Difendere la terra madre dei nostri frutti alimentari prediletti

Scritto da Giuseppe Capano il 16 giugno 2012 – 22:50 -

Incendio campo graniVisti i recenti fatti il minimo che potevo fare era dedicare almeno un post a quel punto fermo scevro di ipocrisia che è Libera e all’inesauribile energia spirituale che anima chi ne è la colonna portante.
Anche perché i “non uomini” che hanno dato fuoco alle terre con fatica coltivate dagli “uomini umani” hanno toccato dei simboli alimentari che sono il perno del mio pensiero di cucina e vederli bruciati tocca da vicino, anche se in apparenza non è roba mia.

Come insegna Don Ciotti, invece, è roba di tutti per cui tutti dovrebbero sporgere denuncia, approfondire, parlarne con i propri figli, compagni, sorelle, fratelli e tutti i conoscenti.
Che succede quindi? Che un vuoto mentale fatto di calcolo intimidatorio ben studiato ha ritenuto che fosse una buona strada azzerare con l’ambiguo fuoco lavoro, pensiero e anima di chi ha coltivato, creato, lanciato semi in quelle terre rubate con la forza alla legalità e poi finalmente tornate alla collettività.
Parliamo di campi di grano, uliveti, vigneti e agrumeti ovvero farina e pasta protagonisti di migliaia di eccellenti ricette, olio dorato d’oliva e succo prezioso di salute, nettare bianco e rosso prelibatezza comprimaria del cibo, sublimi arance e  magnifici limoni imprescindibili marchi di una cucina d’area mediterranea nostro enorme patrimonio.
Potreste voi, saggi cultori del buon mangiare nel rispetto della salute e del piacere, vivere senza questi quattro elementi?
No certamente, come non potrei farlo io, per cui il bruciare quei campi è anche il bruciare me stesso e ovviamente a me non fa piacere.
Allora reagisco intanto parlandone e diffondendo notizia, poi scrivendo con la convinzione estrema che le parole sono più efficaci e se vogliono cattive di qualunque fuoco o idiota violenza si voglia usare.
Poi viaggiano e attraversano ogni cosa e per quanto il vile cerchi di nascondersi, dalle parole sarà comunque trovato e con loro dovrà confrontarsi.
Perché anche il vile ha un tremendo difetto umano che non può scacciare malgrado tenti di nascondere; la sua intima coscienza di verità, quella che alla fine non da scampo e che raccoglie ogni parola e ogni pensiero altro che lo riguarda.
In ogni caso sappiate che i violenti bruciano campi con amore e tenacia coltivati, i campi sono la terra madre dei nostri frutti alimentari prediletti, vivere bene di salute è anche questo, ricordarsi e restare attenti a queste viltà.  
In rete troverete molti articoli con le cronache dettagliate, basterà digitare “incendi alle cooperative di Libera Terra”.

Panoramica alimenti post incendi libera


Tags: , ,
Postato in Cibo, cultura e società | 4 Commenti »


4 Commenti per “Difendere la terra madre dei nostri frutti alimentari prediletti”

  1. Michele Tuveri Scrive il giu 17, 2012 | Replica

    ciao Giuseppe, apprezzo e condivido questo post e faccio anche mie le tue parole
    michele

  2. Giuseppe Capano Scrive il giu 17, 2012 | Replica

    Grazie Michele, è un tema importante anche se in apparenza centra poco con la cucina e le ricette. Il punto è che la cucina non è un’isola felice che vive a prescindere dai fatti della società, dipende come tutto dal buon vivere complessivo, ignorato il quale non ci si può ritrovare altro che in un angolo buio e cieco.
    A presto
    Giuseppe

  3. Nadir Scrive il giu 17, 2012 | Replica

    Non sapevo cos’era successo, e immagino lo scoramento di chi ha visto il proprio impegno andare in fumo… ma non devono arrendersi, per quanto mi riguarda compro molti prodotti di libera terra, e continuerò a farlo, anzi da oggi ho un motivo in più!

  4. Giuseppe Capano Scrive il giu 17, 2012 | Replica

    Grazie Nadir della tua testimonianza e perseveranza positiva in merito, spero che in molti seguano il tuo bello esempio, serve molto soprattutto come messaggio chiaro e forte a chi pensa di essere il più forte ma è solo un miserabile, con il significato profondo che ha questa parola.
    A presto
    Giuseppe

Aggiungi un commento