Razzismo alimentare

Scritto da Giuseppe Capano il 19 ottobre 2014 – 15:17 -

Olio che cola in contenitore 518Leggo spesso molte sciocchezze sulla frittura e non necessariamente dette, scritte o rilanciate da persone senza una grande conoscenza alimentare, anzi di frequente è proprio chi in teoria avrebbe i mezzi conoscitivi per sapere è vittima di una profonda ignoranza.
Direi di più, molto spesso ho l’impressione che sia una cieca presa di posizione ideologica, un po’ come le direttive dette e scritte da un movimento (politico, religioso o altro) che vengono ripetute in automatico senza alcuna revisione critica o beneficio del dubbio.

Intanto non si fa mai alcuna distinzione tra frittura e frittura, si confondono olio con oli, non si ha cognizione del rapporto cibo e quantitativo di liquido, non si inquadra la cottura specifica in un contesto più ampio e generale, non si conosce per nulla la giusta tecnica, non si ha alcuna visione della cucina, non si sanno i tempi di cottura, i tagli, gli accorgimenti, le prerogative della cottura e a quali finalità può portare.
Diciamo pure è una sorta di straniero questa cottura, arriva da un paese che si considera nefasto e quindi tutto quello che appartiene a quel paese nefasto diventa senza alcun ragionamento o considerazione.
Forse potremmo anche spingerci a pensare che si tratta di razzismo alimentare!!!
Ne ho scritto molto bene su un libro realizzato insieme all’amico Luigi Caricato e sarebbe il caso che molti di quelli che sparlano della frittura lo leggessero o comunque leggessero un libro scritto da chi di questa tecnica di cucina e conoscitore vero e non teorico.
Esce oggi sul Corriere della Sera nel supplemento salute alla pagina alimentazione un bell’articolo che parla proprio della frittura da un angolazione particolare e partendo da un ennesima ricerca uscita sull’American Journal of Clinical Nutrition.
Conferma una verità che non mi sognerei mai di negare ovvero che un eccesso del consumo di cibi “maltrattati” da questa cottura e consumati con una frequenza elevata porta conseguenze serie all’organismo.
E fin qui ci siamo, poi però la brava nutrizionista che cura l’articolo si è premunita di sentire il parere di un “vero” e lungimirante esperto in questo campo che giustamente metteva in chiaro un concetto di fondo.
I danni arrivano quando questa cottura viene eseguita male e eseguita male significa soprattutto quando viene realizzata da strutture come i fast food che l’ultima cosa a cui sono interessati è la salute del cliente finale.
Mentre ben diversa è la realtà quando questa cottura viene eseguita in maniera corretta, consumata nei modi e tempi giusti, inserita in un contesto di alimentazione complessiva altamente protettiva, realizzata con il miglior liquido grasso possibile.
Quello derivato dalle olive!
Insieme all’articolo esce una mia ricetta che esalta proprio il ruolo dell’olio da olive in cucina a crudo e a cotto come il titolo di un altro mio celebre libro e pur non trattandosi di una ricetta di fritto è un buon esempio dell’uso ambivalente di questo straordinario olio!

Zucchine fritte 518


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