Pane, metafora della storia

Scritto da Giuseppe Capano il 27 ottobre 2011 – 23:17 -

Pane integraleDei corsi e ricorsi della storia si potrebbero scrivere un infinità di enciclopedie tante sono le vicende che ruotano intorno.
Nel campo alimentare poi nel corso dei secoli si è assistito a innumerevoli cambi di direzione e ciò che in un tempo era il meglio si è ritrovato a essere il peggio in altri periodi.
Esemplare la vicenda del pane che per diversi decenni degli ultimi secoli ha visto considerare i prodotti realizzati con farine grezze e miste come merce di scarto e basso profilo adatto all’alimentazione dei poveracci e indigenti, l’uomo “civile”, invece, era tale se consumava solo pane di farina bianca raffinata.
Una concezione di status alimentare ancora molta diffusa fino a qualche anno fa e ancora adesso radicata in un’ampia fetta di popolazione.

Di contro però il denigrato pane fatto di farina grezza di cereali diversi o misti al grano conosce oggi un aurea di prodotto sano e naturale.
Meritata intendiamoci, ma fa sorridere questo ricorso della storia, ancora di più dopo aver letto questo scritto di alcuni secoli che testimonia in maniera esemplare la presunta superiorità del pane raffinato, “pane di formento” contrapposta al pane volgare e povero (sic!!!!) impersonato dal “pan di fava”.
Il testo è tratto dalle mie letture del maestro Montanari e credo sia bello farvene dono, giusto per riflettere un poco e capire meglio anche il tempo moderno che ci circonda.

Contrasto del pane di formento e quello di fava per la precedenza

Pane integrale

Che sei venuto a fare in questo sito,
Oh pan di fava, ché fra i contadini
Non vai, u’ sei amato e riverito?
Non ti vergogni a stare in ‘sti confini,
Dove non sei gradito né prezzato,
Come cibo contrario ai cittadini?
Credi esser forsi nobilmente nato,
Come son’io, e posseder gli honori
Ch’io faccio, essendo a tutti caro e grato?
Alla mente de’ re, d’imperatori
De’ prencipi, de’ duchi e de’ marchesi
Compaio, e n’ho tra lor gratie e favori.
Ch’insolenza è la tua, che in ‘sti paesi
Comparso sei, senz’esservi richiesto,
E son, come tu sai, già tanti mesi?
Levati via di qua, ch’io ti protesto
Ch’io ti farò un servitio che dirai:
“Foss’io restato a casa mia più presto!”
Io son miglior di te, come tu sai,
Ed ho fra tutti i grani il primo grado,
Onde non son per decaderne mai.
Nelle città soggiorno, tu di rado
Ci vieni, se qualch’un non ti ci porta,
Hor dunque, de l’uscir ritrova il guado.
Sù, spacciati in un tratto, e della porta
Uscendo, va’ discosto alla cittade,
Come il tuo stato e l’esser tuo comporta.

da: Contrasto del pane di formento e quello di Fava per la precedenza. In Bologna, presso Bartolomeo Cochi al Pozzo Rosso, 1617


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