senza arrivare a farsi il pane da se partendo da farine personalmente selezionate (cosa che è comunque sempre consigliabile se possibile e fattibile rispetto ai propri impegni) non è in ogni caso meglio acquistare un buon pane, mangiarne meno, ma gustarlo pienamente e per più giorni.
Invece di vederlo indurire nell’arco di una manciata di ore se non minuti, ritrovarselo gesso senza sapore e stimolo organolettico, saperlo elemento inutile e inutilizzabile.
Perché poi un buon pane rimane buono sempre, lo rimane se passito lo facciamo rinvenire in un tostapane o su una griglia, se lo riduciamo in piccoli cubetti e lo tostiamo in forno con una bella annaffiata di olio buono, se lo trasformiamo in qualche zuppa fantastica come la pappa al pomodoro.
E ancora se lo riduciamo in polvere trasformandolo in un pangrattato nettamente migliore a quello comprato, se diventa elemento prezioso per impasti di pasta fresca e gnocchi, se arriva a essere protagonista in dolci rustici secolari, se dona una croccantezza unica a insalate miste crude e cotte.
Molte altre idee, ricette e soluzioni le potete trovare nell’articolo presente sul sito madre di questo blog, lo stesso che citavo a inizio post.
Ma la premessa importante rimane la stessa, acquistate sempre pane buono, come condite sempre con olio buono e bevete con moderazione vino buono!!!!

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2 Commenti per “Il valore del pane”

  1. marina Scrive il feb 17, 2016 | Replica

    mi ritengo fortunata ! Buongiorno Giuseppe, è qualche anno che lo faccio con LM e l’ho insegnato a mia figlia che nn vive con me; mi dico fortunata perchè vado al mulino a pietra e nn e compro…farine! Il profumo del mulino… e quelle delle farine e poi a casa…pasticcio, un pò con l’impastatrice e un pò a mano, perchè il piacere di impastare è terapeutico…ho farine di tutti i tipi: 5 cereali, farro, grano saraceno, riso, segale,O, integrale, semola…nn trovo quella d’avena,ma…..ho appena sfornato dei biscotti tipo cantucci fatti con LM, con quello che avevo in casa,( sono macrovegan)son così buoni!!!:) :) :) oddio quanto ho scritto!!!!!!!!!!!vabbè……

  2. Giuseppe Capano Scrive il feb 17, 2016 | Replica

    Buonasera Marina,
    riesco a rispondere solo adesso, ma comunque molto, molto brava!!!
    Anche per il piacere di impastare che come hai ben capito è terapeutico in maniera profonda ed è un peccato non venga recepito nella sua importanza.
    Grazie per raccontarmi delle tue peripezie in cucina, per me è un piacere quindi non preoccuparti se scrivi in “abbondanza”!!!!
    A presto e buoni impasti!
    Giuseppe

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