Contadini nullità, mucche ricche e coscienze spente

Scritto da Giuseppe Capano il 12 gennaio 2012 – 22:25 -

nero's guest locandina di trentoHo già parlato alcuni post indietro del primo vincitore del festival 2011 “Tutti nello stesso piatto”, oggi tocca raccontare del secondo vincitore a pari merito del primo.
Quindi 2 vincitori, ma se devo essere sincero personalmente avrei decretato come vincitore assoluto il film di cui vi racconto oggi che offre spunti di riflessione profondi molto accentuati e dirompenti, al di la della vicenda stessa così ben raccontata. Qui trovate il sito di riferimento.

Il titolo è una splendida metafora, richiama il ricordo degli ospiti di Nerone intenti a divertirsi mentre bruciava la città, richiama le nostre coscienze spente mentre il mondo dell’uomo che non ci interessa conoscere esprime il peggio di se.
Il film è incentrato sulla crisi agraria dell’India, una realtà completamente sconosciuta alla maggioranza delle persone. Uno dei più noti e qualificati giornalisti del posto ha girato decine di villaggi raccogliendo testimonianze toccanti e esemplari sulle condizioni di vita di uomini considerati una totale nullità da chi governa il paese.
La situazione di impoverimento e caduta totale di prospettive è così drammatica da avere spinto migliaia di contadini, per la maggior parte capifamiglia, a scegliere la strada del suicidio come unica fonte di liberazione da una condizione di vita divenuta insopportabile e insostenibile.
All’interno delle stesse famiglie ci sono madri e donne che si alzano alle 4 di mattina, cucinano i poverissimi pasti, si incamminano (nel vero senso del termine) verso i grossi centri urbani per fare i lavori più umilianti, tornano a casa alle 11 di sera per crollare sul letto senza fiato.
Praticamente non vedono mai i loro figli e i figli non vedono mai le madri.
Le immagini sono esemplari, esemplare la rabbia autentica e sincera del giornalista che tiene le fila del racconto,  impressionanti le cifre e le riflessioni che la storia mette in evidenza.
C’è una disparità così assurda tra i costi e i prezzi che i ricchi allevatori occidentali investono per mantenere una mucca e la condizione di vita di queste persone.
Continuo a usare questo vocabolo impressionante perché così è, vedendo le immagini si arriva a conoscere questa disparità e viene spontaneo chiedersi se non siamo tutti completamente impazziti.
È talmente stridente che ai poveri contadini Indiani l’unico sogno che è rimasto è rinascere come mucche europee e poter disporre di tutta quella montagna di cereali che le mucche possono (aggiungo devono e spesso sono costrette) ingurgitare, al contrario di loro.
Uomini considerati nullità devono produrre cibo per mucche considerate uomini da nutrire con parametri nutrizionali rigorosi e ricchi, il tutto per accontentare il consumo carneo di altri uomini che della vita delle nullità indiane importa assai poco, per non dire niente.
Per arrivare al paradosso che i grassi occidentali strapieni di carne nel loro organismo si ammalano di malattie autogeneranti curabili con costosi farmaci fatti apposta non per guarire ma per alimentare una catena avvolta a spirale su se stessa.
In un angolo del pianeta si muore per ricchezza, in un altro per povertà, la sostanza è un disequilibrio complessivo in cui tutti hanno solo da perdere.
Aggiungo che purtroppo questo film getta ombre inquietanti anche sulla nostra agricoltura solo in apparenza immune da questi mali, un brutto presagio se non si comincia a vivere diversamente.
Uno dei mezzi è la cultura e la conoscenza, magari iniziando dal vedere e riflettere su questo racconto di immagini.

nero's guest locandina di trento


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