Le mele Topaz incontrano il rosso radicchio

Scritto da Giuseppe Capano il 15 gennaio 2013 – 23:55 -

Radicchio in agrodolce con mele topaz 318Il post e la ricetta di oggi si ricollegano direttamente a una precedente mia conversazione sulle mele fatta ad ottobre, una delle diverse conversazioni su questo frutto fatta nella sua stagione di raccolta e elezione.
Nello specifico si ricollega anche a una richiesta che Elena aveva fatto riguardo a un particolare tipo di mela dal nome molto affascinante ed evocativo e dal bel colore rosso striato.

A questo indirizzo trovate il post di ottobre e lo scambio di opinioni con Elena, ma allo stesso tempo vi lascio alcune riflessioni sulle mele presenti allora e che sono tuttora validissime e estendibili a ogni tipo di frutta.
“…………………….Non si parla mai abbastanza di frutta e tanto meno di mele per cui non temo affatto di ripetermi avendovi già raccontato diverse cose in queste settimane sulle mele, semmai mi devo impegnare di più a fornirvi spunti pratici e ricette per usarle al meglio e con fantasia.
Però di questo cesto mi ha affascinato un particolare che non è esclusivo delle mele, ma di tutti i frutti/ortaggi della terra.
Se notate anche qui sono riportati i nomi delle diverse varietà e hanno tutti nomi affascinanti, curiosi, eloquenti, allusivi, in molti casi anche poetici.
Insomma la terra con i suoi frutti sa ispirare come non mai l’uomo a sviluppare un linguaggio dell’anima ricamando sul mondo dei vegetali i suoi lati più poetici e evocativi.
Ed è un bellissimo e multicolore linguaggio che andrebbe raccontato e ascoltato spesso perché nasconde dietro storie fantastiche che sanno affascinare l’essenza della nostra fantasia di adulti, per non parlare di quella stupenda dei bimbi.
Andrebbe tutelato e valorizzato come una delle cose più preziose che ci arriva dalla tradizione vicina e lontana, una ricchezza anche questa come tante che ci sono nel nostro paese e che la cecità di molti rischia di rendere invisibile……………..”
La ricetta invece è nata qualche settimana dopo e grazie al fatto che le mele, in particolare questo tipo di varietà, ha una lunga resistenza nel tempo (non così tanto come i produttori vorrebbero far credere, la natura estende la loro resistenza di qualche mese, solo chimica sommata a tecnologia riesce a farle vivere come zombi anche per un anno!!!).
Così con l’arrivo del bel radicchio rosso l’abbinamento è stato istantaneo e azzeccato, anche per la somma di effetti benefici reciproci.
Ora a voi la ricetta.

 

Radicchio in agrodolce con mele topaz

Radicchio in agrodolce con mele topaz 518

Ingredienti per 4 persone:

  • 4 cespi di radicchio rosso,
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 1 cucchiaio di maggiorana secca,
  • 4 cucchiai di pinoli,
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna,
  • 4 piccole mele qualità Topaz,
  • 1 limone,
  • scaglie di grana (facoltativo),
  • aceto di mele,
  • olio extravergine d’oliva,
  • sale

Preparazione

  1. Sfogliare, lavare e affettare il radicchio, sbucciare e tritare l’aglio, rosolarlo velocemente insieme a 3-4 cucchiai d’olio in una larga padella dal fondo spesso.
  2. Aggiungere il radicchio, la maggiorana, i pinoli, lo zucchero e un pizzico di sale, saltarlo a calore vivace per pochi minuti bagnandolo in ultimo con poche gocce di aceto.
  3. Lavare con cura le mele, dividerle in 4 spicchi eliminando i semi e tagliarle in maniera decorativa, semplicemente a fette o in alternativa in cubetti, bagnarle in ogni caso subito con il succo di limone.
  4. Mettere il radicchio tiepido sul fondo dei piatti, aggiungere le mele disponendole ai lati, guarnire con delle scaglie di grana a piacere e servire accompagnando da pane integrale o di segale.

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9 Commenti per “Le mele Topaz incontrano il rosso radicchio”

  1. elisabetta pendola Scrive il Jan 16, 2013 | Replica

    sono bellissimissime!

