La valutazione tridimensionale di un piatto

Scritto da Giuseppe Capano il 20 aprile 2017 – 08:07 -

Alberi parco levico 518Ho la fortuna di poter passeggiare la mattina (quando non sono lontano per lavoro) in uno splendido parco vicino a casa nel paese in cui vivo in Trentino, curato nei minimi dettagli con una senso di natura rigogliosa che non mi stanco mai di ammirare nella sua bellezza intrinseca.
In questo periodo con la primavera e il risveglio di un numero infinito di piccole e grandi vite si respira un aria profonda li nella mattina quando il sole copre di raggi obliqui ogni cosa riesce a toccare e si sentono centinaia di uccelli cantare note e suoni tra i più diversi.

Qui nella mattina la luce bella del sole illumina in maniera affascinante gli alberi e i cespugli e nel passeggiare li si vedono in un ottica tutta particolare.
Una sorta di tridimensionalità viva molto diversa da quando il sole è alto all’orizzonte nel momento della giornata di maggiore splendore, così di questa natura si notano aspetti e visioni profonde come se contemporaneamente di fossero molteplici punti di vista da cui osservare.
È stato abbastanza istintivo pensare a un’analogia con la cucina dove una necessità grande è quella di non riferirsi a un piatto o una preparazione guardando solo da un angolazione e valutando come importanti solo alcuni aspetti.
Di una proposta alimentare bisognerebbe vedere tutto spostando la propria visione in tanti punti diversi in modo da cogliere il valore dell’insieme.
Non è l’estetica, la tecnica esecutiva, la forma, la ricerca, il richiamo artistico, il costo, la qualità degli ingredienti, la loro valorizzazione azzeccata, i contributi di salute e il rispetto di ambiti sociali importanti a contare di più, ma l’insieme di tutti questi aspetti.
Che in un buon piatto dovrebbero esserci tutti senza che uno risulti più importante dell’altro in maniera smisurata e esagerata come invece spesso avviene.
A discapito quasi sempre dei contributi di salute come se la salute sia materia esclusivamente scientifica e non di pratica nutrizionale quotidiana.
Ma a discapito anche del collegamento con gli ambiti sociali più svariati, da quelli ambientali a quelli civili e economici, come se ciò che si decide di consumare sia del tutto estraneo alla qualità del contesto sociale che ci circonda.
Un buon esercizio che invece vi consiglio di fare sempre è valutare molto bene quali sono i contributi di salute e il collegamento sociale di un piatto prima ancora di farvi abbagliare del solo aspetto o godimento organolettico.
Perché il primo impatto, quello sulla salute, lo avete voi che lo consumate, mentre il secondo lo ha il contesto sociale con il quale dovete comunque confrontarvi e vivere.
Quindi alla fine sempre voi!!!

Composizione minestra in giallo 518


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