Il buon rapporto cibo-scarto in cucina e come l’inventiva lo fa diventare packaging

Scritto da Giuseppe Capano il 10 febbraio 2018 – 17:29 -

Scarti imballaggi 318Parto dalla recente querelle sui sacchetti dell’ortofrutta da pagare in scontrino a iniziare dal primo gennaio per evidenziare la sterilità di molte di queste pseudo proteste a fronte di tangibili e cattive abitudini di consumo che vanno infinitamente al di la dei costi di un sacchetto biodegradabile.
Se pensiamo, infatti, alle enormi quantità di scarti alimentari che quotidianamente in cucina buttiamo via pagandoli per di più a prezzo intero senza renderci conto dello spreco, questo si reale e economicamente pesante, a cui si va incontro è facile rendersi conto come il grido di allarme andrebbe indirizzato altrove.

Poi possiamo anche pensare che la principale fonte di scarto e spreco alimentare sia il sistema economico, dal contadino al banco del mercato, che sovraintende i prodotti in commercio.
Ma questo da un lato nulla toglie alle nostre responsabilità e possibilità di contribuire in meglio in cucina alla gestione alimentare e dall’altro è la classica modalità fuorviante per non impegnarsi di persona e rimandare ad altri il problema.
Il sistema economico produttivo non è però sempre quel gran mascalzone che qualcuno pensa, ci sono anche li persone intelligenti che cercano di migliorare l’uso del cibo e il suo possibile riutilizzo quando, per le tante ragioni possibili, viene scartato.
Così riporto questa bella notizia frutto dell’inventiva tutta nostrana a opera dei ricercatori del team Smart Materials dell’Istituto italiano di tecnologia.
Incentrato sul problema rilevante dell’invenduto di frutta e verdura che tra grande distribuzione e mercati locali incombe quotidianamente ha trovato una bella soluzione a stampo pienamente ecologico.
Trasformare questa massa vegetale divenuta rifiuto (anche se sarebbe meglio alla fonte non farla diventare tale) in un imballaggio per la stessa ortofrutta da mettere in commercio dopo la raccolta.
Sappiamo bene tutti, infatti, come sia notevole la presenza degli imballaggi di vario materiale presenti nel momento in cui acquistiamo i nostri amati vegetali.
E non sempre possiamo agire in libertà, cioè portarci la nostra bella borsa della spesa e li mettere il tutto, in molte situazioni non abbiamo in realtà possibilità di scelte diverse dal prendere il cibo così come è stato confezionato!
E così l’inventiva ha portato a realizzare il primo packaging sperimentale creato unicamente con gli scarti dei carciofi invenduti al mercato ortofrutticolo genovese.
La strada è ancora lunga e da perfezionare, in particolare per quanto riguarda il processo di industrializzazione produttiva su larga scala, ma questa rimane un’ottima notizia.
Sogno già di vedere in circolazione packaging stagionali, oggi di carciofi, domani di zucchine, poi castagne e così via in un virtuoso riuso circolare del cibo.
Che però ripeto sarebbe meglio non arrivare a sprecare così tanto, condanniamo pure con forza chi sovraintende la commercializzazione se vogliamo, ma cerchiamo anche noi di fare qualcosa nel nostro piccolo in cucina.
Sui carciofi, visto che stiamo parlando di questo ortaggio di stagione, il riuso delle parti normalmente scartate che possiamo fare nelle mure di casa come in ambito professionale può prendere diverse direzioni e in uno dei prossimi post vi racconterò alcuni spunti in merito!!!

Carciofi e scarti 518


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