Una ricetta racconta tanto se si ha voglia di ascoltare

Scritto da Giuseppe Capano il 4 dicembre 2013 – 15:19 -

Sfogliatine 318La ricetta di oggi è molto semplice e guardandola al volo dal punto di vista tecnico e professionale anche banale, non c’è nulla di realmente innovativo o particolare, diciamo una buona interpretazione forse.
Eppure ha un grande valore che l’apparenza, un elemento deleterio quasi sempre, molto difficilmente fa trapelare e in un  mondo della cucina che dell’apparenza ha fatto un suo punto di forza così come quello dell’estetica portata all’estremo non avrebbe alcun motivo per essere presa in considerazione.

Allora giustamente voi vi chiederete perché dovreste leggerla, valutarla e magari addirittura ripeterla nella vostra bella e amata cucina personale?
Per un motivo molto semplice, rispondo subito, dato dal fatto che una ricetta e un piatto non sono solo un fattore tecnico di assemblaggio più o meno ben riuscito frutto dell’ingegno di chi ha creato e dell’abilità di chi ha realizzato.
Al contrario sono quasi sempre la somma di “storie”, “situazioni”, “anime” e “imprese” che in quel combinare ingredienti tra di loro si esprimono e raccontano.
Ora il punto è questo, una ricetta racconta tanto, ma quanto si ha voglia di ascoltare?
Siamo circondati da personaggi che giudicano sempre e comunque dalle apparenze, gli stessi squallidi programmi di cucina che spero non vedete in televisione si basano sul non ascolto e sul giudizio sommario, la cultura imperante degli occhi, cioè di giudicare il mondo esterno solo con gli occhi è onnipresente.
In questa ottica per una ricetta così non c’è storia, se invece vi fa piacere ascoltare ecco il brevissimo racconto che magari altrove approfondisco e poi la relativa ricetta.
Oggi ho ritrovato l’appuntamento di insegnamento con ragazzi disagiati e con problemi di handicap a vario livello (quale non ha nessunissima importanza), mi capita ormai sempre più saltuariamente per i tanti impegni che seguo.
Con loro abbiamo pensato a questa ricetta e oltre non potevamo perché nell’economia della situazione gli ingredienti elementari questi erano.
Così con cipolle, patate, un vasetto di peperoni al naturale in conserva, un po’ di formaggio e della pasta sfoglia abbiamo prodotto queste piccole sfogliatine.
Che sono piaciute tanto di per se, ma il loro valore non è quello organolettico finale, il loro valore è l’aiuto che a questi ragazzi ha portato la cucina, la gratificazione piccola che si sono portati a casa, l’umanità che riesce a venir fuori anche da una ricetta lontani anni luce dalle apparenze della perfezione creativa.
Poi c’è tanto altro, però già questo credo che possa bastare a chi all’apparenza non si ferma.
Eccovi la ricetta.

 

Bocconcini di sfoglia improvvisati alle patate e cipolle

Sfogliatine 518

Ingredienti per 4 persone:

  • 4 piccole patate,
  • 2 piccole cipolle bianche,
  • 2 foglie di alloro fresco,
  • 100 g circa di peperoni in conserva al naturale,
  • 150 g di pasta sfoglia pronta,
  • 60 g di provola, scamorza o altro formaggio simile,
  • olio extravergine d’oliva,
  • sale

Preparazione

  1. Sbucciare le patate, lavarle e tagliarle a cubetti, sbucciare le cipolle e tritarle grossolanamente.
  2. Rosolare le cipolle in alcuni cucchiai d’olio per 5 minuti circa, aggiungere le patate e le foglie di alloro lavate, salare appena, coprire e cuocere a calore medio basso per 15 minuti abbondanti bagnando con poca acqua se necessario.
  3. Scolare i peperoni dal liquido di conservazione e tagliarli a dadini, unirli a metà cottura alle patate.
  4. Stendere sottilmente la pasta sfoglia e rivestire dei supporti per crostatine o tortine in silicone leggermente oliati, bucare il fondo con una forchetta e riempirle con la farcia di patate tiepida.
  5. Unire il formaggio grattugiato grosso e cuocere nel forno caldo a 190 gradi per 10-15 minuti circa.


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2 Commenti per “Una ricetta racconta tanto se si ha voglia di ascoltare”

  1. valentina Scrive il dic 5, 2013 | Replica

    è anche per questo che credo tu sia un grande chef.perchè senza umanità, la cucina diventa solo un esercizio di stile.personalmente in tutte le situazioni della vita, non mi sono mai fermata al primo sguardo, al giudizio sull’apparenza.spesso poi le persone diversamente abili, o che soffrono nella vita per i più svariati motivi, sono quelle che umanamente riescono a trasmettere di più.
    quindi…bravi ragazzi!e stuzzicante ricetta,

  2. Giuseppe Capano Scrive il dic 5, 2013 | Replica

    Ciao Valentina e grazie,
    potremmo dire parafrasando altro che chi si ferma alle apparenze è perduto!
    Magari stimola altri a riflettere meglio e ad ascoltare di più!
    A presto
    Giuseppe

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