A tavola con i boss: la cucina della legalità

Scritto da Giuseppe Capano il 13 agosto 2012 – 21:14 -

Paccheri liberaNe accennavo l’altro giorno in occasione del post dedicato alla presenza di Don Ciotti, ma soprattutto lo preannunciavo nel post dedicato nel mio piccolo a Paolo Borsellino, un uomo normale, come tutti dovremmo essere.
Sto parlando del corso di cucina che domenica prossima, il 19 agosto, farò qui a Grosseto per concretizzare con fatti e passione convinzioni che ho dentro andando al di la delle parole scritte e raccontate.

Fare e dimostrare sono armi micidiali, anche scrivere certo, ma nel fare c’è, almeno credo, l’essenza dell’uomo stesso che esprime esigenze che oltrepassano le necessità di pura sopravvivenza fisiologica per arrivare a coprire sogni, visioni e illuminazioni future.
Il titolo del corso dice molto: “A tavola con i boss: la cucina della legalità” dove la parola chiave è legalità intesa a 360 gradi, quella istituzionale, quella sociale, quella morale, quella personale di ognuno di noi e quella che manca ai vigliacchi che con la violenza risolvono in apparenza i loro problemi.
Che invece rimangono, i problemi intendo, e se li portano dietro come una maledizione per quanto siano immersi in ricchezza sfrenata e sfarzo, il punto è che la serenità intima di chi sa di seguire una strada in cui crede è impossibile da trovare con la violenza.
In questo corso di cucina, quindi, troviamo uniti intenti molteplici che non si fermano a pure nozioni tecniche, rivelazione di trucchi e stratagemmi, consigli nutrizionali e di buona salute, ma vanno a toccare aspetti che con la cucina hanno in apparenza poco a che fare.
E finalmente il cucinare assume un ruolo più profondo e “utile”, contribuisce a migliorare il lato sociale della vita inserendo nelle ricette prodotti ricchi di significati non più solo storici, tradizionali, locali, il loro valore qui è l’umanità delle storie coraggiose che si portano dietro e la riflessione meditativa che queste storie di uomini possono darci nel consumare un piatto cucinato.
Potremmo sintetizzare parlando di etica, parola però abusata a tal punto da aver perso la sua naturale forza e forse sarebbe comunque riduttivo.
Un corso, tante ricette, prodotti di un network di associazioni ruotanti intorno a “Libera” che della risposta alla violenza mafiosa raccoglie l’essenza assumendosi in prima persona la faticosa responsabilità organizzativa e il tenere testa al punto fermo del proprio “libero” pensiero.
Largo a piatti con paccheri, ceci amorevolmente conservati, salse di fragranti pomodori, vini dai nomi evocativi, farine di dorato grano e molto altro.
Ogni prodotto è una storia di uomini, le ricette racchiuderanno tante storie, ogni ricetta un racconto, un film, una storia che supera la pura bellezza o bontà del piatto in se, il gusto è soggettivo, l’impegno di cucina è, invece, qui oggettivo.

Paccheri libera


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