Gli occhi dei bimbi che siamo stati

Scritto da Giuseppe Capano il 2 febbraio 2012 – 23:06 -

Tappeto gioco olio Che la cucina, la cultura alimentare, la funzione sociale della nutrizione debbano essere gioco in primis ne sono più che convinto.
Sento intorno a me a livello professionale grandi paroloni, sperimentazioni ardite, dichiarazioni di possesso di verità assolute, certezze granitiche sulla correttezza della propria strada e la non correttezza di quella degli altri, affermazioni di principio altisonanti.

Alcune le ho sentite come una vecchia litania anche di recente nel corso del mio intervento di martedì a Riva del Garda, opinioni rispettabilissime per carità, ma il gioco dove è?
O meglio il senso di una vita che andrebbe vissuta anche con il senso del non prendersi sul serio, perché viene così spesso perso per strada?
Domande difficili immagino.
Ecco una delle tante cose belle del festival era la presenza del gioco anche parlando seriamente di olio di olive in tutte le sue declinazioni.
Presenza morale, spirituale, ma soprattutto fisica e materiale, dimostrata splendidamente dal tappeto gioco ispirato all’olio che faceva bella mostra di se nell’area bambini.
Area che suggerisco di chiamare l’anno prossimo spazio “tutti con i piedi per terra” a memoria della semplicità vista con gli occhi dei bimbi che siamo stati e che faremmo bene ritornare a essere il più possibile, malgrado gli altri ci chiamino grandi maestri o grandi chef.


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Postato in Cibo, cultura e società, Food Festival | 4 Commenti »


4 Commenti per “Gli occhi dei bimbi che siamo stati”

  1. Nadir Scrive il Feb 3, 2012 | Replica

    “Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bimbo dentro di se”
    Amo questa frase (che se non erro è di Picasso) e devo darti ragione, il gioco è importante, se non ci fosse l’aspetto ludico mi divertirei molto meno a cucinare e a sperimentare, e poi tramite il gioco si insegnano tante cose che restano molto più impresse di quelle inculcate con altri metodi 🙂

  2. Giuseppe Capano Scrive il Feb 3, 2012 | Replica

    Si è una frase veritiera, forse il problema è che da adulti pensiamo di dover essere sempre all’altezza della situazione e dominare in qualche modo il nostro destino, mentre un bimbo vive per quello che sente, vede e ama senza farsi problemi di sorta e il gioco è il suo canale preferito di espressione. La cucina, in questo senso, può aiutare a recuperare quello spirito di bimbi se facciamo attenzione a non caricarla di significati che non ha, è una bellissima forma di espressione che coinvolge tutti i sensi, e questo è già tanto.

  3. Giuditta Parisi Scrive il Feb 3, 2012 | Replica

    Grazie Luigi e Grazie Olio Officina Food Festival per aver regalato la perfetta occasione al nostro GIOCO dell’OLIO per fare il suo debutto ufficiale regalando sorrisi e colori ai tanti visitatori del Festival. Il tappetone del gioco ideato da me insieme a Luigi Caricato e illustrato da mia sorella Carlotta, unito alle spiegazioni di Francesco Caricato, ha permesso a tutti i presenti di imparare davvero tanto su questo meravilgioso alimento..e nn solo. Un lavoro di ricerca per rendere semplice, immediato e divertente tutto ciò che ruota intorno e dentro al mondo dell’olio, lavoro ripagato in pieno dai sorrisi sinceri dei bambini e dai tanti complimenti e “grazie” degli adulti che si son fermati incuriositi. Per noi che veniamo da altre esperienzi simili ancora una conferma che il gioco é un potente veicolo di conoscenza… un modo per i bambini di imparare divertendosi e un modo per gli adulti di tornare a guardare il mondo con occhi curiosi e pieni di luce!
    Grazie Giuseppe di aver condiviso l’importanza di tutto questo!!
    Giuditta Parisi

  4. Giuseppe Capano Scrive il Feb 3, 2012 | Replica

    Grazie a te e a Carlotta per aver dato la possibilità di mettere in evidenza la funzione del gioco attraverso un percorso coinvolgente non solo per i bimbi, ma credo anche per molti adulti.

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