Semi nuovi e la necessità di capire prima di tutto il linguaggio

Scritto da Giuseppe Capano il 26 maggio 2014 – 22:23 -

Semi di chia 318Non so se sul blog avevo già parlato dei semi di chia, uno dei prodotti che in questi ultimi anni ci stanno arrivando  da quella America che già in passato ci ha regalato tanto in termini di alimentazione.
Sembra una sorta di storia infinita, poi non tutto di quello che arriva è degno di attenzione, lo zampino degli interessi economici e del possibile sfruttamento è sempre in agguato e può bastare nulla per prendere grandi abbagli.

In questo caso però i semi in questione sembrano decisamente interessanti per moltissime applicazioni e con risvolti non indifferenti sulla salute.
Potremmo iniziare con mettere in evidenza la cospicua percentuale di calcio che contengono come quella degli acidi grassi essenziali omega3 e omega6, vitamina C, ferro, potassio e molto altro.
Ma qui non è mio interesse farne un analisi nutrizionale che non mi compete più di tanto, piuttosto cercare di interpretare di questi semi il linguaggio per poi poterlo tradurre in pratica di cucina.
Ne ho già seguito una traccia a suo tempo quando ho cominciato a interessarmi all’uso dei semi di lino, praticamente dei cugini prossimi in termini di caratteristiche complessive a quelli di chia.
Tecnicamente è molto interessante la loro caratteristica spiccata di assorbire acqua, produrre una sorta di gel ed essere di fatto un elemento aggregante per diverse preparazioni di cucina, in particolare i dolci.
E proprio in questa veste li proverò nei prossimi giorni sperimentando un budino con latte di mandorle dove lasceremo a questi semi lo spazio e il compito di “tenere insieme” gli altri ingredienti rinunciando ai classici (e rassicuranti!) leganti.
Vedremo come andrà questo dialogo e quanto dai semi di chia riuscirò a imparare e interpretare, un lavoro questo di entrare in sintonia con un alimento che parla un linguaggio poco famigliare che è basilare e molto importante perché il rischio di non capire affatto i messaggi che un alimento manda sono sempre molto alti.
In rete ad esempio sulla chia si legge di tutto e di più, molte frasi fatte e deduzioni teoriche, un teorizzare modi d’uso e arrivare a dare consigli diciamo “simpatici” con il grande pericolo o meglio occasione persa di non sfruttare che una minima parte dei pregi e delle virtù che questi semi è probabile si portino dietro.
Meglio andare cauti quindi e impegnarsi prima di tutto a capire ciò che l’alimento dice.
E se sarò stato un bravo scolare poi a mia volta vi racconterò il suo racconto.

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