La qualità dei grassi è più importante della quantità

Scritto da Giuseppe Capano il 13 giugno 2014 – 22:38 -

A tavola con il diabete particolare 318Torno ancora sulla dieta mediterranea, ma questa volta da un’altra angolazione collegandola a uno dei mali più frequenti e invasivi, il diabete, a suo volta collegato con altri devastanti eventi a cui può andare incontro l’organismo.
Proprio oggi ho rilasciato un’intervista su questo argomento collegata al libro che ho scritto in collaborazione con una dietista e una nutrizionista, lo trovate qui per maggiori informazioni, e di questa intervista poi vi riferirò indicandovi anche il sito che la ospiterà.

Nello specifico parliamo dell’importanza più della qualità dei grassi che della quantità che si usa prendendo spunto da un interessante ricerca.
La quale ci racconta come un’alimentazione a base di olio di oliva, pesce, legumi, ortaggi e frutta (fresca e secca), praticamente la dieta mediterranea nella sua dimensione di origine, riesce con efficacia a ridurre notevolmente l’incidenza genetica dell’ictus in relazione al diabete prevenendo infarto e emorragia cerebrale.
Portato avanti da un’equipe iberica del Centro di Nutrizione e Obesità Ciber in collaborazione con l’università di Tufts negli Stati Uniti lo studio mette in luce questo ulteriore aspetto positivo della dieta mediterranea e in particolare del binomio olio di oliva e frutta secca artefici insieme di un potente effetto anti-infiammatorio e antiossidante.
Il focus era quello di indagare la relazione tra dieta e il rischio genetico in pazienti affetti da due copie di una variante collegata al diabete tipo 2, il gene TCF7L2.
La scoperta è stata che a sorpresa la dieta mediterranea, tradizionalmente più articolata e ricca in grassi, ha bilanciato ottimamente la cattiva influenza genetica di coloro che erano a rischio ictus rispetto a un regime restrittivo a basso tenore di lipidi.
Lo studio ha coinvolto 7018 persone divise in due gruppi distinti, il primo ha seguito una dieta in stile mediterraneo, il secondo un regime alimentare a basso contenuto di grassi.
A esami di verifica finali il primo gruppo registrava i tipici valori sentinella del rischio cardiovascolare (colesterolo, trigliceridi, lipoproteine a bassa intensità, ecc) più bassi rispetto al gruppo a più stretto regime dietetico.
Un risultato che dovrebbe far riflettere molto sulle tante indicazioni empiriche che spesso vengono date a chi soffre di diabete e di molte delle patologie legate all’alimentazione.
Tanto da spingere il direttore della ricerca e professore di Nutrizione dell’Università di Tuftsa a dichiarare che ”l’alimentazione bassa in grassi va bene per alcuni, non offre benefici ad altri e può addirittura essere controproducente per certi individui”.
Decisamente incredibile se confrontato con le tante diete circolanti con l’ossessione delle calorie.
Lo studio è stato pubblicato dalla rivista medica ‘Diabete Care’ i cui riferimenti potete trovare qui.

Olio zucchero 518


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