L’omologazione del cibo

Scritto da Giuseppe Capano il 15 ottobre 2016 – 23:06 -

nido-ceci-318Il rischio concreto in campo alimentare, concetto probabilmente allargabile a molti altri campi, è l’omologazione del cibo in pochi generi, quelli che per ragioni commerciali e economiche, di resa, estetiche e di trend del mercato vengono privilegiati.
A fronte dell’apparente sicurezza di uno standard di riferimento ripetibile sempre uguale e costante vengono tolte moltissime prospettive altre, quelle che per secoli sono state la linfa della cucina, della cultura popolare sul cibo, del mondo alimentare nel suo complesso.

Così le nuove generazioni crescendo arrivano a credere che di un cibo esistono solo 1,2,3 forse 10 versioni trovabili magari ovunque, non arrivano quasi mai a immaginare altro.
Soprattutto quelle generazioni che crescono in un ambito urbano dove lo “spacciatore” di alimenti prevalente è il supermercato, un mondo di varietà merceologiche in realtà poverissimo.
Nei contesti più rurali, per fortuna ancora molto diffusi in Italia, l’occasione per conoscere gli “altri alimenti” sono più numerose se non altro per la testardaggine di molti anziani nel voler coltivare i loro semi, le loro piante, le tipologie che sanno essere più buone malgrado non più alla moda o aderenti agli standard del mercato.
Ma anche qui lo scenario diventa sempre più grigio per un evoluzione naturale che vuole la scomparsa dei vecchi testardi contadini o semplici amanti della terra e dei suoi frutti altri.
Da questo punto di vista le diverse iniziative, le associazioni, i gruppi nati per salvare semi, piante e ricordi alimentari sono una felice parentesi che va sostenuta e seguita con grande interesse.
Di loro spero di occuparmi attivamente nei miei prossimi interventi qui sul blog!
Più che concentrarsi su mode, spettacolo, finta innovazione tecnologica, apparenze e estetica fine a se stessa il mondo della cucina dovrebbe preoccuparsi di questo rischio grosso.
Perché mancando le varietà mancheranno poi le occasioni per creare nuovi piatti partendo dal punto di forza e dalla caratteristica unica che ogni varietà porta con se e che necessariamente è diversa da un’altra.
Riflettevo di questo in maniera profonda in una delle ultime iniziative dedicata all’anno internazionale dei legumi che ho seguito personalmente presentando ricette e portando consigli e indicazione pratiche.
Intelligentemente gli organizzatori hanno pensato di mostrare al pubblico presente dei campioni delle tante varietà che un singolo alimento può vantare.
Prendendo ad esempio i comuni ceci è stato bellissimo far vedere come non esiste una unica tipologia, ma ve ne sono centinaia e tutte con prerogative diverse; grandi, piccoli, grinzosi, lisci, neri, rossi, chiari e così via.
Per quanto pazzesco sembri la differenza tra un piatto e l’altro a base di ceci deve spesso il motivo proprio ai ceci, una verità molto semplice che utilizzando un’unica tipologia verrebbe meno definitivamente.
Bisogna quindi darsi molto da fare e suggerire soluzioni pratiche, all’obbiezione che ad esempio nei territori singoli non si trovano varietà di altri territori bisogna saper suggerire come utilizzare quello che in loco è presente ottenendo risultati buoni lo stesso.
E bisogna farlo in fretta!!!

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