Il gusto sociale del pane

Scritto da Giuseppe Capano il 10 ottobre 2013 – 23:56 -

Pane siciliano 318Lo avevo già messo in rilievo e ci tengo a farlo periodicamente presente, la mia amata rivista, Cucina Naturale, non si limita a fornirvi solo buone e belle ricette come potrebbe sembrare dall’esterno.
Dentro c’è un mondo estremamente interessante fatto di servizi utili e pratici e di notizie che spingono a conoscere, documentarsi e scoprire aspetti del mondo “sociale” influenzato in positivo dalla pratica di cucina e in generale dalle dinamiche alimentari.

Così nell’ultimo numero, questo di ottobre, a pagina 70 un bel servizio di Franco Travaglini vi porta alla scoperta di un altro modo di concepire e pensare il pane a cui si riallaccia un altro modo di pensare la terra e l’organizzazione produttiva nell’ottica di un etica complessiva abbracciata all’equità delle risorse.
Scopriamo così come pane possa fare rima con solidarietà, come di quanto pane consumare alla settimana si possa decidere in anticipo programmando la farina che serve a farlo e gli ettari coltivati a frumento necessari.
Cercando di rimanere sul territorio, allacciando rapporti forti con chi presta la sua fatica a coltivare la terra, alzando la qualità del prodotto alla fonte e di quello finale, vivendo nella consapevolezza di sapere cosa e perché si consuma, lottando perché tutto questo non sia schiacciato da finti interessi collettivi che nascondono pure speculazioni.
Del progetto Spiga & Madia (madia è un termine lombardo-piemontese per identificare un mobile in legno nel quale si riponevano oggetti e alimenti, spesso il pane) vi invito a prendere visione dalle pagine della rivista.
Vi racconto solo che allo stato attuale i suoi numeri sono: produzione di 450 pagnotte da 750 g a settimana, 31 gruppi di acquisto coinvolti, 700 famiglie consumatrici contente e consapevoli.
Ecco cosa si legge da un volantino dell’associazione che cura il progetto:
“………..Il progetto nasce con lo scopo di ricostruire una filiera di pane biologico interamente gestita in un territorio di circa 50 km di raggio nella Brianza monzese. Promossa da una comunità di “consumatori consapevoli”, costituisce un tentativo di superare la figura del “consumo” in quanto esercizio passivo, per approdare a quella di “impresa
partecipata”, di soggetto cioè che, da un bisogno concreto, fa nascere progetti e ne condivide con il produttore la realizzazione nella condivisione del rischio imprenditoriale. O, meglio, da consumatore a cittadino……………..”
Come prosegue sul volantino “…il pane è il cibo per antonomasia, intrinsecamente evocativo e universale…”, il suo valore va molto al di la della necessità di “sfamare” e il suo rispetto, comprendendo come rispetto tutto quello che precede la sua creazione, è una delle nostre ancore di salvataggio se non vogliamo affondare per sempre nell’omologazione del gusto e nella devastazione della terra.

Pane lievito madre in forma plum cake


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