Un martello, delle noci, una poesia

Scritto da Giuseppe Capano il 30 novembre 2012 – 23:31 -

Noci del bleggio 318Un martello può servire a tante cose, normalmente a costruire direi, nel senso di contribuire a far crescere e completare un progetto, qualsiasi esso sia, dall’impegnativa costruzione di una casa al piantare un banale chiodo nella stessa casa finita.
Poi ci sono gli usi più creativi e li ognuno potrebbe spaziare raccontando gli usi più originali che ha fatto con questo comune strumento, lasciando stare quelli più violenti e impulsivi che è meglio non imitare!!!

Anche se a volte forse la tentazione magari scappa!!!
Comunque a ottobre dopo aver fatto con buona soddisfazione il corso di cucina di cui vi ho parlato qui girando tra gli stand della manifestazione di cui ero ospite ho visto un uso molto saggio del martello che mi ha riportato bambino quando la foga affascinante di rompere un guscio e scoprire l’interno era irresistibile.
Poco importa cosa era il guscio, comunemente le eccellenti noci o mandorle o nocciole, ma in estate anche i pinoli con fatica estratti dalla pigna.
E li che soddisfazione incommensurabile, ho un ricordo così vivido della ricerca delle pigne di questi sontuosi alberi che sembravano signori giganti a cui importava solo l’ondeggiare del vento per lasciare cullare rami e foglie, il nascondere furtivamente poi le pigne, portarle in un angolo di cortile appartato, rubare al babbo di nascosto il martello, estrarre i semi e battendo estrarre l’agognato bianco seme a goccia.
Mi sembravano i semi più buoni del mondo, nel romperli avevo tra le narici aperte quel sentore di resina che mi avvolgeva in un atmosfera di distacco a cui contribuiva il caldo dell’estate, il gioco del fare di nascosto qualcosa che non andava fatto senza il permesso dei grandi, l’usare uno strumento dei grandi e quindi sentirsi grandi e importanti.
A Pensarci ho ancora i brividi di piacere di allora e mi rendo conto che poterli raccontare significa essere stato molto fortunato, li per li sembrava di essere poveri e spogli, invece avevamo la gloria di bimbi che con poco facevano tanto, un qualcosa che se capito penso possa salvare in tanti che ora dopo molti anni sembrano non più ritrovarsi sommersi da finti problemi di vita.
Comunque torniamo in noi, il martello dicevo, li in uno stand un vecchio attrezzo che chissà quante avventure aveva passato l’ho visto umile al servizio di frutti appena colti, frutti che vi sprono con fermezza a consumare con una buona frequenza visto le innumerevoli virtù che hanno.
Al servizio di noci locali messe a disposizione con infinità generosità a tutti.
Chiunque passava, batteva la sua noce, la consumava, si complimentava, se voleva acquistava e poi salutando andava continuando il suo percorso.
Anche questa e poesia non credete?
La cucina e il cibo sono poesia ne sono convinto, mi illudo di dimostrarlo e a volte mi sembra di riuscirci, chissà!!!

Martello noci 518


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4 Commenti per “Un martello, delle noci, una poesia”

  1. marian Scrive il dic 1, 2012 | Replica

    le noci ed altri semi sono la mia passione, cerco d’introdurli dovunque e poi…ricordi di bambina:quando mia madre mi permetteva di salire sull’albero nel nostro giardino per raccogliere le noci io provavo una grande gioia,con cura le liberavo dal verde mallo e le battevo con un vecchio martello facendo attenzione che il gheriglio non si rovinasse. poi con amore insieme ad amici e parenti le mangiavamo, ripulendole dalla sottile pellicina, col pane casereccio…insomma una vera poesia condita da tanto amore, odori e semplicità che continuo a portare con me come un dolce ricordo!!
    grazie Giuseppe…una schietta reminiscenza ci rende autentici…buona giornata!!

  2. Giuseppe Capano Scrive il dic 1, 2012 | Replica

    Ciao Maria,
    riesco a risponderti tardi per cui ormai ti auguro solo una buona prossima domenica.
    Anche tu (credo in molti e lo spero) hai bei ricordi passati legati a frutti, martelli, magie, scoperte e fratellanze.
    È una fortuna avere di questi bei ricordi e come dici tu ci rende autentici e vitali come poche altre cose, i ricordi legati la cibo poi sono ancora più potenti e incisivi.
    Un motivo ci sarà!
    A presto
    Giuseppe

  3. Michele Tuveri Scrive il dic 3, 2012 | Replica

    ciao Giuseppe, mi trovi molto sensibile al richiamo delle noci e degli schiaccianoci impropri. In casa non mancano mai le noci e spesso ci sono le mandorle, mentre pinoli e nocciole compaiono soltanto se coinvolte in qualche ricetta. Il mio attrezzo improprio per l’apertuta delle noci è un coltellino a serramanico, oggetto molto desiderato da bambino, che prendevo di nascosto per fare le punte agli stecchi, fino a quando, diventato “grande”, non sono stato autorizzato al suo uso. Per le mandorle e i pinoli il re è sempre il martello e l’obiettivo resta quello di preservare gherigli e semi. Parliamo comunque di noci non sbiancate.
    buona giornata
    michele

  4. Giuseppe Capano Scrive il dic 3, 2012 | Replica

    Ciao Michele,
    in effetti gli attrezzi “impropri” per aprire i gusci della frutta secca sono tanti e tutti legati credo a bei ricordi del passato.
    Anche coltelli e coltellini sono un bel classico, poi come dici tu per gusci più tenaci un bel sasso o martello sono la tecnologia più “sofisticata” da usare, almeno giusto per tornare a giocare ancora un po’.
    Noci non sbiancate certo!
    A presto
    Giuseppe

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