Tutto è cucina, anche il dialogo con chi non è più con noi

Scritto da Giuseppe Capano il 4 novembre 2014 – 23:28 -

Cereale del cielo 318Quando ero ragazzo a scuola, precisamente in terza media, ci venne incontro un’affascinante insegnante di Italiano.
Niente a che vedere con la bellezza fisica esterna, quella c’era e ci piaceva, ma il fascino vero veniva da dentro, il calore nel raccontare la storia, le vicende dei popoli, le ingiustizie della vita, l’importanza della parola, di saper scrivere, comunicare, leggere un libro come leggere la vita, la società, le persone, il mondo.

Quel fascino e l’avventura di ascoltare quell’insegnante andò avanti per settimane e mesi fino a quando una bella notizia non arrivò a interrompere la magia.
Così la nostra dolce insegnante ci comunicò che stava aspettando una bambina e che sarebbe nata a marzo, nella seconda decina del mese probabilmente.
La casualità voleva che in quella classe composta da tanti allievi fossimo in tre ragazzi tutti nati a marzo nella seconda decina, esattamente il 12-13 e 14 (o 11,12 e 13, la memoria è quella che è ormai!!!).
Così nacque una simpatica gara tra di noi tra chi si auspicava che la bambina nascesse lo stesso proprio giorno!
Quando venne il tempo di salutarla l’unica cosa che ci confidò era che la bambina si sarebbe chiamata Cecilia e forse uno di noi tre avrebbe vinto la “gara”.
Da allora non vedemmo più la nostra dolce insegnante e del resto i nostri destini scolastici stavano per separarci definitivamente, sapemmo solo che era nata e tutto era andato bene.
Ci rimase solo il dubbio (o rimase solo a me?) di chi tra noi avesse vinto la gara, un dubbio di poca importanza, più grande era il dispiacere di non avere più con noi la nostra insegnante di cui ai nostri occhi mentalmente ancora bambini risaltava soprattutto il cognome che sembrava di per se un forte segnale di vita.
La professoressa Strada, in realtà Teresa Sarti.
Penso che una certa percentuale di ricchezza che ho dentro sia merito di quell’insegnante a cui non sono mai riuscito personalmente e direttamente a dire grazie, mentre so che ormai ha intrapreso un altro viaggio, lontano.
Scriverne è allora l’unica forma di ringraziamento pubblico che mi è rimasto.
Il ringraziamento del cuore tramite l’anima, invece, è già stato depositato da tempo.
Perché vi racconto questa storia personale bene non so, teoricamente non ha senso in un blog di cucina, ma rimane forte la mia convinzione che tutto sia cucina e per sapere fare bene un piatto tutto è utile e serve.
Non so bene neanche perché adesso in una relazione temporale senza collegamento alcuno, in apparenza.
Ci sono cose che decidono di venire fuori quando vogliono loro ed è inutile cercare spiegazioni nella logica matematica umana.
Per quanto non sia un credente penso che il dialogo con chi ci ha lasciato anima e passione non si interrompa mai, può rimanere in silenzio per anni e decenni, ma non si interrompe mai.
E quando ha voglia ritorna, spetta a noi rimanere in ascolto.
Se vogliamo!

Strada toscana 518


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