Ribellarsi alle assurdità del mercato alimentare

Scritto da Giuseppe Capano il 28 settembre 2012 – 12:24 -

Mele golden zoom 318Scusate se insisto con il tema delle mele, ma da dentro mi è venuto un impeto irrefrenabile di sana indignazione che non posso fare a meno di mettere nero su bianco.
Visitando alcuni supermercati di Milano non ho potuto fare a meno di accorgermi con orrore che in diversi banchi della frutta erano esposte per la vendita mele del raccolto 2011 e che con molta ingenuità accanto gli strateghi della vendita avevano pensato bene di sottolineare in altre cassette la scritta “mele di nuovo raccolto”.

Scusatemi ancora l’impeto, ma come può essere così stupido il consumatore nell’insistere a comprare mele stravecchie semplicemente tirate a lucido con i moderni strumenti tecnologici?
Avendo poi di fianco la prova lampante di quanto siano vecchie?
E insisto, avendo il confronto assurdo di un prezzo di vendita più alto delle mele vecchie (solo perché magari di una qualità considerata dall’appeal più forte, più prestigiosa e vendibile) rispetto a quelle nuove?
Stiamo rasentando la follia pura se questa è la situazione del mercato e se quasi nessuno ne sottolinea l’assurdità alimentare e direi anche culturale, fino a dove vogliamo spingerci?
E se un domani la tecnologia consentisse di mantenere fresche le mele per 5 anni arriveremo fino a questo?
Lo so rispondere non è così semplice e le attenuanti per chi vive in una grande città schiacciato da una vita frenetica e dalla recente crisi che condiziona pesantemente i consumi sono diverse, ma non è questa la strada migliore da seguire.
Serve e bisogna metterselo bene in testa un impegno concreto personale per seguire il tema alimentazione quotidiana consci che è questa la discriminante che condiziona in positivo o negativo il nostro stato di salute e di tutte le persone care che abbiamo vicino.
Che il tempo non ci sia per farlo è vero solo in rari casi, è invece solo una questione di priorità, fino quando saranno privilegiati aspetti della vita che ci portano solo apparenti sollievi scombussolando ancora di più la nostra mente (e qui il collegamento con l’eccesso di abbuffate televisive viene spontaneo, a maggior ragione pensando alla spazzatura che viene trasmessa) certo il tempo non ci sarà mai.
L’alimentazione corretta, in sintonia con le stagioni, equilibrata e rigenerante dovrebbe essere un pensiero ricorrente nella nostra vita e ribellarsi alle assurdità del mercato alimentare dovrebbe essere la norma, non l’eccezione.

Mele rosse albero 518


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13 Commenti per “Ribellarsi alle assurdità del mercato alimentare”

  1. Michele Tuveri Scrive il set 28, 2012 | Replica

    ciao Giuseppe, sin da ragazzino non capisco come si possa arrivare alla distruzione ogni anno di mucchi, di colline di arance. Non capisco nemmeno questa che ci racconti, dello spaccio di povere mele mummificate o ibernate. Da ragazzino mi chiedevo perché non le regalassero a chi non ne aveva. Poi mi chiedevo perché non ne producessero di meno. Pensieri infantili, di chi non conosce la violenza idiota di schemi politici e finanziari e segue il lume del proprio naso. Certo, se gli specialisti esperti producono questi bei risultati, mi tengo le utopie del ragazzino, di una larga distribuzione de beni e della sostenibilita’ delle colture, grazie anche alla loro varieta’ possibile. Nel quotidiano evito di essere un dente di quegli ingranaggi perversi. Buona frutta di stagione e a presto
    michele

  2. Giuseppe M. Scrive il set 28, 2012 | Replica

    Ha proprio ragione ma il prodotto che ci devono proporre lo decidiamo noi: se il marketing da un lato cerca di rifilarci prodotti scadenti e vecchi tirati a lucido, noi dovremmo non acquistarli e predilire quelli di stagione e al naturale. Vivo in città ma provengo da un paese agricolo. I primi anni acquistavo nei supermercati ma sempre più mi mancavano gli odori e i sapori veri della terra. Li ho ritrovati ai mercati ortofrutticoli e a quelli dei contadini a km0 e adesso nei supermercati acquisto solo detersivi e prodotti non alimentari. Con la crisi sempre più gente si avvicina all’acquisto diretto e più consapevole perchè si rende conto che un prodotto fresco e di stagione dura di più di uno lucidato e incerato e quindi lo butta… E poi il gusto e i profumi cambiano, lì non si compete!

