Come ingannare con una cattiva triade alimentare

Scritto da Giuseppe Capano il 14 aprile 2013 – 23:24 -

Copertina Salt Sugar Fat How the Food Giants Hooked 318Se un vincitore del premio Pulitzer, esattamente nel 2009, e valente reporter del New York Times arriva a scrivere un intero libro sulla micidiale triade di alimenti usati ingannevolmente dall’industria alimentare per spingere i consumatori ad acquistare sempre di più la “spazzatura alimentare” che producono c’è da fermarsi un attimo e riflettere parecchio.
Non perché sia una novità per i più attenti alle scelte alimentari, piuttosto per portare la riflessione all’attenzione anche di chi consciamente o inconsciamente chiudi occhi, orecchie, naso e tanto altro pur di non vedere l’evidenza.

La triade di cui parlo è facilmente individuabile, sono ingredienti di base praticamente di tutte le ricette, ogni buon cuoco dovrebbe avere la capacità di dosarli con attenzione e se è veramente bravo saperli evitare quando se ne può fare veramente a meno e questo può succedere anche spesso.
Ma l’industria no, non tutta ovviamente generalizzare non è mai una buona cosa, certamente buona parte di essa però si perché al contrario di quanto avviene in una cucina, anche la più trascurata e bislacca, ingannare sensorialmente il cliente nel profondo è una missione di prim’ordine.
Un cattivo cuoco può darvi alimenti scotti, a volte bruciati, mal cucinati, si anche salati e tanto zuccherati, magari ricchi di grassi poco sani, ma di per se è semplicemente un cattivo cuoco, non allestisce certo un laboratorio di sperimentazione per trovare le combinazioni peggiori e ingannevoli per fuorviare i propri clienti manifestando una strategia mirata e una pura logica di profitto.
Cosa che invece succede, e le pagine del libro ne sono una chiara conferma, in diverse industrie alimentari dove questa triade composta da sale, zucchero e grassi viene continuamente usata in sperimentazioni mirate per innalzare la soglia del ‘punto di piacere’ di molti piatti o semplici snack pronti.
L’obbiettivo? Molto semplice, innescare il desiderio di consumarne sempre di più.
Per altro l’uso di queste semplici materie prime sommato all’accurata calibrazione di diverse sostanze chimiche consente di produrre il tutto a costi molto bassi.
Insomma un bell’affare per chi produce, un insieme di pessime conseguenze per chi consuma.
Ragione in più per prestare molta attenzione e cura nella produzione in proprie dei piatti consumati scegliendo con cura materie prime e limitando all’essenziale quegli ingredienti (appunto sale, zucchero e grassi in primis) che più possono portare problemi all’organismo.
Quindi cucinate, cucinate e cucinate, anche quando il tempo sembra poco e scarso come il lancio del contest di cui vi parlavo qui vuole dimostrare chiaramente.
Per finire vi cito l’autore e il titolo del libro in questione: Michael Moss, ‘Salt Sugar Fat: How the Food Giants Hooked’.

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5 Commenti per “Come ingannare con una cattiva triade alimentare”

  1. Tiziana Scrive il Apr 15, 2013 | Replica

    Già, che interessante. Forse bisognerebbe capirne un po’ anche di psicologia.

  2. Tiziana Scrive il Apr 16, 2013 | Replica

    Pardon: intendovo dire che mi piacerebbe capire che succede a livello psicologico quando si vanno a stimolare i centri del gusto.

  3. Elena Scrive il Apr 16, 2013 | Replica

    Siamo schiavi…a tutti gli effetti…invece dobbiamo difendere l’idea che cucinare è uno dei gesti più importanti dell’esistenza…altro che la mancanza di tempo!!
    cucinando condizioniamo la produzione di alimenti base (e il mercato, di conseguenza)…condizioniamo in meglio la salute di chi vive con noi…ci abituiamo ai tempi lunghi delle cotture lunghe…ai sapori semplici dei cibi non artefatti…grazie per la segnalazione!

  4. Giuseppe Capano Scrive il Apr 16, 2013 | Replica

    Ciao Tiziana,
    sono centri molto vulnerabili, già noi stessi spesso ne cadiamo vittima senza accorgercene facendo scelte meno sensate del dovuto; l’industria molto furbamente lo sa e ne approfitta alla grande, lecito o illecito che sia dal punto di vista morale e etico.
    Per non caderne vittima ci vuole una grande consapevolezza, conoscenza e amore per se stessi e quindi per chi si ha più vicino.
    Non è semplice, ma è tranquillamente fattibile.
    Come spesso si dice basta volerlo!!
    Poi probabilmente ci sono tante altre interazioni a livello mentale, ma andiamo oltre le mie competenze e bisognerebbe chiedere meglio a chi se ne occupa professionalmente.
    A presto
    Giuseppe

  5. Giuseppe Capano Scrive il Apr 16, 2013 | Replica

    Ciao Elena,
    ottime e più che condivisibili considerazioni le tue.
    Cucinando da noi possiamo cambiare molte cose, decisamente tante, più di quelle che immaginiamo e costringere chi produce a comportarsi in maniera più etica e rispettosa.
    Fosse solo che cucinare ci fa stare bene e in salute potrebbe essere sufficiente a giustificare impegni e fatica, ma poi c’è di più, ne sono fermamente convinto.
    Il punto è che non si riesce a capire bene questa grande forza e potenzialità di benessere (personale, sociale, collettivo, ambientale) che la cucina ha, solo lei!!!
    A presto
    Giuseppe

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