Una civiltà ancora così incredibilmente primitiva

Scritto da Giuseppe Capano il 7 ottobre 2014 – 22:58 -

Faggio deturpato 318La bramosia di incidere la natura con il proprio passare come se di fronte a essa ci si sentisse enormemente inferiori e molto primitivi nel non riuscirne a capire il linguaggio e l’artistica bellezza.
Un blackout del cervello e prima ancora dell’anima, l’assenza dello spirito e della coscienza, l’abbandonarsi al vuoto della consapevolezza, l’incapacità di saper controllare le proprie mani, il vuoto totale dei pensieri, la latitanza del dubbio.

E forse molto altro ancora, in una sintesi si potrebbe dire la viltà della perversione.
Dove manca la poesia manca l’uomo, al suo posto si muove un corpo che vive di istinti repressi non controllati, che si nutre di irrazionalità, che crede di credere il non credibile, che nel vortice di un esistenza viaggia continuamente nel tornado della vacuità.
Bisogna astenersi dall’andare oltre e parlare o scrivere di stupidità e altre offensive verità perché così si sarebbe ugualmente corpi senza testa, organi in movimento dove l’anima non si trova.
Bisogna però parlarne e mettere alla luce lo scempio.
Dinanzi ad alberi così maestosi, regali, umani, sovraumani, superiori, solo esseri inferiori hanno potuto lasciare il loro segno di frustante meschinità.
Incidere nomi, parole vuote, vacue, inesistenti, irriverenti, senza un inizio e una fine, senza uno scopo, senza un opportunità.
Incidere per incidere perché sordi al dolore, ciechi davanti alla possanza, invalidi e mutilati al gusto e al sentire dentro.
Tutto questo ho provato quando passeggiando per le pendici affascinanti dell’Etna, in un bosco meraviglioso, ho incontrato un maestoso faggio deturpato dal civile uomo che voleva farsi ricordare.
Credo che ogni altra parola si inutile, tutto questo però spiega molte cose e risponde a molti perché.
A cominciare dal primo.
Perché siamo una civiltà ancora così incredibilmente primitiva soggetta alla tirannia degli istinti irrazionali!

Faggio deturpato 518


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