  3. Giuseppe Capano Scrive il set 28, 2012 | Replica

    Ciao Michele, belle riflessioni le tue, la sintonia di vedute mi porta a rammentare che sono state anche le mie riflessioni, in particolare faccio molta fatica a dimenticare le montagne di eccellenti arance mandate al macero per un gioco economico assurdamente stupido.
    Quando ancora la televisione faceva cose serie dopo quelle immagini facevano vedere le persone che muoiono di fame, una realtà che facciamo sempre finta di non conoscere.
    Credo che il rispetto della stagionalità oltre alla simbiosi perfetta con la natura e i grandi benefici per la salute porti poi anche a migliorare (non oso dire superare) i problemi di tante persone che realmente e non per finta patiscono la fame, un’ossessione quella della fame che mio padre si ricordava ancora benissimo e spesso mi raccontava.
    Che noi Italiani abbiamo memoria assai corta è una triste realtà, ma in qualche modo ci dovrà essere un cambiamento.
    Per ora in alto i calici agli alimenti di stagione.
    A presto
    Giuseppe

  4. Giuseppe Capano Scrive il set 28, 2012 | Replica

    Caro Giuseppe, pienamente d’accordo, soprattutto quando parliamo di gusti e profumi del prodotto stagionale.
    C’è anche una grande verità in quello che hai scritto, il potere per assurdo in realtà sarebbe in mano al consumatore così come la capacità di far fare alle aziende le scelte migliori per noi tutti e non solo per far guadagnare loro soldi.
    Eppure il tutto non è così e non funziona, rimane ancora un’ipotesi teorica salvo alcuni casi che sono l’eccezione nella regola, quindi qualcosa in questo meccanismo non funziona.
    Grande responsabilità è di chi fa (male) comunicazione alimentare e magari nei media a più larga diffusione, ma questo non basta a spiegare l’enigma.
    In ogni caso mi conforta molto sapere che un nucleo (che spero cresca sempre di più) di persone attente alle scelte alimentari esiste!!
    A presto

  5. Elena Scrive il set 29, 2012 | Replica

    Entrare nel circuito di acquisto dei Gruppi di acquisto solidale può essere una piccola strategia per avere rapporti diretti con i produttori, conoscere la qualità dei loro prodotti e farsela spiegare a viva voce, imparare a distinguere varietà di mele per es. che non siano più solo le ‘rosse’ e le ‘gialle’…è più faticoso che comperare al supermercato ma ne vale la pena…sono prodotti non trattati e si impara a rapportarsi con la cassetta di frutta che appassisce, si cucina in base a quel che ha bisogno urgente di essere mangiato….cambia totalmente la prospettiva!

  6. Giuseppe Capano Scrive il set 29, 2012 | Replica

    Si ottima osservazione Elena, quello dei gas è uno dei sistemi migliori per ripulirsi da un modo di acquistare distorto e poco funzionale ribaltando la prospettiva da cui si vede il cibo.
    Sono una bella realtà.
    Poca cosa rispetto alla massa, ma intanto stanno tracciando una strada che credo si allargherà sempre più.
    A presto
    Giuseppe

