Raghad

Scritto da Giuseppe Capano il 22 luglio 2015 – 23:41 -

Mare 318La storia di Raghad sventurata giovane bimba malata di diabete che con la sua famiglia scappava dalla sventura di essere nata nel posto sbagliato andando incontro alla sventura ancora peggiore di essere uccisa dal delirio di non persone mi ha colpito molto e inciso un taglio indelebile nel cuore.
Non tanto perché sul diabete ho scritto un libro vissuto con grande passione malgrado per mia fortuna non viva su di me questa terribile malattia.
Soprattutto perché nella mia ingenuità di persona penso che avrebbe dovuto colpire tanti, indurli a un pensiero, al lancio ideale di un fiore, a una lacrima di minimo dolore.

Soprattutto chi ha figli come me e al pensiero di perderli così raggela di paura.
Penso a cosa avrei fatto io, penso che il cuore sarebbe esploso in mille pezzi.
Faccio mio l’animo del padre, le sue scelte enormemente difficili, i suoi rimorsi eterni, la sua non consolazione malgrado le parole, malgrado i pensieri e i gesti di chi si è inginocchiato al suo dolore.
Abbiamo mille ricchezze qui e continuano a vivere nel pensiero di averne poche e di doverle proteggere dagli “invasori” nemici e approfittatori.
Ma la maggior parte di queste ricchezze ci sembrano inutili orpelli della vita perché non possiamo quantificarle in denaro, investirle per speculare e incamerare altri soldi, esibirle come lusso agli altri, dimostrare al nostro ego come il cumulo materiale di cose sia la felicità.
Così siamo condannati all‘infelicità perenne e purtroppo solo la tragedia che ci investe e colpisce direttamente arriva a farci aprire gli occhi.
Troppo tardi.
La vita di Raghad spezzata così miseramente dovrebbe almeno essere un opportunità, possiamo anche rimanere indifferenti al suo destino tragico, ma almeno cogliamo questa opportunità.
Apriamo gli occhi e guardiamo la nostra immensa ricchezza, finalmente.
Non per vantarcene, per aprire la mente alla consapevolezza della fortuna vissuta in questa vita frutto della vita e dei sacrifici di chi con amore ci ha preceduto.
A quale titolo un banale cuciniere di mestiere possa sulle sue pagine di cucina scrivere di cose che in apparenza non gli appartengono è una cosa che mi è capitato di sentirmi dire alcune volte.
È evidente che per qualcuno anche qui siamo divisi in caste e chi li nasce o si forma li deve rimanere, tutto il resto non gli deve appartenere.
Collego, invece, spesso la cucina alla poesia e penso che nel suo piccolo possa avere una precisa funzione sociale positiva.
Come l’arte grande e immensa della poesia.
Un cibo ben fatto (con amore prima, poi pensiero, anima e empatia, quindi attenzione alle componenti qualitative, nutrizionali e preventive, solo infine con tecnica) aiuta a ristorare prima del corpo la mente, i pensieri, lo spirito che ci aleggia dentro.
Vorrei regalare a quel padre e alla sua famiglia un cibo così, ristorare almeno per una minima frazione di tempo il dolore grande, consolare con l’aspetto materiale della vita legato al cibo la cattiveria subita.
Piccole cose, ma noi di queste ne abbiamo tante e sono queste la nostra reale ricchezza.

Mare tramonto 518


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2 Commenti per “Raghad”

  1. Michele Tuveri Scrive il Jul 23, 2015 | Replica

    ciao Giuseppe, mi associo.
    Non sono in grado di dire altro, e mi accorgo che non è necessario.
    grazie
    michele

  2. Giuseppe Capano Scrive il Jul 23, 2015 | Replica

    Ciao Michele,
    grazie a te per aver condiviso.
    A presto
    Giuseppe

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