Gli spunti di riflessione dopo un corso di cucina

Scritto da Giuseppe Capano il 19 maggio 2017 – 23:50 -

Corso cucina san michele 05-2017 318In questi ultimi anni mi rimane sempre troppo poco tempo per condurre corsi di cucina, attività che per molti anni è stata piena e intensa con grandi mie soddisfazioni perché il rapporto umano diretto e l’interazione sono momenti di crescita sia per il maestro che per chi lo segue.
Seguo attualmente molto progetti diversificati, probabilmente anche troppi, e necessariamente alcune aree della mia professione devono essere circoscritte rispetto al tempo dedicato per quanto questo mi possa dispiacere.

Ma per fortuna mi capita ancora e mi ritrovo a vivere nette sensazioni di benessere in particolare quando gli ambiti ruotano intorno ai temi della dimensione umana e sociale legata alla solidarietà, un termine oggi fortemente desueto per la maggior parte delle persone.
È inutile negarlo questo, le tensioni, finte e reali che siano, vissute nel contesto del presente portano a inneggiare ben altri valori quasi sempre infarciti di aggressività o ancora peggio indifferenza.
Giorni fa ero alle prese con un corso organizzato in simbiosi con la cooperativa del commercio equo e solidale di Trento con cui collaboro da anni.
In uno dei tanti paesi che costellano il Trentino una piccola realtà associativa del territorio oltre a tutte le altre iniziative che porta avanti ha voluto nuovamente organizzare un corso di cucina con la mia presenza.
Per dovere di cronaca vi riporto le ricette proposte e realizzate con i partecipanti che vedevano delle “Polpettine di ceci e mandorle con salsina rossa profumata al limone”, una “Crema di piselli verdi con riso nero allo zenzero, anacardi e pomodorini” e delle “Coppette di frutta con crema al latte di cocco, vaniglia e cioccolato fondente alla menta”.
Più delle ricette in se però ciò che è stato bello ha riguardato la dolcezza dell’impegno naturale e solidale di chi ha organizzato il tutto, la sua armonia e serenità nel poter offrire opportunità di confronto e crescita in una dimensione di collaborazione spontanea senza mire e secondi fini.
Può sembrare banalità o cosa futile se non fosse che molte cose che ci mancano nel quotidiano e che spesso cerchiamo avidamente si ritrovano poi nella semplicità dei gesti delle persone.
Ancora una volta è l’aspetto umano che fa la differenza in tutto quello che realizziamo e ciò che di questo aspetto vogliamo far emergere.
Quando la spontaneità dei gesti è armonia li troviamo cure e soluzioni, ci ritroviamo a essere persone più che personaggi e abbiamo il privilegio di assaporare sensazioni che nessuna tecnica per quanto perfetta può farci provare.
Quando oltre alle cose prodotte dagli altri è loro che riusciamo a degustare per primi possiamo vantarci di aver vissuto fino in fondo il valore dei nostri gesti e dei nostri racconti di vita e di cucina!!!

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