Un riso profumato

Scritto da Giuseppe Capano il 26 agosto 2015 – 22:57 -

Riso Thay alla curcuma 518A chi mi chiede che riso usare abitualmente la mia risposta immediata e senza esitazione è quello integrale, in assoluto il migliore da tantissimi punti di vista.
Nutrizionali, preventivi, di gusto, di resa, di gestione e conservazione nel tempo anche se cotto, di minor impatto sulla glicemia, con un carico di fibre molto utile all’organismo nel suo complesso.

Tuttavia sarebbe sbagliato non considerare per niente gli altri risi, l’indicazione più corretta è usare abitualmente il riso integrale e ogni tanto quello bianco, a maggior ragione se lo scopo che si vuole raggiungere è interessante dal punto di vista nutrizionale e preventivo.
Oppure perché nel voler proporre una ricetta più etnica o tradizionale già di suo carica di positività si è in qualche modo costretti a utilizzare un determinata qualità.
Tra quelli che amo malgrado non siano integrali ci sono i risi a chicco lungo di origine asiatica, profumati, soavi, dolciastri e allo stesso tempo molto aromatici, base di sostentamento per molte popolazioni ancora oggi.
Il più conosciuto di tutti è probabilmente il riso basmati e molte altre varietà sono utilizzate, da noi è facilmente trovabile oltre al conosciuto basmati anche il riso Thay commercializzato spesso con il nome di jasmine.
È un riso estremamente profumato e gradevole che può accompagnare numerose pietanze facendo da base a pasti ricchi di ortaggi, verdure e legumi ad esempio.
Quello che vedete in foto è un riso del circuito produttivo equo e solidale, non cito il circuito preciso ma lo potete facilmente immaginare.
È un riso indigeno della provincia di Chachengsao pienamente compatibile con la coltivazione biologica poiché non richiede interventi chimici o industriali nella sua produzione, un vantaggio non da poco per chi lo consuma.
Nelle indicazioni generiche sul metodo di cottura viene indicato di mettere il riso in abbondante acqua salata e cuocere per 15-18 minuti, una pratica che personalmente ho visto fare a diverse persone di origine asiatica, ma che non consiglierei mai, anche se è vero che così il riso rimane molto sgranato e piacevole alla vista.
In alternativa si può ricorrere alla tecnica pilaf che prevede un leggero soffritto, l’aggiunta del riso, quindi del liquido calcolato in base al tipo di riso e infine la cottura in forno, anche se molti erroneamente la fanno sul fornello.
Un metodo migliore ma che richieda un estrema precisione nel calcolare il quantitativo di liquido necessario e comunque dispendiosa dal punto di vista energetico visto il passaggio in forno.
In realtà la tecnica più adatta che rispecchia al meglio sia le caratteristiche organolettiche del riso che i suoi contenuti in nutrienti e quella dell’assorbimento, si mette il riso in una casseruola, si aggiunge da 2 a 3 volte il quantitativo di liquido (in genere 2 volte per i chicchi raffinati e 3 per quelli integrali) e si cuoce fino a quando il cereale non ha assorbito il liquido iniziale.
Un esempio più preciso ve lo riporterò quando a breve racconterò della ricetta che ha avuto come base questo riso alla curcuma e a quale evento è stata legata!!!

Riso Thay 518


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