Un piatto è una raccolta di poesie

Scritto da Giuseppe Capano il 21 marzo 2012 – 23:23 -

OLiNella giornata della poesia vorrei provare a raccontare come di questo “riscatto spirituale dei mali dell’uomo” chiamato poesia possa essere parte anche la cucina.
Lo penso sempre quando assemblo, osservo gli ingredienti, medito, unisco, mescolo, plasmo al calore, modello con le forme, ingentilisco con profumi e essenze, penso che anche questo umile lavoro che sfocia in una sorte di artigianato artistico possa dalla poesia trovare giovamento e delle poesia farsi esso stesso interprete.

Certo dirlo nell’epoca della ricerca sfrenata super tecnologica e chimica in cucina sa molto di desueto e antico, molto anacronistico e inutile, ma restando ai temi a me cari sono fermamente convinto che un fetta di pane intrisa di olio di olive con una verdure dell’orto appena colta e tagliata, magari il magnifico pomodoro, impreziosita dalle succulente e profumate foglie del basilico sia scrivere, leggere e sentire poesia.
Con il vantaggio sublime, se posso permettermi, di abbracciare la poesia con tutti i sensi e non solo con l’udito che ascolta la lettura, un vantaggio che solo la cucina può dare.
Cosi la vista che si abbaglia dei colori, l’olfatto che ne ricerca i profumi, l’udito che con i suoni cerca conferma della bontà raccontata dalla bocca e prima ancora dalle mani che afferrano con bramosia il pane e il suo companatico.
Anche questa è poesia, non quella alta dei grandi maestri dei tempi a cui va tutta la devozione e ammirazione del caso, ma pur sempre poesia, e un bravo cuoco prima ancora di chiedersi se tecnicamente è pronto a stupire con effetti speciali dovrebbe chiedersi se è pronto a dire poesie con i piatti che cucina.
Anche perché un piatto può essere una raccolta di poesie scritte da altri, quelle ad esempio del bravo produttore di olio con le sue creature ispirate dalle olive, del panificatore che interroga con maestria le ariose farine, del contadino che ha parlato con le piante e ne ha portato a noi il messaggio con i frutti raccolti.
Come sarebbe bello se nella cucina ci fosse molta più poesia, contaminerebbe tanti e farebbe tanto bene, allo spirito e alla salute.
Spero sempre che della mia cucina si apprezzi soprattutto il tentativo di scrivere poesia, questo si quando qualcuno me lo racconta è il più bel trofeo che amo vantare.

Pomodoro gigante


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8 Commenti per “Un piatto è una raccolta di poesie”

  1. Agricola Doria Scrive il mar 22, 2012 | Replica

    concetto bellissimo! carico di grande forza creatrice, e tutto ciò che crea è bene, il resto, le false creazioni sono la distruzioni e il male che tanto affliggono la nostra era! lo serberò gelosamente…non potrà che farmi bene, come produttrice, come amante del buon cibo, come donna che cucina nella quotidianità! grazie!

  2. Giuseppe Capano Scrive il mar 22, 2012 | Replica

    Ti dirò che è stato un grande piacere scrivere queste frasi e le sto rileggendo spesso, indifferente al pericolo di cadere nell’autoesaltazione o qualcosa del genere. Il piacere è stato farle uscire dalla penna (tastiera) di getto concentrando in quell’attimo pensieri di decenni. Forse è questa la magia della poesia stessa. Anche perché è il mio reale pensiero intimo che spesso con la sola parola verbale faccio fatica a comunicare come vorrei.

  3. Nadir Scrive il mar 22, 2012 | Replica

    Condivido, un piatto ben riuscito non deve per forza essere elaborato e strabiliare, ma deve coinvolgere tutti i sensi, come una poesia o una musica armoniosa :)

  4. Michele Tuveri Scrive il mar 22, 2012 | Replica

    ciao Giuseppe, compatibilmente con i miei limiti, te lo riconosco e lo apprezzo. Mi rendo conto che e’ il motivo essenziale per cui frequento proprio questo blog. E a modo mio condivido, come fruitore, esecutore di ricette e lettore di poesie, questa disposizione di spirito nei confronti della cucina
    buona giornata
    michele

  5. Giuseppe Capano Scrive il mar 22, 2012 | Replica

    Ciao Nadir, si infatti è così, il giudizio del piatto dovrebbe essere la somma delle emozioni provate interrogando tutti i sensi e chiedendosi se vera emozione è stata o se a colpire non è stato altro.

  6. Giuseppe Capano Scrive il mar 22, 2012 | Replica

    Grazie Michele, è un riscontro confortante che mi fa molto piacere. Purtroppo ho letto tardi il messaggio e la giornata sta passando, per cui buone prossime giornate a te, di poesia e cucina.
    Giuseppe

  7. Simona Lauri Scrive il mar 23, 2012 | Replica

    Il nostro lavoro è la poesia della nostra vita. Un piatto deve essere poesia, quella che è dentro di noi e che non siamo magari capaci di esternare con le parole, ma con l’armonia, la bellezza, i profumi, la semplicità e la ricerca delle nostre creazioni. Non solo, ma penso che abbiamo anche un piccolissimo vantaggio: nonostante quello che creiamio sia di per se stesso poesia con il suo profumo, la maggior parte delle volte, sia anche in grado di evocare,nel consumatore, ricordi passati che rappresentano la poesia della vita che è dentro ciascuno di noi. L’arte è proprio quella di fare poesia da poche e semplici parole/ingredienti.

  8. Giuseppe Capano Scrive il mar 23, 2012 | Replica

    Ciao Simona, grazie delle belle e profonde parole, che poi non sono altro che una semplice verità che forse sarebbe opportuno ripetere con molta frequenza per ribadirne la grande importanza e il senso che dovrebbe avere il lavoro che portiamo avanti.

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