Maremma da leggere e gustare

Scritto da Giuseppe Capano il 31 luglio 2011 – 17:07 -

In questi giorni sono in maremma, per lavoro, duro e faticoso come l’operare in cucina e dover cucinare per molte, molte persone è. Il progetto che seguo da tanti anni è una sorta di ristorazione “democratica”, non potendo offrire un bel servizio al tavolo con tanto di cameriere, bel arredamento, posate e stoviglie nobili chiediamo all’ospite di armarsi di un po’ di pazienza e scegliere i piatti che più preferisce da una linea di self service. Uno sforzo del cliente che cerchiamo di compensare servendo una linea di piatti vegetariani in stile mediterraneo fatti da prodotti di prima qualità e biologici, con lavorazioni calibrate e un attenzione al territorio.

Quanto e come riusciamo a far contenti i clienti non spetta a me dirlo, ma diciamo che in genere i riscontri positivi sono abbondanti.

Libro Maremma maremma

Comunque non è di questo che volevo parlare, sono qui in maremma e malgrado i mille impegni continuo con la mia lettura di un libro curato dall’amico Luigi Caricato, “Tutti dicono maremma maremma”, un’antologia che offre uno spaccato di una società contadina e le rende la dignità meritata attraverso una serie di racconti scritti da una ventina di autori di diverso stile narrativo.

Ecco un breve passaggio dell’introduzione al libro:

Lo confesso, ho sempre avuto un grande desiderio: far sorridere i contadini. Non che questi siano tendenzialmente malinconici e depressi, tutt’altro. Nel loro ambiente vivono una condizione di quasi assoluto stato di grazia. Hanno volti duri, solcati dal sole e dalla fatica, ma conservano intatto uno sguardo serafico che sa trasmettere serenità e purezza.
Nelle campagne in cui quotidianamente operano senza sosta – dall’alba fino al tramonto, e anche di domenica – gli agricoltori esprimono una perfetta aderenza con il paesaggio di cui si sentono parte integrante e nello stesso tempo custodi. Eppure, nonostante ciò, a osservarli da vicino, e a sentirli parlare in piena libertà, sembra mancare loro qualcosa.

A osservarli con attenzione, si nota un certo disagio, quasi un senso di insofferenza verso un mondo esterno che sottrae loro respiro e vita. La città invade i campi prima con strade larghe e superveloci, poi con un’edilizia selvaggia che divora le terre più fertili. Si sottraggono superfici coltivabili e tutto ciò li rende simili a prigionieri accerchiati e senza scampo.

Chi li conosce e li frequenta, sa bene che gli agricoltori vivono con grande senso di prostrazione e avvilimento la progressiva invasione del mondo urbano, ma lamentano nel contempo un effettivo isolamento sociale, culturale ed economico. Si sentono soli e abbandonati, perché nessuno vuole più ascoltarli e prenderli in seria considerazione.

Neanche i grandi giornali riservano spazi di cronaca e approfondimento, se non in maniera occasionale e comunque mai soddisfacente. Figurarsi la tivù, e forse è anche un bene. Nessuno che si voglia occupare delle loro problematiche, allo stesso modo di quanto avviene con altre professioni. Nessuno che ne rispetti l’identità e le esigenze, nemmeno gli uomini di cultura, giacché il mondo agricolo – luoghi comuni e tendenze neobucoliche a parte – nei fatti non piace, se non a pochi.

Può senza dubbio piacere la campagna, per la bellezza del paesaggio, ma non la campagna in quanto tale, con l’ininterrotto lavoro che essa implica e con gli uomini apparentemente rudi che ogni giorno la vivono sulla propria pelle. I figli dei contadini fuggono la campagna e arrivano in sostituzione gli stranieri, i nullatenenti, percorrendo la medesima via crucis; ma via via che ascenderanno anche loro nella scala sociale, e conseguito un titolo di studio e una base economica più solida, si dilegueranno, per dar spazio ad altri ultimi nullatenenti e con poche speranze. Ed ecco allora – per contrastare, almeno parzialmente, tale stato di isolamento culturale, e per evitare fughe a ripetizione – l’idea, certamente originale, di realizzare un’antologia di racconti inediti ispirati al mondo agricolo.”

Il libro è molto interessante anche per chi non frequenta questi luoghi, i racconti possono più o meno piacere ma sono tutti fluidi e di piacevole lettura, a me diversi di loro hanno ispirato piatti, nel senso che leggendoli mi sono immaginato quali piatti e ricette avrebbero potuto sposare prendendo spunto dai “contenuti alimentari” spesso presenti.

Mi sono segnato l’appunto e vorrei per ogni racconto creare la sua ricetta e poi pubblicarla con uno stralcio specifico dal libro. Per ora è un buono proposito, chissà se riuscirò a trovarne il tempo, però potrebbe essere un bel viaggio.
Intanto se ne avete l’occasione procuratevi il libro e gustatene almeno le pagine.


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2 Commenti per “Maremma da leggere e gustare”

  1. Luigi Caricato Scrive il ago 2, 2011 | Replica

    Ma è straordinaria l’idea: una ricetta per ogni piatto

  2. Giuseppe Capano Scrive il ago 2, 2011 | Replica

    Ciao Luigi, si l’idea piace molto anche a me, su alcuni racconti mi è venuta di getto la ricetta corrispondente, su altri ho bisogno di elaborarli meglio e devo finire ancora di leggere il libro.
    Comunque, trovato naturalmente il tempo che è sempre l’elemento condizionante come sai bene, vorrei provarci e anche riuscirci sperando che l’autore del brano poi ne apprezzi il tentativo. In questi giorni di lavoro se riesco comincio a provare qualche ricetta/racconto.
    A presto

    Giuseppe

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