  7. Michele Tuveri Scrive il ott 1, 2012 | Replica

    ciao Giuseppe, un altro esempio. Per farmi il pane uso anche il grano duro (da macinare per avere semola e farina), ma non riesco a trovarne in vendita, ne’ nei circuiti dei cibi biologici, ne’ (per adesso) nelle zone di coltivazione a me vicine. Si trova il grano Kamut, ma si tratta di un marchio registrato, per cui, se e’ Kamut, e’ coltivato in USA (http://it.wikipedia.org/wiki/Kamut). Quindi ho cercato in Italia il grano Khorasan, che sarebbe il Kamut libero, il senatore Cappelli, e qualunque grano duro, senza riuscire (ancora) a trovarne. Insomma, c’è il marchio famoso, più caro e da un altro continente, ma non se ne trova di locale. E dai fornai trovi pane con farina Kamut, molto più caro, ma, pur essendo professionisti, non sanno nemmeno del senatore Cappelli. Bisognerà ben insistere per allargare e far progredire questa strada :-)
    a presto
    michele

  8. Giuseppe Capano Scrive il ott 1, 2012 | Replica

    Ciao Michele,
    indago anche io su questa faccenda del grano duro chiedendo l’autorevolissimo parere di Simona Lauri con cui collaboro in diversi progetti e in fatto di pane e panificazione è forse il miglior punto di riferimento possibile, e non solo in Italia.
    Sulla questione Kamut, come mi raccontava Simona, esiste una profonda ignoranza che il potente marketing che c’è dietro coltiva allegramente e purtroppo non sorprende che questa ignoranza si ritrovi anche nell’ambito professionale.
    In ogni caso bravo, prosegui su un’ottima strada devo dire che sicuramente si allargherà anche grazie al tuo tenace contributo che è perfettamente in sintonia con il tema del post.
    A prestissimo.
    Giuseppe

  9. Simona Lauri Scrive il ott 2, 2012 | Replica

    Buongiorno Michele ha ragione. Qualche mese fa scrissi un articolo proprio sul Kamut perchè ero stanca delle schiocchezze che si dicevano a proprosito ed a solo scopo commerciale. Il Senatore Capelli è una meravigliosa varietà di grano duro con una sua piccolissima nicchia perchè nessuno ha intenzione di spingere questo grano perchè difficoltoso da crescere (molto alta come pianta rispetto allo standard di tutte le altre varietà, soggetta a piegarsi durante le giornate di vento,difficoltoso il raccolto, bassa resa ecc.) Sinceramente lo ritengo il mio primo amore! Seppur sia un grano duro bisogna lavorarlo con molta attenzione, ma i profumi e gli aromi sono impagabili. Per quanto riguarda il discorso di reperre in piccole quantità i grani nostri da macinare in proprio è un pochino difficoltoso, ma non impossibile. Ho trovato ottimo sotto tutti i punti di vista anche una varieta di grano autoctona coltivata nelle langhe di Cuneo. Spero di esserle stata di aiuto. Un saluto e grazie

  10. Giuseppe Capano Scrive il ott 2, 2012 | Replica

    Grazie Simona del tuo intervento, spero che a Michele sia stato utile come contributo.
    A presto
    Giuseppe

  11. Michele Tuveri Scrive il ott 2, 2012 | Replica

    Ciao Simona, ciao Giuseppe, grazie dell’aiuto, che mi è stato molto utile. Ciò che ho letto sul grano senatore Cappelli me lo aveva fatto diventare simpatico e sono contento che Simona me ne dia un motivo anche sostanziale. Nell’immediato, le mie ricerche sul frumento duro mi portano al farro dicoccum, di cui mi pare di aver visto qualche confezione in alcuni negozi bio. Cmq non demordo e vi farò sapere. Fra l’altro, queste ricerche e le persone che fanno incontrare sono molto piacevoli e mettono di buon umore
    Grazie ancora e a presto
    michele

  12. Elena Scrive il ott 2, 2012 | Replica

    Molto interessante!!! allora boicottiamo il kamut

  13. Giuseppe Capano Scrive il ott 3, 2012 | Replica

    Ciao Elena,
    oppure prendiamo come esempio la vicenda Kamut per imparare a valutare con spirito più critico quello che il marketing interessato cerca di fra passare solo per innovazione, mentre dietro nasconde interesse molto meno nobili!!
    A presto
    Giuseppe

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