L’importanza della varietà di cibo consumato e dei libri di storia

Scritto da Giuseppe Capano il 30 agosto 2017 – 18:29 -

Banco verdura silene 318Leggere libri di storia dell’alimentazione e di storia in generale è un investimento di salute, apre gli occhi e riesce a essere un ottimo metodo per decifrare quello che oggi ci succede intorno evitando di inciampare in pregiudizi che prima che agli altri fanno molto male a noi stessi.
Rimanendo in ambito alimentare chi è abituato a leggere e documentarsi sa ad esempio che la dieta dei nostri antichi progenitori al di la proprio dei pregiudizi ridicoli che spesso si sentono per strada o peggio nei media più diffusi era estremamente varia soprattutto in fatto di vegetali.

Già Plinio riportava che tra i suoi contemporanei il numero di cibi mediamente consumati era intorno ai mille, mentre gli scienziati moderni hanno valutato circa 2500 specie diverse che comparivano nei vari periodi dell’anno sulle tavole legate intimamente ai cicli stagionali naturali.
Incredibilmente oggi la FAO valuta a soli 32 gruppi di vegetali la base dell’alimentazione nel mondo occidentale (stiamo parlando della parte di mondo più ricca in assoluto) con un margine migliore in quello dei paesi poveri (stiamo parlando della parte di mondo più povera in assoluto), circa 100.
Già su questo paradosso dovremmo riflettere a lungo e chiederci in che cosa noi in occidente riteniamo realmente di essere migliori a tavola!
In ogni caso questi numeri sono lontanissimi dalla varietà di un tempo considerando anche che alcuni gruppi di alimenti come il poker di frumento, riso, mais e patate occupa una fetta consistente dei consumi condizionando fortemente gli apporti nutrizionali che rischiano spesso di diventare monotematici.
La perdita di varietà di cibi consumati incide a più livelli, non solo quello alimentare e di salute nutrizionale che già sarebbe tanto.
Ma anche per quanto riguarda gli aspetti sociali di restrizioni dell’orizzonte naturale conosciuto, colturali con una perdita del patrimonio genetico preoccupante e culturali con una povertà di possibile scelta alimentare dovuta all’ignoranza conoscitiva.
Dal punto di vista della salute più il cibo è unilaterale e monotono più le sostanze introdotte nell’organismo si riducono di numero con il rischio di escludere quelle che per una singola persona possono fare la differenza in positivo.
Tornando al pratico quindi prima di giudicare malamente chi passa il proprio tempo nei campi a raccogliere erbe spontanee che mai troverebbe in un comune supermercato sarebbe meglio riflettere e capire se quel agire è veramente una perdita di tempo stupida.
E non piuttosto una saggia strada per ritrovare con piacere una molteplicità di alimenti a garanzia di una molteplicità di benefici!!!

Banco verdura silene 518


Tags: , , ,
Postato in Alimenti, Cibo, cultura e società, Mondo alimentare, Salute, Storia della cucina | Nessun commento »

Aggiungi un commento