Senza soluzioni pratiche non c’è teoria che tenga

Scritto da Giuseppe Capano il 17 novembre 2013 – 22:14 -

Libri convegno torino novembre 318Sono reduce da un convegno tenuto a Torino oggi su alimentazione e benessere, una serie di relatori autorevoli si sono succeduti sul tema cibo, salute, medicina.
Il mio è stato l’ultimo intervento a conclusione della lunga giornata, una presentazione di cinque miei piatti senza prodotti di origine animale a comporre un menu ideale.

L’obbiettivo era anche quello di far conoscere a un pubblico teoricamente ignaro prodotti particolari per quanto a me usuali come il tofu, il seitan e il tempeh.
Buon successo e grande apprezzamento dei piatti, nella libreria in parallelo al convengo erano presenti praticamente tutti i miei libri e anche questo non è stato male.
Riflettevo però ancora una volta e su questo mi sono confrontato con gli alti relatori su come si propagandano idee sensate e tendenzialmente giuste, si diano consigli d’aiuto preziosi, si metta giustamente in guardia sull’uso di determinati ingredienti, ma poi all’atto pratico manca un elemento fondamentale.
Un elemento che sembra difficile da comprendere.
Le soluzioni pratiche, ovvero l’elemento fondamentale che può determinare l’affermarsi o meno delle teorie con tanta passione espresse.
Così ho provato a spiegare diverse cose a cominciare dal fatto che insistere nel ribadire di non usare determinati alimenti e di usarne solo altri, di cambiare le procedure di cottura piuttosto che di trasformazione, non utilizzare determinati materiali in favore di altri ha efficacia se poi c’è chi sa fornire anche le soluzioni per ovviare alle indicazioni date.
Un esempio molto banale: dire di non usare il sale o limitarlo è un indicazione sacrosanta, dimostrare con studi e ricerche serie i suoi effetti deleteri sull’organismo poi lo è ancora di più, citare statistiche, mostrare esempi concreti è perfetto, ma quanta efficacia ha su una normale persona se poi non gli si da la soluzione concreta, reale, pratica per cucinare senza sale?
Nessuna ve lo dico sinceramente, così come demonizzare a spada tratta lo zucchero e non chiedersi minimamente dal punto di vista tecnico, fisico e chimico quale è la sua funzione (a volte determinante) nella realizzazione dei patti di cucina non porta a nulla.
E non sono solo i consumatori ad aver bisogno di soluzioni pratiche in questo senso, lo sono anche gli operatori di cucina, un anello fondamentale per la realizzazione di progetti alimentari su vasta scala.
Da questo punto di vista ho trovato molto impreparati questi relatori, tutti bravissimi per carità, ma le loro valide teorie hanno poche speranze se non sono coadiuvate dalle soluzioni pratiche.
Limitarsi a dire di mangiare spesso un alimento e non spiegare come cucinarlo e mangiarlo (perché magari non lo si conosce oppure cambia il modo tradizionale di trasformazione culinaria che si conosce) porta a fare poca strada.
Questo va capito e direi che gli operatori tecnici bravi e esperti, gli chef e quant’altro, andrebbero spronati a un alleanza santa con questi ricercatori illuminati e allontanati dallo spettacolo spesso pietoso che mettono in scena sui media di ogni tipo.

Torino convegno novembre 518


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4 Commenti per “Senza soluzioni pratiche non c’è teoria che tenga”

  1. Tiziana Scrive il Nov 18, 2013 | Replica

    Ma quant’è vero Giuseppe!! Mia madre per farsi venire la curiosità ad assaggiare il seitan, mi ha tenuta in osservazione almeno per 3 anni e mi ha fatto tante, tantissime domande! Che è stato un bene così nel frattempo ho imparato ad assaporarlo sempre meglio anche io!
    Tiziana

  2. Giuseppe Capano Scrive il Nov 18, 2013 | Replica

    Ciao Tiziana,
    certo 3 anni sono tanti accidenti che diffidenza!!!
    Comunque in effetti hai ragione, questo ti ha giovato molto, hai sempre più affinato le tue capacità elaborative e gustative rispetto a un prodotto che indubbiamente può sconcertare chi non lo conosce ed è abitutato a cucinare solo carne.
    Ma alla fine mi pare tu sia riuscita a convincerla!
    A presto
    Giuseppe

  3. valentina Scrive il Nov 19, 2013 | Replica

    ciao chef.Sai che non ci avevo mai pensato a questo concetto delle soluzioni pratiche?hai ragione.Però ti dico anche (parlando da semplice profana appassionata di cucina), che bisogna anche informarsi da soli.Bisogna leggere e studiare.Voglio dire, facciamo l’esempio del sale.Mi sembra ovvio che se lo limito dovrò in qualche modo sopperire/integrare in qualche altro modo.A me sembra scontato, e su questo punto mi hai fatto riflettere.Io delle volte parlando con le amiche, dò per scontati certi abbinamenti, certi tipi di cottura che magari io conosco, senza pormi il problema se dall’altr parte loro sanno di cosa sto parlando.C’è da dire però che se io non so una cosa, chiedo senza problemi.È fondamentale per capire in cucina fare domande.solo che tante persone per non far vedere che non sanno qualcosa, fanno finta di sapere ( un pò come vedevo in università quando c’erano degli studenti che durante una spiegazione magari difficilissima, annuivano continuamente e io mi domandavo : ma sarò io che non capisco, o sti qua fanno finta per fare bella figura? )no, perchè la domanda sorge spontanea.

  4. Giuseppe Capano Scrive il Nov 19, 2013 | Replica

    Ciao Valentina,
    sul fatto che bisogna in prima persona chiedere, informarsi e anche rompere simpaticamente le scatole a chi ne sa più di te hai perfettamente ragione e non farlo è senz’altro una colpa personale, anche grave se vuoi.
    Però penso anche che il punto di fondo rimanga quello, sembra un particolare di poco conto perché già uno potrebbe dire che in fondo ti sta avvisando e mettendo in guardia su come e cosa mangiare e su cosa e come devi fare per stare in salute e magari ha anche passato anni a studiare, confrontare ricerche, sperimentare e così via.
    Ma non è un particolare secondario perché è un anello mancante enorme per molte persone che senza soluzioni pratiche e reali ascoltano passivamente, si preoccupano, cercano di rimediare come possono per poi finire però per fare ben poco di fronte alle difficoltà pratiche.
    Come ho scritto non si tratta solo delle normali persone (normali in senso positivo), ma è un problema enorme anche tra gli operatori professionali che potrebbe essere il vero punto di svolta per un cambiamento radicale.
    In positivo possiamo dire che ci stiamo lavorando sperando di essere abbastanza ascoltati in questo!
    A presto
    Giuseppe

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