La poesia dei limoni

Scritto da Giuseppe Capano il 10 aprile 2017 – 10:15 -

Limoni solari 518Potrei vivere senza tante cose in cucina e in generale nel sfera alimentare in cui gravito, ma mai potrei fare a meno di un frutto straordinario nella sua apparente normalità di uso comune e scontato, quello che tutti hanno in casa e su cui raramente riflettono rispetto ai grandi contributi per la salute e i buoni piatti.
Già il colore che ricorda intensamente il sole è bellezza, ma sono poi i suoi segreti e regali interni che coprono con incredibile capacità tutti i sensi che abbiamo a essere un universo di benessere emozionale e sensoriale senza paragoni.

I limoni che ho rivisto nel loro rigoglioso vivere naturale su aspre e irte colline siciliane dalla struggente bellezza in un brevissimo passaggio per lavoro in questa straordinaria terra ricca di storia millenaria sono l’espressione più alta dei doni regalati agli uomini dalla madre terra.
Lo sono in tutto a cominciare dalla parte esterna grazie alla potenza aromatica enorme della buccia di cui domani cerco di riportare in un nuovo post un sunto dei consigli rilasciati qui sul blog durante questi anni.
Per proseguire nel succo straordinariamente ricco di sostanze super benefiche che scioccamente dimentichiamo o sottovalutiamo abbagliati magari dai nuovi cibi alla moda provenienti spesso da terre lontane.
Ma ancora prima di parlare e approfondire gli aspetti alimentari e di cucina voglio riportare alla luce le strofe di un sommo poeta che amo molto a ricordare come l’alimentazione e la cucina sono strettamente dipendenti da altre sfere e discipline dell’animo umano come la poesia.
In queste strofe del grande Montale, che avevo già riportato su uno dei miei primi post molti anni fa, si ritrova una bellezza della vita dove il contributo dei limoni è determinante, lo è per un  innesco di suggestioni sensoriali che arrivano a toccare le corde dell’espressione intima dell’uomo, poeta o semplice cuciniere che sia.

I limoni

   “ Ascoltami, i poeti laureati
    si muovono soltanto fra le piante
    dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
    Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
    fossi dove in pozzanghere
    mezzo seccate agguantano i ragazzi
    qualche sparuta anguilla:
    le viuzze che seguono i ciglioni,
    discendono tra i ciuffi delle canne
    e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

    Meglio se le gazzarre degli uccelli
    si spengono inghiottite dall’azzurro:
    più chiaro si ascolta il sussurro
    dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
    e i sensi di quest’odore
    che non sa staccarsi da terra
    e piove in petto una dolcezza inquieta.
    Qui delle divertite passioni
    per miracolo tace la guerra,
    qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
    ed è l’ odore dei limoni.”

Limoni


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