Mangiare plastica e essere felici

Scritto da Giuseppe Capano il 14 maggio 2014 – 16:08 -

Alternativa vegetale 318Visto il piccolo clamore e la risonanza avuta nel mondo ristorativo vegetale una serata di alcune settimane fa non abbiamo resistito e siamo andati a provare volutamente un fastfood vegano di recente aperto, dopo un discreto numero di altri uguali in altre località.
Qui non vi sto a riferire ne dove ne quale, il mio scopo non è mettere in cattiva luce il lavoro degli altri, piuttosto quello di riflettere insieme a voi sul mondo alimentare che ci circonda e di come chi vive di cucina come me lo può interpretare, eventualmente anche sbagliando.

In ogni caso come avrete già intuito l’impatto è stato pessimo, già di per se personalmente non morivo dalla voglia di frequentare il locale, il concetto di fastfood mi pare in completa contraddizione con tutto il resto che spinge a scegliere una filosofia di vita e alimentazione così importante.
Ma questo è un mio parere personale, certamente opinabile.
Mi attengo invece ai dati reali vissuti e all’esperienza diretta.
Tralascio, anche se non sono certo elementi di secondo piano, gli aspetti dell’igiene e del tipo di lavorazione che in diretta ogni cliente vede da se in un contesto ricco di forti perplessità.
Anche perché se penso al mondo dei ristoranti e alle normative severe a cui devono sottostare trovare poi situazioni di discutibili prassi organizzative igieniche come queste pone diverse domande.
Comunque andiamo oltre, l’offerta di proposte era abbastanza estesa, visto il contesto con predominio di panini di varia natura misti a piadine, qualche piccolo stuzzichino e qualche dolce.
Tutto a imitazione di un mondo di carne che si contesta e combatte, ma evidentemente allo stesso tempo si rimpiange!!
Quindi bistecche, polpette, affettati, hamburger, wurstel, finta maionese e finto formaggio e così via, del coraggio e orgoglio di tracciare altre strade di alimentazione vegetale con proposte realmente nuove e originali neanche l’ombra.
Per altro le soluzioni sarebbero molto facili da trovare, basterebbe guardare al nostro passato e alle geniali trovate della cucina regionale Italiana che abbonda di proposte esclusivamente vegetali.
Fin qui però rimaniamo ancora nell’ambito di scelte di marketing lecite e rispettabili, per quanto discutibili!
Dove invece si cade in pura tragedia con una tristezza infinita e nella qualità delle proposte ristorative, abbiamo preso un po’ di tutto e l’imitazione non aveva mai fine con una qualità finale allucinante.
Siamo tutti usciti dal locale abbastanza in fretta e con la netta sensazione di aver mangiato plastica, autentica plastica, anche se non è così ovviamente.
Nel senso che sono tutti derivati da alimenti e altrimenti non potrebbe essere, alcuni di questi di per se sono anche discreti se poi lavorati in cucina con intelligenza, ma questo cambia veramente poco.
È realmente questa la strada che si vuole tracciare per dimostrare con qualità tangibile la validità di una proposta ristorativa interamente vegetale?
E i clienti sono così tanto soddisfatti di consumare prodotti che del gusto e dei sapori si fanno un baffo scimmiottando un mondo fast tradizionale che sta distruggendo il pianeta?
Non so che rispondere personalmente, mi è solo rimasta per giorni e giorni quella sensazione di plastica in bocca e l’infinito stupore di vedere diversi avventori del locale felici di mangiare quella sorta di derivati alimentari plasticosi solo perché garantiti esenti da contaminazioni animali.
Opinione personale ovviamente!

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Postato in Cibo, cultura e società, Mondo alimentare | 6 Commenti »


6 Commenti per “Mangiare plastica e essere felici”

  1. Giuseppe M. Scrive il May 14, 2014 | Replica

    Concordo con tutto quello che ha scritto chef. Purtroppo il mondo veg sembra essere una moda attuale e come tale il marketing cerca di fare il suo guadagno cavalcando l’onda del momento. Molti vegani e vegetariani evitano l’utilizzo di prodotti animali per ragioni etiche ma poi acquistano prodotti industriali lavorati e prodotti dall’altra parte del mondo e con materie prime di dubbia provenienza e qualità. O si ingozzano di glutine lavorato per mangiare una finta matriciana o un veg-burger o peggio ancora affettati stracolmi di aromi sintetici. A che pro? Non è meglio cercare di convivere con la natura e l’ambiente in cui viviamo apprezzando la stagionalità che madre terra ci offre e gustarci al meglio i prodotti nella loro integrità? Non sono vegetariano ma consumo pochissimi prodotti animali perchè sono consapevole degli effetti sulla salute e quei pochi li scelgo locali e di qualità (inteso come prodotti rispettando la natura). Non amo i fast food e dall’altra parte non amo gli estremismi veg, ci vuole equilibrio e consapevolezza soprattutto a tavola.

