Il valore della diversità

Scritto da Giuseppe Capano il 16 giugno 2016 – 11:34 -

Foto National Geographic Italia 518La foto piccola è tratta da una diffusa rivista scientifica, National Geographic Italia, che ho alcuni mesi fa già pubblicato sul blog riflettendo di alcuni aspetti importanti come quelli rilevati dall’articolo in cui si parlava di spreco in generale e delle varietà di frutti e ortaggi dalle forme “diverse” che si stanno perdendo.
Riprendo a pubblicarla di nuovo perché mi aveva colpito molto nella sua bellezza espressiva, è abbastanza chiara penso, tutti gli alimenti in foto hanno forme non regolari, asimmetriche, lontani dalla perfezione immaginata e costruita spesso a tavolino.

Sono sovversivi nel loro non essere omologati alla massa della produzione, appaiono eretici nel non volersi disporre al vestito deciso dal produttore, allo stesso modo la foto grande che vedete mostra la diversità di colori, forme e dimensioni di alcuni tipi di fagioli.
Considerazioni tutte a cui la natura importa nulla, per il meccanismo innato della terra la diversità è l’elemento fondante per il successo globale della vita.
Non per il successo di un singolo o per la visione di una parte, ma per il complesso del tutto, interessa che il progetto primario continui a funzionare al meglio, interessa meno che un elemento sia più importante di un altro.
Di tutte le considerazioni umane dette prima, per meglio dire delle pregiudiziali, che sembrano avere grande importanza in un contesto sociale ove le apparenze e la regolarità del pensiero sembrano i cardini del buon vivere si possono fare varie valutazioni soggettive.
Ma è abbastanza evidente che su tutte queste considerazioni manca il nucleo centrale, la ragione stessa del perché tante varietà di alimenti sono fra noi invece di essercene poche.
Manca la valutazione della bontà organolettica e della, scusate la deformazione professionale, resa reale in cucina che nulla hanno a che fare con considerazioni estetiche, di perfezione o di omologazione.
Per chi cucina così come per chi vive la sua vita in generale dovrebbe importare quanto di buono ci sia nel cibo che usa come nelle persone che frequenta.
Se una carota è contorta invece di essere dritta mi comporterà più lavoro e fatica, ma se il mio piatto finale è poi eccellente perché la varietà usata è buona questo poco conta.
O almeno così dovrebbe essere se elementi condizionanti estranei al valore reale dell’alimento non arrivassero a deformare la valutazione.
Nel giudicare le cose diverse, materiali, produttive o umane che siano, sarebbe opportuno tener presente per prima cosa quanto buone esse sono e solo dopo preoccuparci se alla vista appaiono non conformi allo standard che abbiamo in mente.
La perdita della capacità di valutare in questo modo il cibo che consumiamo è parallela alla perdita di giudicare i nostri simili per quello che sono e non per quello che appaiono.
Ancora una volta la cucina e l’alimentazione sono paralleli alla società e alle sue deformazioni, alla cucina di élite importa poco del contributo sociale che non da.
Mentre scegliere cosa cucinare e cosa no, con quale metodo e valorizzazione potrebbe portare un segnale di esempio forte al contesto civile lasciando intravedere attraverso l’esaltazione del gusto e del contributo alla salute il valore della diversità.

Varietà fagioli 518


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2 Commenti per “Il valore della diversità”

  1. Michele Tuveri Scrive il Jun 17, 2016 | Replica

    buongiorno Giuseppe, che bel post 🙂
    mi viene una considerazione: qualunque azione, quindi anche qualunque cucina, nel contesto umano, da un contributo sociale, che accada con la consapevolezza degli attori oppure no: il contributo può essere il fatto di non dare un contributo, cioè di marcare una separazione, un territorio che non si vuole condividere. Una cucina che esalta personalismi, competitività, eccezionalità e artificiosità, da proprio il contributo di diffondere questo approccio, l’apparire, oltre al contributo di distogliere dall’aspetto, che vorrei universale, del cucinare cose buone da mangiare per vivere bene tutti, la condivisione dello status di umani.
    grazie e a presto
    michele

  2. Giuseppe Capano Scrive il Jun 17, 2016 | Replica

    Buongiorno a te Michele,
    grazie di aver apprezzato!
    La tua considerazione è perfetta, centra totalmente il mio pensiero, nettamente minoritario nel mio stretto ambito professionale e di riflesso credo nella società tutta anche se è vero che ci sono ambiti culturali molto meno egoisti in questo senso e molto più attenti a contribuire al benessere globale della società.
    Penso che ognuno che civilmente ha a cuore il mondo nel proprio ambito ha il dovere di sottolineare le storture culturali derivanti dalla professione seguita, per quanto mi è possibile io cerco di fare questo pur non negando il valore tecnico e le capacità pratiche di chi lavora in cucina.
    Ma come dicevi tu il valore tecnico e se vogliamo esagerare artistico non da diritto affatto ad esaltare esclusivamente personalismi, competitività, eccezionalità e artificiosità.
    Un grande cuoco dovrebbe essere ancora prima un grande uomo che ha consapevolezza della società in cui vive, dell’epoca storica, del contesto ambientale.
    I veri grandi artisti sono stati e sono questo, non esaltati autoreferenziali che basano tutto solo sull’effetto delle apparenze finali.
    Sono andato forse un po’ oltre!!!
    Ma il tema come sai mi sta molto a cuore!!!
    A presto e buona giornata.

    Giuseppe

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