La fame è da ricordare e conoscere, ma non da invocare

Scritto da Giuseppe Capano il 21 dicembre 2014 – 20:40 -

Scodelle di fame 318Come nel breve racconto che segue frutto della messa in prosa di ricordi di nonni bisognerebbe ricordarsi della fame e percepirne il battito almeno nei libri di storia che senza difficoltà sanno raccontare i fasti della fame e di quanto fosse presenza assidua e costante.
E non solo per la gente comune, anche chi aveva cibo temeva sempre la fame e accumulava di tutto e di più, era come alzare barriere che ne impedivano il sopraggiungere, salvo poi doversi ammalare proprio per via di queste barriere di eccesso.

Assidua e costante la fame lo è tuttora per molti paesi lontani da noi, ma qui sembra essere solo qualcosa da strumentalizzare per fini ipocriti, maldestramente sembra non esistere affatto per chi degli altri sa solo criticare il modo di mangiare proclamando il proprio come l’unico da seguire.
Ancora peggio mi pare che purtroppo per molti il ritorno della fame sembri l’unica salvezza, invocano tetri scenari che non conoscono neanche lontanamente, come se la sofferenza del corpo potesse confortare l’irrequietezza dell’animo.
La fame è da ricordare e conoscere, ma non da invocare, per nessuna ragione.
“Di dicembre ricordo i fasti di fine mese quando le ricorrenze della tradizione portavano il cibo ad essere attore di tante commedie dell’arte del mangiare.
Registi impegnati in cucina allestivano scenografie giganti, bisognava enfatizzare il potere del cibo a prescindere dagli ingredienti che la propria condizione economica concedeva e lasciava permettere.
A volte le trame erano sempre le stesse e spesso gli spettatori forse fingevano di divertirsi a vedere per l’ennesima volta sulla tavola le libagioni uguali e uguali.
Però mangiavano, ogni volta mangiavano e non c’era remora alcuna, anzi sembrava quasi un obbligo mangiare, un peccato divino il contrario perché la fame era una compagna fedele nel resto dei giorni dell’anno e almeno una volta bisognava tradirla e andare a letto con più concubine dello stomaco possibili.
Cibo, bevande, ricorrenze, dicembre ultimo mese dell’anno arrivava e tutto poteva essere dimenticato, in un giorno a tavola vi era la sublimazione dei restanti 364 e ogni briciola di cibo era uno dei minuti vissuti nell’anno tutti condensati nei piatti di natale.
Più che di religione si viveva degli dei pagani del cibo, se la veste all’esterno era un dio unico, dentro si rincorrevano tutti gli dei del cibo possibile.
Vi ricordo che dominava la fame, allora.”

Totò la fame 518 B&W


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