La patria dei più grandi obesi del mondo!

Scritto da Giuseppe Capano il 16 ottobre 2013 – 12:41 -

obesita318Se vi è sfuggito (ed è molto probabile) siamo nel pieno della Giornata mondiale dell’alimentazione, oggi 16 ottobre l’attenzione è tutta rivolta a questo aspetto basilare della nostra vita.
Perché solo oggi e perché solo un giorno? Credo sia una domanda molto interessante, ma dubito di ricevere risposte concrete, per quanto ci si riempia la bocca con il termine “corretta alimentazione” non sembra sia ancora diventata l’elemento cruciale che realmente è.

Altrimenti la normalità sarebbe la presenza di almeno 1 giorno alla settimana e non 1 all’anno dedicato all’alimentazione, considerando che questa definizione racchiude mondi paralleli di eguale importanza.
Dal ruolo preventivo rispetto a gran parte delle patologie moderne, all’aspetto educativo incrociato con i temi ambientali e etici, all’aspetto di conoscenza, gioco e gioia nello scoprire cosa sono realmente cibi paradossalmente diventati alieni per molti ragazzi.
E potrei continuare a lungo fino a perdermi contemplando ovviamente anche l’aspetto più strettamente godereccio che la mia professione dovrebbe propagandare al meglio.
Dovrebbe appunto, mentre in questa giornata mondiale dell’alimentazione a livello mediatico credo che tutti i palinsesti saranno pieni di sciocchezze spacciate per professionalità, finti programmi di utilità, ripetizioni di concetti astratti e molto lontani dai problemi reali di chi guarda e ascolta.
Devo dire che alla vigilia di questo appuntamento mi hanno colpito due gridi di allarme arrivati da due regioni del sud.
In Campania Vito Amedolora, presidente dell’osservatorio per la dieta mediterranea, parla di “pandemia silenziosa” in atto nella popolazione campana, in Basilicata contemporaneamente rilevanti studi scientifici sottolineano quanto drammatica e difficile sia la situazione nella regione.  
A cosa si riferiscono queste forti segnalazioni?
Allo spaventoso dilagare dei livelli di obesità in tutti gli strati della popolazione con gli impressionanti dati di come le conseguenze più nefaste non riguardano più solo gli adulti, ma interessano adolescenti e soprattutto bambini in un dilagare nefasto che porta con se altre patologie invalidanti, prima fra tutte il diabete.
Troveremo magari il tempo di approfondire i dati rilasciati, però rischiamo veramente di arrivare a un punto di non ritorno.
La patria della dieta e alimentazione mediterranea, riconosciuta modello assoluto di riferimento rischia di diventare la patria dei più grandi obesi del mondo!
Fantascienza?
Magari!

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4 Commenti per “La patria dei più grandi obesi del mondo!”

  1. Michele Tuveri Scrive il ott 17, 2013 | Replica

    ciao Giuseppe, proprio in questo blog, quando ci è capitato di riflettere sull’approccio al cibo e sulla magia allegra del cucinare, abbiamo spesso rilevato magagne dovute ad abitudini delle singole persone, combinate con la promozione interessata, da parte di associazioni di produttori, di alimenti e di abitudini alimentari a loro favorevoli. Anche sapendo che il mercato non è etico, può capitare a tutti di lasciarsene catturare senza neanche accorgersene. Il risultato, purtroppo, è questo che segnali, con persone devastate dall’obesità, oltre alle persone con problemi circolatori, cardiaci, diabetici, renali. Cerchiamo allora una consapevolezza da condividere e di non lasciarci espropriare del gesto naturale del mettere del buon cibo in tavola. Grazie e a presto
    michele

  2. Emanuela Scrive il ott 17, 2013 | Replica

    Molto interessante lo spunto di riflessione! Il problema più grande (credo) è il cambiare le abitudini alimentari. Già per gli adulti è difficile, per i ragazzi credo sia peggio. Abituati a pizza (non che la pizza non sia sana, ma se sopra ci mettono le patatine fritte e la maionese….) wurstel, patatine fritte, hamburger…come si fa? La sapidità di certi cibi “industriali” non è paragonabile ai cibi sani preparati in casa…si riesce a far cambiare abitudini ai ragazzini? :-(

  3. Michele Tuveri Scrive il ott 17, 2013 | Replica

    ciao Emanuela, provo a rispondere che ci si riesce perché conosco ragazzini, e relativi genitori, che non sono per nulla allineati allo schema che indichi, quindi è almeno possibile. Certo, si tratta anche di ciò che hanno trovato in casa con i propri genitori, da come e da quanto i genitori si sono impegnati, e con amore, nel dare modelli ed esempi. E i ragazzi potranno anche “sgarrare” per un certo periodo, è naturale, ma il richiamo del cibo con il quale sono cresciuti resta e può rimetterli in carreggiata man mano che crescono. Almeno questa è la mia esperienza e di molti amici. Mi pare un po’ come l’uovo e la gallina, e sceglierei entrambi: i figli di genitori consapevoli avranno un esempio che farà sempre parte delle loro esperienze e saranno i genitori di domani. Certo, i tempi di evoluzione di queste abitudini alimentari sono generazionali. Tanto vale cominciare :-) a presto
    michele

  4. Giuseppe Capano Scrive il ott 17, 2013 | Replica

    Ciao Michele e Emanuela,
    arrivo con il mio intervento decisamente in ritardo, ma questa vostra conversazione mi è piaciuta molto.
    La risposta di Michele la faccio mia e in passato ho dato più volte la stessa risposta: conta l’esempio, l’amore per il cibo, ciò che si dona ai propri figli e si dimostra quotidianamente.
    Questo non si traduce automaticamente in risultati tangibili, i ragazzi per mille motivi possono preferire il rifiuto, ma quello che si è dato e donato rimane fermo e stabile come una roccia indistruttibile.
    Prima o poi quei figli saranno immensamente riconoscenti ai loro genitori e capiranno l’immensa fortuna avuta e con buone probabilità la vorranno riportare ai loro i figli.
    Il punto piuttosto è chiedersi come “rieducare” adulti genitori che spesso hanno chiuso ogni porta di consapevolezza e crescita perché si sentono più tranquilli e sereni a vivere di preconcetti e convincimenti personali.
    In questo senso i ragazzi hanno più propensione ad aprirsi al confronto, malgrado le apparenze.
    La difficoltà tuttavia non deve precludere la volontà di aiutare chi desidera andare oltre gli schemi che conosce e io penso che ognuno di noi nel suo ambito può aiutare gli altri, uno scambio di visioni molto salutare.
    La cucina, gli alimenti, il cibo sono strumenti straordinari in questo senso e volte una ricetta assaggiata sa spalancare mondi mai immaginati prima.
    Ma le ricette vanno però fatte per poter essere assaggiate, le ricette come le buone azioni consapevoli.
    Continueremo il discorso comunque.
    A presto
    Giuseppe

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