  2. Giuseppe Capano Scrive il Jan 16, 2013 | Replica

    Grazie Elisabetta!
    A presto
    Giuseppe

  3. Roberta Scrive il Jan 16, 2013 | Replica

    Giuseppe, ciao, buon anno!
    Torno finalmente al tuo blog dopo una piccola pausa vacanziera e una brutta influenza. E capito proprio bene, perchè questa ricetta la trovo molto intrigante, mi piacciono tantissimo questo tipo di contrasti.
    E poi non ho potuto fare a meno di restare incantata dalle tue considerazioni sul linguaggio della terra e dei suoi frutti.
    Proprio stamani parlavo con la mia fruttivendola, sul fatto che lei coglie i suoi prodotti in azienda la sera prima e poi li porta al mercato della Coldiretti la mattina stessa, eppure fatica a mantenere questo tipo di “politica” perchè sempre meno gente acquista da lei e sempre più si rivolge agli “outlet” di frutta e verdura, che smerciano cibo di dubbia provenienza a prezzi ultra convenienti. Ora ecco io capisco la crisi, ma mi domando anche quanto sia un problema di mancanza di “cultura”.
    Spero di non averti annoiato, a presto!

  4. Giuseppe Capano Scrive il Jan 16, 2013 | Replica

    Ciao Roberta,
    ben tornata e Buon Anno a te.
    Annoiato per niente, anzi, comunque hai azzeccato in pieno: è proprio un fatto di cultura o per parafrasare e restare in ambito agricolo di “non coltura” della conoscenza, come della terra, delle persone, della società.
    Del resto il mondo esterno è fatto troppo spesso di sole apparenze e chi di queste apparenze vive sta fondamentalmente male, cosciente o no che sia.
    Il mio contributo come mestierante di cucina vorrebbe essere in questo senso, cioè nel mettere la cultura al primo posto a prescindere dal mestiere che si fa e intendo la cultura nel suo senso più grande e ampio.
    Quindi prima di autocelebrarsi per quanto si è teoricamente bravi bisognerebbe chiedersi quanto si fa per la cultura del cibo e per la società in cui si vive.
    Tutto il resto dovrebbe venire dopo.
    Sempre in teoria.
    Ma che questo non sia riconosciuto o riconosciuto poco non ha importanza, ciò che importa è credere che questa strada della cultura sia la via maestra e impegnarsi a seguirla a prescindere, perché ci si crede non perché ci si debbano aspettare necessariamente chissà quali riconoscimenti.
    Mi sembra che in questa crisi manchi in realtà proprio questo: fare le cose perché sono giuste e ci si crede, non farle perché nelle apparenze si deve risultare bravi e vincenti o perché ci si debba aspettare un compenso su tutto e per tutto.
    Ok sono stato un po’ serio e prolisso, comunque sono convinto che ci intendiamo bene su questo.
    Alla prossima
    Giuseppe

  5. Roberta Scrive il Jan 16, 2013 | Replica

    Perfettamente direi, grazie mille per la chiacchierata, è sempre un piacere e uno stimolo confrontarsi con te 🙂

  6. Elena Scrive il Jan 16, 2013 | Replica

    Grazie!! oltre alle altre qualità sei anche uno chef che mantiene le promesse!! domani compro il radicchio…e ti so dire

  7. Giuseppe Capano Scrive il Jan 16, 2013 | Replica

    Bene, allora aspetto l’esito della tua prova.
    A presto
    Giuseppe

  8. Elena Scrive il Jan 21, 2013 | Replica

    Provato il piatto: semplice e soddisfacente…curiosità tecnica…metti lo zucchero per compensare l’amaro del radicchio? serve a ‘glassare’ e lucidare l’insieme?grazie

  9. Giuseppe Capano Scrive il Jan 21, 2013 | Replica

    Ciao Elena,
    si in linea di massima si, diciamo che lo zucchero serve per far risaltare meglio la caratteristica amara del radicchio e come effetto secondario ha quello di glassare.
    Una tecnica comunque usata con frequenza in cucina.
    A presto
    Giuseppe

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