Un sogno: che la cucina trovi la sua umana carica emozionale

Scritto da Giuseppe Capano il 25 giugno 2012 – 22:19 -

Banda orchestra olandese Ieri assistevo a un bel concerto di una banda bella numerosa proveniente dall’Olanda e ospite di una rassegna di musica per bande che ogni anno si tiene nel mio paesino.
Tanti strumenti, tanti suoni, tanti modi, regole e armonie da seguire diversamente per poi arrivare a un’unica melodia corale che dal vivo sa regalare brividi e emozioni.
Dal vivo perché per quanto sia fedele un impianto stereo di alta fedeltà i brividi provati stando vicini a strumenti suonati dal vivo non sono minimamente paragonabili.

Dal vivo c’è non solo il suono, la bravura tecnica del suonatore, la capacità di tenuta d’unione del maestro d’orchestra, li vibra nell’aria la carica umana e emozionale che ogni membro della banda riesce a trasmettere al suo strumento e poi agli ascoltatori.
Quando sono seduto davanti all’esibizione di queste forme artistiche (che siano musica, teatro, poesia e quant’altro) mi sento infinitamente piccolo e mi rendo conto di quanto la cucina sia una forma di espressione ancora molto primordiale, una specie di bimbo di fronte al vecchio saggio della situazione.
Non è un turbamento, vivo questa sensazione con serenità di spirito, la serenità di chi ha realisticamente capito che la cucina deve ancora crescere molto e possibilmente non perdere per strada il germe delle emozioni, quel germe che la musica, ad esempio, ha saputo conservare malgrado il passare dei secoli.
Ma il punto dolente poi arriva perché non riesco a vedere (e magari è solo un mio enorme limite) il germe delle emozioni prevalere nelle diverse forme che la cucina ha preso, tante direzioni che sembrano perdersi e autocelebrarsi per rimanere poi ben poca cosa.
Tornando al paragone della musica trovo che ci sia una grande disparità, un musicista sa amare fino all’estremo anche lo strumento più umile e modesto, sa farlo suonare a dovere, ne sa difendere le prerogative e sa quando e come è giusto dargli spazio all’interno del concerto.
Ad esempio in un pezzo musicale ad un certo punto un musicista ha cominciato a suonare le nacchere, di per se 2 minimi pezzi di legno tenuti insieme, cosa volete che siano delle nacchere di fronte alla sontuosità di un pianoforte tanto per dirne una, ma per quanto in apparenza fossero insignificanti il musicista ha suonato con un anima stupefacente.
Un grande cuoco spesso di un umile strumento come una zucchina, una cipolla, dei fagioli, del buon olio di olive, non sa che farsene, pensa, ritiene, è pregiudizialmente convinto che non possano valere e reggere la sinfonia di un concerto di ricette.
Pensa che solo il taglio di carne più pregiato, il pesce rinomato e costoso, l’estetica curata allo spasimo, la chimica incrociata con la tecnica, siano gli unici strumenti degni di far parte del proprio concerto.
Così il suo concerto, all’interno della sua bella location è sfarzoso, prestigioso, altisonante, originale e innovativo, ma dell’umana carica emozionale di un semplice musicista dal vivo non ha nulla.
Il mio sogno è che di questo, come della profondità emotiva della poesia, i cuochi del mio mondo comincino a parlare e tutti insieme trovare una strada diversa e molto più coraggiosa.

Banda orchestra olandese


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2 Commenti per “Un sogno: che la cucina trovi la sua umana carica emozionale”

  1. Nadir Scrive il giu 26, 2012 | Replica

    Mi trovo in pieno accordo con te, complice il mio prediligere i piatti semplici, con pochi ingredienti (devo confessarti che quando vedo che la lista degli ingredienti supera i 10 ho un moto di panico!) e son convinta che tutti siano capaci di ottenere qualcosa di apprezzabile al palato con l’uso di condimenti, spezie, e parti pregiate … ma ottenerlo (e possibilmente conservare le proprietà) con pochi ingredienti è arte.
    Per restare in tema di musica, preferisco un pezzo col flauto dolce suonato bene anzicchè un concerto che può risultare anche cacofonico (e te lo dice una che ama ascoltare la corale di Beethoven)

  2. Giuseppe Capano Scrive il giu 26, 2012 | Replica

    Ciao Nadir,
    si credo sia così, fare grandi piatti con elementi semplici e conservando al massimo il potenziale nutritivo degli alimenti è la vera sfida da saper superare, quella che in teoria ogni bravo cuoco dovrebbe ottemperare.
    Sicuramente il suono di un flauto è molto affascinante e unico, ma il paragone con l’orchestra era inevitabile perché non puoi fare certo una ricetta con un solo ingrediente (strumento) come minimo devono essere due (anche il solo olio di accompagnamento) e di solito sono almeno 3. Per cui l’esempio non poteva che essere quello. Poi tornando a parlare per metafore anche io apprezzo molto l’esecuzione solista, ad esempio quando mangio una buona mela magari appena colta trovo che sia insuperabile, un po’ come sentire un unico strumento suonare.
    A presto
    Giuseppe

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