L’Hordeum vulgare

Scritto da Giuseppe Capano il 30 gennaio 2017 – 21:54 -

Orzo chicchi piano 318Se dobbiamo ricercare il cereale che per primo è entrato a far parte del modo di alimentarsi umano dobbiamo rivolgere il nostro sguardo ai chicchi rilasciati dalle spighe dell’orzo.
All’epoca del neolitico quando a oriente la rivoluzione agricola prendeva forma e stravolgeva completamente  l’organizzazione sociale dei primi uomini portando una serie di novità sostanziali la sua coltivazione fu un elemento di primaria importanza.

Lo dimostrano i documenti più attendibili che parlano di un suo primo uso risalente a oltre 10.000 anni fa quando fu il progenitore del cibo base avviato a cottura primordiale, il pane.
Ma non solo del cibo solido, anche di una bevanda diffusa oggi in ogni angolo del mondo e che ancora adesso deve moltissimo all’orzo, la birra.
La gloria dell’orzo è malgrado questo poi scemata moltissimo, altri cereali sono diventati i protagonisti del pane, ai suoi chicchi sono stati preferiti prodotti finiti di più semplice e immediata cottura, l’allevamento mondiale ha preteso in qualche modo la sua testa.
Ragioni che hanno delineato una situazione odierna in cui la maggior parte della produzione mondiale dell’orzo è destinata all’alimentazione animale e solo il 5% a quella umana.
Una motivazione in più per sforzarsi di riabilitare alla grande questo eccellente cereale e renderlo protagonista attivo della tavola quotidiana con le mille soluzioni golose a cui si adatta.
Anche perché porta con se un notevole carico di sane proteine vegetali, ottimi sali minerali come fosforo, potassio, selenio, vitamine del gruppo B, tante fibre e altre preziose micro sostanze ancora allo studio dei ricercatori.
Troviamo questo cereale pronto all’uso in chicchi sostanzialmente sotto due formule diverse, quello decorticato o mondo che conserva con se buona parte del rivestimento esterno e quello perlato che ne è stato privato quasi del tutto.
Il primo mantiene un quadro nutrizionale a più ampio spettro e dal punto di vista nutrizionale sarebbe il più indicato, di contro ha bisogno di un lungo ammollo e lunghi tempi di cottura.
Il secondo è il più diffuso in assoluto, ha tempi di cottura circoscritti ai 25-40 minuti a seconda della preparazione, non necessità di ammollo, si adatta a quasi tutte le preparazioni della cucina.
Dell’orzo si fa anche un discreto uso in farina, come ingrediente in paste, pane e prodotti da forno, sotto forma di pratici fiocchi per la prima colazione, dolci o impanature particolari.
Senza dimenticare l’uso più “ludico” oggi molto in voga della versione tostata, ridotta in polvere e utilizzata come sostitutivo del comune caffè.
Per completare il quadro però non si può non citare la trasformazione dell’orzo in malto dolce, un dolcificante molto interessante in pasticceria come alternativa sana al classico zucchero bianco e ancora di più nella preparazione di impasti lievitati come aiuto forte al lavoro sinergico dei lieviti.
Appena riesco, invece, mi addentro meglio negli usi concreti di cucina portandovi anche alcune interessanti ricette di esempio!!!

Orzo chicchi piano 518


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