La cucina ha un preciso ruolo sociale

Scritto da Giuseppe Capano il 25 marzo 2016 – 23:08 -

Pagina del national 518 - bisPer caso mi è capitato di sfogliare le belle pagine del National Geographic Italia di questo mese, rivista che mi piacerebbe leggere e sfogliare costantemente o almeno con maggiore frequenza se avessi più tempo e pause dal lavoro a disposizione.
Uno dei servizi mi ha subito colpito visto che trattava argomenti direttamente collegati con l’alimentazione, il cibo, la produzione e la trasformazione di molte delle materie prime coltivate.

C’è anche in questo ambito una tremenda malattia che colpisce e si propaga come una vera e propria epidemia folle, si chiama “apparenza” e colpisce indiscriminatamente qualsiasi popolazione del mondo che si definisce civilizzato infiltrandosi in qualunque ceto sociale.
I comuni antibiotici o rimedi chiamati “conoscenza”, “cultura”, “riflessione”, “considerazione globale” e altri simili sembra abbiano un’efficacia relativa soprattutto per la loro cronica scarsità e per l’ingiustificato rifiuto di molti di assumerli seguendo le prescrizioni del caso.
L’”apparenza” del cibo fa in modo che un numero impressionante di tonnellate (solo negli Stati Uniti ben 3.000) di frutta e verdura a livello organolettico buonissime siano scartate e quindi non utilizzate e magari neanche raccolte perché non corrispondono ai canoni estetici definiti “normali”.
Cibo buono e ottimo con la sola colpa di avere forme, pezzature, fattezze o colori “non conformi” viene sistematicamente buttato o non utilizzato a fronte di circa 800 milioni di persone che nel mondo soffrono la fame.
È una realtà dalle mille sfaccettature perché lo spreco di cibo non ha a che fare solo con l’estetica “non adeguata”, ma come una ragnatela gigante tocca i buchi neri della distribuzione, le condizioni logistiche di molti paesi poveri, l’inefficienza di chi cura ordinativi e gestione delle merci.
Senza dimenticare l’indifferenza dei cittadini ricchi verso i propri avanzi alimentari e l’ambiguità delle informazioni sulle date di scadenza di prodotti in realtà tranquillamente consumabili anche successivamente.
Un dato che ci riguarda da vicino registra come ogni italiano brucia circa 76 chili di prodotti alimentari all’anno, sprecandone oltre il 50% nel momento in cui lo consuma perpetrando abitudini errate mentre nella ristorazione lo spreco tocca ben il 21%.
E se le cifre non dicono nulla di tangibile basta pensare che il valore monetario di questo spreco è di ben 12,5 miliardi di euro.  
Se vi capita vi consiglio di leggerlo questo articolo perché ha molto da insegnarci e su cui farci riflettere, sostengo da sempre che la cucina ha un preciso ruolo sociale e riflette molto della società in cui è immersa.
È spesso questo ruolo passivo, nel senso che assorbe lo storture del sociale intorno a se come questo articolo insegna bene, l’obbiettivo dovrebbe essere invece quello di recitare un ruolo attivo propositivo e positivo fornendo strumenti pratici, validi e fattibili a chiunque non solo per mangiare bene, ma anche per gestire bene il cibo.
Facendo propri almeno alcuni dei rimedi e medicine che citavo prima come la conoscenza, la cultura e la riflessione andando oltre le barriere delle “apparenze”!!!

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