L’aggregatore principale di sapori, aromi, profumi, consistenze e sinergie

Scritto da Giuseppe Capano il 17 maggio 2012 – 22:21 -

libro olio crudo e cottoNello scrivere un libro con entusiasmo e amore si eccede sempre, un po’ come quando si è innamorati si vuole raccontare tanto e di più alla propria amata.
Così nello scrivere il mio ultimo libro con l’amico Maestro Luigi Caricato dedicato al nostro amato olio figlio delle olive ci siamo trovati a scrivere tanto per esprimere il massimo di ciò che avevamo dentro, salvo poi dover mediare con l’editore e il numero di pagine a disposizione e quindi dover scegliere cosa momentaneamente accantonare.

Poiché ultimamente mi arrivano diverse sollecitazioni a parlare un po’ di più dello straordinario olio di olive, magari da angolazioni diverse che non siano strettamente ricette, ho pensato di rispolverare oggi una parte del materiale accantonato.
Mi permetto in questo caso di andare sul personale, ma in questo scritto c’è molta anima e il raccontare di gesta, ricordi e passioni vivi più che mai.
Purtroppo anche alcuni rimpianti per non aver capito fino in fondo la durezza apparente di alcune figure contraddittorie a me molto vicine, ma è un rimpianto dolce, scaldato dal condimento olio che giornalmente ritrovo nei miei piatti, così da espiare con gusto i ricordi.

Ecco l’inizio del racconto:

Se provo a chiedermi da quando l’olio di olive è diventato l’aggregatore principale di sapori, aromi, profumi, consistenze e sinergie della mia cucina la risposta spontanea che esce è da sempre.
Per meglio dire da quando sono nato e nella modestissima famiglia in cui sono cresciuto l’unico condimento che circolava era l’olio di olive, quello che proveniva dalla raccolta autunnale nei micro appezzamenti di terra sparsi sulle aspre colline e montagne del paese dei miei genitori.
Quelle microaree di benessere sono state volute e acquistate con fatica dall’ultimo discendente che ne ha usufruito a piene mani, mio padre, che pazientemente ha continuato la tradizione dei suoi avi, gente povera che poteva giusto permettersi pochi metri quadri, ma che almeno quelli voleva a tutti i costi.
Certamente per un discorso di economia famigliare e sussistenza, ma sono convinto anche per l’inconsapevole (forse) certezza di assicurarsi così un succo di natura carico di salute e gusto, un investimento lungimirante per gli anni a venire.
Non mi scoraggia e sconforta sapere che la qualità reale di quell’olio di un tempo non è probabilmente paragonabile a quella che i moderni e bravi professionisti del settore sanno oggi ottenere, credo fermamente sia stato più importante far entrare nel sangue e nell’anima a me, ai miei fratelli, a tutti i fortunati ragazzi di Calabria di un tempo passato l’uso consapevole e imprescindibile del succo di olive.
Spesso amo fare un paragone e una similitudine con l’olio di olive e l’acqua, due elementi che insieme creano una plasticità compositiva pazzesca, l’uno come l’altro sono la base della qualità, non c’è buon brodo senza acqua, buon soffritto senza olio d’olive.

Poi il racconto prosegue, ma magari ne parliamo in un prossimo post.

Bicchiere olio d'oliva


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