Un cuoco può avere una funzione sociale?

Scritto da Giuseppe Capano il 29 agosto 2012 – 18:05 -

Da qualche tempo ho ripreso a fare molti corsi di cucina dopo un periodo che per ragioni di lavoro mi sono occupato principalmente d’altro.
Sono molto faticosi devo dire, ma ricchi di contatti umani che fanno sia crescere che riflettere sul proprio ruolo di mestierante di cucina come amo definirmi, lontano dai cliché del grande e intoccabile Chef.

Nell’ultimo più che in altri è venuta fuori una riflessione potente sulla bellezza e reale utilità di una cucina fatta di passaggi semplici e lineari che portano a sentire gusti, sapori, profumi senza per questo preoccuparsi di avere una laurea in chimica come ironicamente ha osservato una corsista.
In effetti negli ultimi tempi si è arrivati su lidi di sperimentazione che lasciano sempre più perplessi perché si fa realmente fatica a capire a cosa possano essere realmente utili.
Sicuramente molto utili al professionista che vuole colpire e stupire, dotarsi di un originalità interpretativa, sostenere tesi personali su come dovrebbe essere la cucina moderna.
E su questo tutto sommato si potrebbe replicare poco, alla fine il libero arbitrio è del tutto lecito e ci mancherebbe il contrario.
Ma un po’ come si dice tanto dei politici viene spontaneo chiedersi se molti di questi professionisti frequentino il mondo reale, quello di chi tornato stancamente a casa vuole ritrovare il piacere di coccolarsi con la cucina, nutrire il corpo e la mente, senza per questo diventare un acrobata dei fornelli.
Ci deve essere o no una funzione sociale di utilità pratica nel mondo della ristorazione formativa, questo in sintesi è il quesito di fondo.
Il cuoco quanto tale deve essere solo un artista presunto?
O invece non dovrebbe essere un maestro che aiuta chi lo segue a tracciare una strada di cucina non solo creativa, ma anche pratica, utile, risolutiva, gioiosa, preventiva, serena e di crescita armoniosa?
Rispondere non è così facile forse, ma per quanto mi riguarda ora la strada è chiara, la semplicità è una virtù che nasconde grande competenza e non il contrario, è credo sia quello di cui si senta più bisogno.
Come scrivevo rispondendo al recente commento di Elena penso che la funzione sociale di una bravo cuoco sia proprio quella di aiutare gli altri donando le sue scoperte e le sue conoscenze.
Il problema vero è che si fa fatica a pensare che un cuoco (o un altro mestiere simile) debba avere anche una funzione sociale.


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2 Commenti per “Un cuoco può avere una funzione sociale?”

  1. Lisa Scrive il ago 30, 2012 | Replica

    Buongiorno, è solo da pochi mesi che sono a conoscenza del suo sito e ne sono entusiasta.
    Trovo le sue ricette semplicemente fantastiche da provare e da gustare, mai nessun sito di cucina mi ha dato la piacevolezza di provare a sperimentare ricette tutto sommato semplici da riproporre ma di grandissimo effetto, sia per l’appetito che per l’anima e l’occhio.
    Non le nascondo anche la gioia nel vedere le sue, “mie” ricette così ben riuscite senza diventare matta ai fornelli.
    Sarà che sono un’amante della semplicità e mi trovo assolutamente in linea con molti dei suoi pensieri.
    Ecco, credo proprio che il concetto di funzione sociale in cucina sia questo, almeno io lo interpreto così, donare il proprio talento a chi ne può far buon uso.
    Grazie mille e buon lavoro.
    Lisa

  2. Giuseppe Capano Scrive il ago 30, 2012 | Replica

    Grazie Lisa, ha fatto un bellissimo commento e mi ha dato conferme rassicuranti sulla strada che sto seguendo.
    Cosa ci può essere di più bello del sapere che le proprie creazioni vengono ripetute con facilità e successo e danno soddisfazione a chi le esegue?
    Se questa è la funzione sociale ne sono proprio contento.
    Buone ricette e a presto.
    Giuseppe

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