Difendiamo la stagionalità e il territorio

Scritto da Giuseppe Capano il 24 ottobre 2011 – 20:03 -

CastagneRiprendo il post di ieri che ha generato alcuni interessanti commenti sulla pagina di facebook dove è stato segnalato il link.
In effetti le parole finali del precedente post potrebbero diventare un efficace slogan da ripetere come un mantra a chi continua a distruggere senza alcun ritegno le cose migliori delle nostra meravigliosa terra di Italia, dove ogni terreno, come ogni uomo, animale, pianta, ha il diritto a conservare la sua innata specificità e particolarità biologico climatica.

Se ieri dicevo e gridavo con passione “torniamo a produrre le nostre noci, aiutiamo l’agricoltura, difendiamo la stagionalità e il territorio” oggi su facebook riflettevo sul fatto che se una volta era obbligatorio il militare, ora sarebbe bello fosse obbligatorio passare una parte del proprio tempo nei campi; sudore, fatica ma ritorno con i piedi per terra, in tutti i sensi.
E credo che molti di noi avrebbero una lunga lista di persone da prenotare per questa lungimirante obbligatorietà.
Certo le noci sono solo uno dei tanti gridi di allarme, oggi mi sono letto un po’ di cose sulla funesta annata delle castagne, un altro prodotto di complessa bellezza.
È un autunno con poche castagne, un secondo anno di difficoltà per questo frutto, con raccolti dimezzati. Oltre al caldo e all’anomalo autunno tra le cause principali ritroviamo un insetto killer che viene dalla Cina. E qui l’ironia viene spontanea perché ultimamente dalla Cina sta arrivando l’impensabile, nel bene e nel male.
Se non altro almeno per le castagne continuiamo a mantenere la leadership produttiva in Europa e nel mondo ci classifichiamo al quarto posto, dopo Cina, Corea del sud e Turchia.
Sempre che non contenti delle avversità climatiche e ambientali non ci mettiamo di buon impegno per “bruciare” con leggi, leggine e strategie sbagliate anche questo patrimonio che occupa un territorio di 780mila ettari di bosco, impegna  34.160 imprese agricole e da lavoro nell’intera filiera a centomila persone.
Anche perché non vorrei trovarmi a cucinare prossimamente castagne che parlano una lingua (con tutto rispetto per i relativi popoli si intende) di cui proprio non capisco una sillaba, almeno sapessero l’inglese!!!!
A parte gli scherzi vediamo di tutelare la nostra castagna a dovere.
Domani sulla castagna vi lascerò una bella ricetta, vista la scarsezza di frutto fresco vedrò di abbinarci insieme anche l’ottima farina.

Castagne


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