  2. Giuseppe Capano Scrive il May 14, 2014 | Replica

    Caro Giuseppe,
    inutile dire che sono pienamente d’accordo con te, in particolare hai perfettamente ragione quando dici che ci vuole equilibrio e consapevolezza e non solo a tavola.
    Nei fatti non sono questi gli anni dell’equilibrio, trionfa un po’ ovunque l’estremismo e conta veramente molto poco se è un estremismo che nasce da nobili intenti.
    Dal mio punto di vista estremismo rimane e a poco porta.
    Grazie del tuo bel commento.
    A presto.

  3. Michele Tuveri Scrive il May 15, 2014 | Replica

    ciao Giuseppe, non basta l’etichetta “vegano” per fare di un fast food un luogo in cui si rispetti il cibo. Probabilmente, lo immagino dal tuo racconto, la scelta vegana era per ragioni di puro marketing. Avrebbero potuto rivendersi in qualunque modo, magari a suon di sushi, pur di cavalcare qualche moda. Allo stesso tempo faccio un’osservazione: questo tipo di locali mi ricorda molti ristoranti italiani all’estero, dove la delusione è totale, se ci vai credendo di trovare qualche pietanza che almeno un po’ ricordi quelle di casa. Ma non prendiamo certo quei ristoranti come esempio per farci un’idea della cucina italiana. Anche nei ristoranti cinesi troviamo il vino e pietanze contaminate in modo da essere più compatibili con il gusto medio nostrano. Tutti questi osti vogliono andare in attivo e cercano di intercettare più gusti possibile; mentre il grosso degli avventori credo sia ancora piuttosto sprovveduto e si trova più a suo agio fra gli scimmiottamenti di carni e formaggi vegani. E il gusto alla plastica è proprio dei fast food, di ogni tipo, non è esclusiva di quelli etichettati vegani, quindi finisce che quegli avventori target soddisfano le proprie aspettative. Troveremo proposte nuove e originali in altri contesti; ad esempio, anche la maionese vegetale, che in quel locale si confondeva tra le varie imitazioni plasticose, ha trovato la sua giusta valorizzazione in un tuo post in questo blog. Altro contesto, altro autore, altri destinatari. Questa almeno è la mia opinione, che offro senza pretese alla discussione.
    ciao e a presto
    michele

  4. Giuseppe Capano Scrive il May 15, 2014 | Replica

    Ciao Michele,
    intanto ben tornato con i tuoi interventi sempre graditi.
    Si ovviamente è una scelta di puro marketing e del rispetto dell’utenza neanche l’ombra, solo la teoria dei grandi paroloni e frasi scritte ad effetto per invogliare la frequentazione del locale.
    Condivido tutto di quello che scrivi, ma forse è meglio precisare una cosa a rinforzo della tua riflessione: il punto critico non è ovviamente il fatto che si cerchino di imitare i piatti di origine animale, questo può essere fatto senza grossi problemi se poi si inserisce in una quadro complessivo di offerta intelligente, sana e ben fatta.
    Per altro alcune cose come citavi tu della maionese sono anche molto meglio fatte in chiave vegetale.
    Il punto è che imitare in maniera massiccia, dando copie schifezze solo perché esteticamente assomigliano di più al prodotto da copiare, dalla consistenza di plastica e dal sapore nullo lascia impietriti.
    Può forse accontentare chi ritiene che sia più importante non ingerire prodotti di origine animale al di la dei gusti e dei sapori, ma certo è una strada suicida secondo me.
    Sono semi i cui frutti saranno molto amari e non solo dal punto di vista del gusto, ciò che è più importante sono i riflessi sulla salute, si segue la pericolosa illusione di mangiare cibi sani e si finisce negli uguali meccanismi di chi consuma hamburger e company veri, con ben poca differenza reale.
    L’unica differenza apparente è a parole e nella propaganda pubblicitaria, mentre le conseguenze sono tutte del consumatore.
    A presto
    Giuseppe

  5. Elena Scrive il May 15, 2014 | Replica

    Caro chef, sottoscrivo completamente quello che dici. Sono felicemente vegan da anni, ma non andrei mai a mangiare in un fast food come quello che descrivi. Meglio un pasto con un paio di mele bio! Purtroppo, vegan o non vegan, nel nostro mondo predominano fretta, superficialità, culto del denaro…in tutti gli ambiti…riscopriamo i valori opposti e queste storture smetteranno di infestarci!ma i cambi di mentalità sono i più duri, lenti e difficili! ci vuole passione e amore, in ogni azione della propria vita…come spesso scrivi anche tu e come si percepisce dalle tue ricette…grazie.

  6. Giuseppe Capano Scrive il May 15, 2014 | Replica

    Ciao Elena,
    grazie a te per il commento appassionato e per i gentili complimenti!
    Mi piace quando dici che ci vuole passione e amore in ogni azione, aggiungo anche pazienza e consapevolezza di se e delle proprie azioni che possono avere conseguenze su noi stessi e spesso su tutti gli altri.
    La strada è lunga, i cambiamenti lenti, ma granello dopo granello si può costruire una montagna!!!
    A presto
    Giuseppe

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