Generazioni e convinzioni alimentari errate

Scritto da Giuseppe Capano il 22 luglio 2014 – 15:49 -

Frutta effetto olio 318Non vi dirò di chi si tratta per una forma di rispetto per me ancestrale verso gli anziani che in qualche modo bisognerebbe avere sempre, senza che questo voglia dire indulgenza o indifferenza a ogni costo.
E poi non è tanto importante chi, qui la riflessione non è su un singolo soggetto, piuttosto su una generazione e sui perché per gran parte di questa generazione (non tutta per fortuna e ovviamente, la tendenza a fare di tutta un erba un fascio è sempre molto pericolosa e stupida) le cose stanno in questi termini.

Procedo raccontando brevissimamente l’episodio che riguarda direttamente il mio bimbo e l’enorme fortuna che ho e ha nel consumare grandi porzioni di frutta.
Così di fronte a un consumo a colazione, poi a metà mattina, naturalmente a pranzo e poi a merenda sotto l’ombrellone al mare uno sbotto scandaloso è arrivato all’insegna della troppa frutta fa male, meglio qualche pratica confezione di cracker, taralli, pane, biscotti o altre schifezze raffinate dell’industria.
Per altro ricchissime di sale e di zuccheri, due degli elementi e sostanze che in assoluto vanno limitate senza per questo farne un ossessione direi abbastanza ipocrita.
Ora lo sbotto stupisce anche perché se proveniente da persona giovane e ancora scarna di esperienza e conoscenza sarebbe più comprensibile, da persona anziana invece pone molti interrogativi.
Non tanto sulla persona come dicevo, ma su una generazione che è evidente ha subito l’influenza nefasta di un modo di comunicare alimentazione il cui unico interesse poggiava sul profitto e non sulla conoscenza e sull’informazione nutrizionale corretta.
Profitto economico, personale, morale, frutto di ignoranza e false conoscenze, indifferenza di uno stato e indifferenza di una società presa a celebrare miti di consumismo senza alcun connotato culturale.
Quindi diversi decenni passati a far credere l’incredibile, perché essere convinti che uno squallido snack industriale super raffinato per quanto pratico e comodo faccia più bene di un presunto (!!!!!) eccesso di frutta o che serva a equilibrare questo presunto eccesso è estremamente grave, gravissimo.
Altrettanto gravi sono le responsabilità di chi a questo ha portato e che tuttora continua in un clima di apparente indifferenza.
Da questo punto di vista è cambiato poco, si vedono iniziative lodevoli, ma sono piccole cose di fronte all’enorme danno che questa tendenza porta anche nelle nuove generazioni.
Responsabilità globali, non solo dell’industria alimentare, ma anche di chi dovrebbe tutelare e vigilare sul bene comune ad esempio, insegnare e sapere invece di improvvisare e ignorare, dei tanti finti esperti che girano sui media e che pensano solo al loro ego e guadagno.
Per finire con chi con gli alimenti ha a che fare tutti i giorni e passa ore davanti ai fornelli senza chiedersi mai se quello che sta preparando prima ancora che stupefacente, incredibile, esteticamente impeccabile, all’avanguardia, chimicamente magico, sia buono.
Buono nel senso globale del termine, certo prima nel sapore, ma poi nell’apporto o meno di elementi protettivi, di contributi alla salute e di cultura conoscitiva.

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4 Commenti per “Generazioni e convinzioni alimentari errate”

  1. Lisa Scrive il lug 22, 2014 | Replica

    Buongiorno Giuseppe, è banale dire che mi trovi d’accordo su tutto ciò che hai scritto, ma è proprio così.
    Anche io ho una bambina che come tuo figlio consuma molta frutta e verdura, certo è più facile aprire una merendina piuttosto che inventarsi qualcosa di buono e sano da proporre come alternativa.
    Il più delle volte, quando mi capita di confrontarmi con altre persone, mi sento rispondere che non hanno tempo… (anche io non ne ho), ma credo che se ti vuoi bene e soprattutto se vuoi bene ai tuoi cari il tempo lo devi trovare, magari sacrificando altro.
    Penso quindi che oltre all’ignoranza sull’argomento, ci sia anche una “pigrizia” di base che sarebbe bene poterla arginare.
    A presto,
    Lisa

  2. Giuseppe Capano Scrive il lug 22, 2014 | Replica

    Buongiorno Lisa,
    si hai ragione c’è molta pigrizia e poca considerazione del valore preventivo e stretegico che ha l’alimentazione.
    Giusto ieri ho finito di leggere un libro illuminante sul colesterolo che raccontava magistralmente come si riescono a creare finti problemi di salute rimediabili con medicine il cui unico scopo sembra far arricchire le case farmaceutiche, mentre la via maestra è semplicemente quella fin dalla giovane età di alimentarsi con intelligenza e saggezza preventiva.
    Anche qui la pigrizia impera, meglio mandare giù una pillola e illudersi di essere a posto, piuttosto che mettere in discussione abitudini alimentari e stili di vita sbagliati.
    Proprio su questo giocano le industrie, che siano alimentari o farmaceutiche, il fianco viene prestato dalle persone e loro ne approfittano senza problemi!!!!
    A presto
    Giuseppe

  3. Elena Scrive il lug 23, 2014 | Replica

    Oltre alla pigrizia e alle pillole, c’è anche una sorta di assuefazione del gusto…ci si abitua al prodotto confezionato e il cibo vero non ha più sapore…..(!?!)…secondo me il pericolo grosso nell’alimentare i bambini in un certo modo è che poi non riescono più a trovare buona e saporita la frutta o qualsiasi cibo dal sapore ‘pulito’ (come certi gatti che scelgono la scatoletta invece della carne vera)…

  4. Giuseppe Capano Scrive il lug 23, 2014 | Replica

    Ciao Elena,
    si è vero è un pericolo, ma su questo sono in realtà più fiducioso, nel senso che in realtà le capacità di recupero verso il cibo più genuino e una cucina più corretta ci sono.
    Lo ho osservato per lunghi anni quando facevo massicciamente corsi di cucina e di fronte a certe persone sembrava impossibile riportarle a uno stadio di alimentazione “normale”, ma poi queso accadeva quasi sempre e per loro era una scoperta che li lasciava a “bocca aperta”.
    Certo poi si riperdevano magari lo stesso nei meandri delle schifezze industriali, ma qui secondo me ci sono gravi responsabilità anche di chi concede con indifferenza alle industrie di fare ciò che vogliono e aggredire il consumatore facendogli credere assurdità incredibili.
    A presto
    Giuseppe

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