Dipendenze di gusto

Scritto da Giuseppe Capano il 17 aprile 2012 – 23:07 -

Continuo il racconto testimonianza dell’esperienza al campionato mondiale della pizza che ho iniziato ieri lasciandovi altre fotografie delle pizze presentate.
Oggi mi hanno voluto coinvolgere come giudice in una sezione per me molto congeniale, pizza a due, un titolo che racchiude in se l’incontro tra due mondi spesso paralleli ma che non necessariamente si incontrano, fanno sinergia e gioco di squadra.

Parliamo di pizzaioli e cuochi e in questa sezione c’era proprio la sinergia e il gioco di squadra di un professionista della pizza e di uno dei fornelli che insieme hanno pensato, progettato e eseguito una pizza mettendo insieme le rispettive competenze.
Dovendo rispettare regole e parametri precisi e super controllati, a partire dal tempo a disposizione rigorosamente entro i 15 minuti.
Ho visto cose molto interessanti, in un caso un uso saggio e lungimirante dell’olio extravergine d’oliva a crudo e a cotto, cosa che a prima vista dovrebbe essere di norma tra chi ama la qualità delle materie prime impiegate, ma che poi nella realtà si vede ben poco.
Comunque quello che mi ha fatto più riflettere, insieme a un altro aspetto di cui parlerò domani dopo aver verificato una serie di altre cose, è la fortissima dipendenza da un modello di gusto (come accennavo ieri) micidiale e incredibilmente sempre presente nelle pizze presentate tranne rarissimi casi.
Un quadro che è bene faccia riflettere perché in un contesto così di partecipazione mondiale, cioè con professionisti provenienti da più parti del mondo e quindi con culture e tradizioni anche molto differenti, la dipendenza del gusto dalla carne (carne in quanto tale o spesso salumi e company) e in seconda battuta dal pesce è radicatissima e possente.
Insomma sembra che una pizza di pregio e eleganza con soli elementi vegetali o ad esempio con gli eccellenti legumi non si possa proprio fare; se non compaiono come reali protagonisti carne e pesce, pizza non è.
Almeno questo è quello che è venuto fuori e ne parlo non per criticare o farne un inutile e forse ridicolo scandalo ma per invitare a riflettere sull’importanza intrinseca che questa dipendenza continua a suscitare nell’uomo in se e su come non ci si possa limitare a contenerla e ridimensionarla solo con argomenti etici, ambientali, culturali, di rispetto e chi più ne ha più ne metta, ma lavorando sodo e molto sugli aspetti del gusto, del piacere, della salute e della gratificazione.
E aggiungo del rispetto, che spesso manca, verso chi ritiene che mangiare carne, e tanta, sia naturale, normale e il meglio che si possa fare.
Un rispetto di fondo che non esclude o compromette le giuste lotte e opere di sensibilizzazione di chi ha a cuore gli aspetti etico ambientali, ma anzi proprio con il rispetto di chi in apparenza non ne vuole sapere di tenere in considerazione altre scelte scardinano le dipendenze di gusto, queste lotte si possono rendere più forti.
Perché il pericolo maggiore è pensare che la ragione e la saggezza sia solo da una parte, erigersi i soli e i più giusti e alla fine non arrivare ad alcun obbiettivo.


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Postato in Cibo, cultura e società, Eventi | 2 Commenti »


2 Commenti per “Dipendenze di gusto”

  1. Elena Scrive il Apr 18, 2012 | Replica

    Quanto è interessante e particolare questo tuo articolo!!!la tua osservazione è giustissima, vedo nel mio piccolo che il confronto fra ‘schieramenti’ pro e contro la carne non produce una reale riflessione…questo discorso sulla sensibilizzazione a temi che hanno a che vedere col gusto e il piacere del cibo è sacrosanta…ma dipende molto anche da voi chef…non bisogna per forza essere vegetariani convinti per proporre strade impreviste…se si è curiosi di sperimentare anche nuovi gusti davvero, allora la strada è aperta!!!!bravissimo!

  2. Giuseppe Capano Scrive il Apr 18, 2012 | Replica

    Si, infatti, sono d’accordo, il mio post aveva il duplice scopo di provocare una riflessione tra chi si occupa di temi etico ambientali e giustamente cerca di far virare verso una strada di maggior rispetto verso gli animali ma considera poco il complesso mondo di dipendenze dal gusto che ruota intono all’alimentazione e chi sta poi dietro ai fornelli. Ai miei colleghi continuo a spingere perché non si lascino immobilizzare dalle facili ragnatele di queste dipendenze, ma non è facile. La gerarchia che vede come alimento di prima qualità la carne, poi il pesce, poi i formaggi, poi gli alimenti status come il tartufo e per ultimo, molto in ultimo, la verdura e tutto il suo straordinario mondo è ancora massiccia e granitica. Ma personalmente ho fiducia, soprattutto se si dimostra proprio con il gusto come queste dipendenze non hanno più motivo di esistere.
    A presto
    Giuseppe

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