Incapaci di ascoltare

Scritto da Giuseppe Capano il 21 novembre 2012 – 21:34 -

tatto cucina dei sensiIl bel confronto avuto con Michele oggi sul post di lunedì a tema melissa e risvolti ambientali ha generato una riflessione sostanziale sull’incapacità che abbiamo di non saper ascoltare a sufficienza.
Si parlava di saper ascoltare la natura e i suoi richiami e poi di riflesso saper ascoltare noi stessi, i segnali lanciati dal corpo come dallo spirito e dalla mente con le sue premonizioni espresse in vario modo.

Ecco uno stralcio del nostro scambio di pensieri: “…………..si sicuramente la natura e il mondo vegetale hanno molte riserve e magari molte a noi sconosciute, come anche ritmi ciclici tutti da scoprire o riscoprire. Però penso che allo stesso tempo le riserve della natura non devono nascondere i messaggi che ci lancia attraverso le anomalie come quelle raccontate………….Il richiamo è alla necessità di dover ascoltare meglio, tutto meglio, dal nostro corpo che ci lancia messaggi chiari che spesso ci fa comodo ignorare a quelli di una terra e una natura che la sanno lunga. Molto più di noi e della nostra presunzione di essere superiori. In questo senso bisogna darsi più da fare, magari cominciando dall’alimentazione………………………………………..condivido ciò che scrivi, soprattutto sulla disposizione all’ascolto, non come attività superficiale, ma di far parte dell’ambiente. Se le piante, e molti ecosistemi, hanno proprie risorse per riprendersi, anche se entro certi limiti, quali sono le nostre risorse? Senza diversità biologica, senza colture/culture “rilassate” e differenziate, dopo un raccolto scarso l’ambiente può rilanciarsi, ma noi cosa organizziamo? Un’unità di crisi?……………………….”
Forse ci dovrebbe essere un unità di crisi permanente sull’alimentazione, voi che dite?
Tutto, comunque, è in correlazione, non pensiate che la pecca di non saper ascoltare non riguardi chi si occupa di cucina, tutt’altro, la differenza di capacità e bravura nel fare, creare e realizzare piatti, semplici o complessi che siano, è data soprattutto dalla predisposizione o meno all’ascolto.
Ascoltare innanzitutto il linguaggio sottile degli alimenti, ciò che hanno da raccontarci prima di trasformarsi in succulenti manicaretti, ascoltare gli umori e rumori che in cottura e preparazione esprimono, saper interpretare le anomalie di suono espresse dalla pentola o semplicemente dal taglio di un coltello.
Come ho scritto in questo lontano post “…………….L’udito ha in apparenza un ruolo secondario in cucina perché, per associazione, si pensa che gli alimenti non abbiano un loro rumore specifico, una caratteristica melodica che li possa mettere in relazione con le operazioni più frequenti. E invece è proprio il contrario poiché sentire i suoni provocati dagli ingredienti nel momento in cui si utilizzano può fornire una miniera di informazioni utili rispetto alle loro qualità organolettiche, come la freschezza, lo stato di conservazione, la maturità specifica, la consistenza delle varie parti, la loro lavorabilità. Spezzare in due una carota, una gamba di sedano, un fagiolino, provoca rumori diversi  a seconda se sono stati raccolti e acquistati ieri, una settimana  o dieci giorni prima, se in generale hanno subito trasformazioni di qualsiasi natura……………………………. molto diversi sono anche i suoni di una cipolla che rosola a fuoco alto, medio o basso, di un acqua che bolle troppo o troppo poco, di una frusta che amalgama composti soffici e morbidi piuttosto che impasti compatti e sodi, di un coltello che sbuccia una patata cruda invece che cotta……………..”
Ma la riflessione di oggi come si è capito va al di la del puro fenomeno circoscrivibile al senso dell’udito, si parla di ascolto nel senso profondo del termine e lo si pone sia come esigenza impellente dell’uomo, sia come necessità vitale per cercare di cambiare una tendenza generale poco lungimirante.
Natura, alimentazione, ricerca, espressione umana, intelligenza applicata al buon senso, tutte queste cose sono in stretta correlazione con la capacità o meno di saper ascoltare.
La nostra “pancia”, uso apposta questo termine così esplicito, ci parla in maniera evidente e ci suggerisce la strada da seguire per superare buona parte dei problemi legati all’alimentazione, dall’eccesso di peso alle diverse intolleranze.
Allo stesso tempo sa parlarci e raccontare quanto un piatto è buono, non nei soli termini organolettici dati dalle note sensoriali della bocca, ma quanto è buono per la nostra salute e il nostro benessere.
È evidente, visti tutti i problemi di salute enormi legati al cibo, che non siamo ancora abbastanza capaci di ascoltare.
Credo che su questo potremmo aprire un bel dibattito.

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4 Commenti per “Incapaci di ascoltare”

  1. Nadir Scrive il nov 22, 2012 | Replica

    Direi piuttosto che abbiamo disimparato ad ascoltare. Se osservo la mia gatta in giardino, la vedo spesso scegliere fili d’erba e cibarsene, poi in primavera l’ho beccata più volte a far “razzia” dei germogli di arbusti. Lei sa per istinto quando una cosa le serve e come sceglierla, noi questo l’abbiamo completamente scordato, e la grande distribuzione col suo stravolgere i cicli naturali di frutta e verdura ci ha caricato il suo. Ovviamente non vivendo più a contatto con la natura le conoscenze dei nostri avi sono state perse, come l’istinto di cui prima.
    Buona giornata :)

  2. Giuseppe Capano Scrive il nov 22, 2012 | Replica

    Ciao Nadir,
    si anche questo è vero, basterebbe spesso prendere esempio da chi nella natura ci vive ancora pienamente come gli animali.
    Esseri che invece nella maggior parte dei casi sono solo “strumenti” per raggiungere qualche fine umano, e non solo in relazione all’alimentazione.
    E pensare che teoricamente noi umani dovemmo avere il vantaggio di poter conservare la memoria saggia del tempo attraverso tante forme di archiviazione.
    Così non è come si può ben vedere.
    A presto e buona giornata a te.
    Giuseppe

  3. Lisa Scrive il nov 22, 2012 | Replica

    Ciao a tutti,
    mi permetto di aggiungere che oltre all’importanza di stare a stretto contatto con la natura è altrettanto importante avere la capacità di vivere con lentezza.
    Per lentezza intendo trovare il tempo di saper cogliere le piccole cose che la fretta di fare e di dire ci fa perdere di vista.
    E’ una filosofia in cui io credo molto nonostante i ritmi di vita non sempre facili, e spero che questa società troppo poco attenta possa anch’essa accorgersi che se non si torna un pò indietro, di sicuro non si potrà più andare avanti così.
    Evviva l’ottimismo….
    Buona serata
    Lisa

  4. Giuseppe Capano Scrive il nov 22, 2012 | Replica

    Ciao Lisa, benvenuta, è un bel contributo il tuo.
    Ne sono convinto, la lentezza è fonte di innumerevoli energie positive e fa vedere cose che normalmente non si vedono.
    Certo non è sempre facile, ma già se si riuscisse a ritagliarsi una parte della giornata dedicata alla lentezza sarebbe un buon passo avanti.
    Comunque per quanto strano trovo associati lentezza e ottimismo.
    Una bella e buona serata a te.
    Giuseppe

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